Energia, purificazio e, digiuno…

Uno spunto, una lettura di Maria Sorbi.

Non serve solo a perdere peso. Il digiuno è terapeutico. È una forma di purificazione del corpo (e della mente) che aiuta l’organismo a ritrovare il suo equilibrio e a disintossicarsi da tutto ciò che ingeriamo in sovrabbondanza. Per golosità, abitudine, convivialità, bombardamenti mediatici. A sostenere il potere del piatto vuoto non sono solo i seguaci della meditazione orientale o delle mode zen, ma medici e oncologi.

BASTA CENE A PIÙ PORTATE

Primo fra tutti Umberto Veronesi, che dagli amici era stato ribattezzato «il digiunatore» e appena poteva rifuggiva dalle cene infinite con chissà quante portate. Fu lui, una decina di anni fa, a scrivere il libro «La dieta del digiuno» e a raccontare le sue giornate senza cibo, «al massimo un caffè macchiato o una spremuta di frutta». «Per me il digiuno è fonte di chiarezza mentale – diceva l’oncologo – Intasare di cibo il corpo fa perdere la lucidità e le capacità creative».

Ma perché fa bene digiunare? Perché attiva l’autofagia, cioè il processo di rimozione e pulizia cellulare. Quando ci si mette a digiuno, nelle cellule non arriva il glucosio e loro fanno un esame di ciò che possono mangiare ma che non serve per la loro sopravvivenza. Quindi cominciano a cibarsi delle proteine. Tutte le malattie neurodegenerative (il Parkinson, l’Alzheimer, la Sla) sono caratterizzate dal deposito di proteine dentro le cellule nervose. Per questo Franco Berrino, direttore del dipartimento di medicina preventiva dell’Istituto nazionale dei Tumori, sostiene che sarebbe sufficiente saltare periodicamente la cena per attivare questo processo.

13 ORE A STOMACO VUOTO

«Uno studio realizzato in Israele sulle donne con ovaio policistico – spiega – persone cioè impossibilitate ad avere una gravidanza a causa dell’obesità, ha mostrato risultati sorprendenti. Una metà veniva nutrita a colazione e pranzo, l’altra a pranzo e cena. Stesse calorie, e stesso cibo. Quelle che saltavano la cena sono dimagrite, normalizzando una serie di parametri metabolici riguardanti la fertilità». Un altro studio si è occupato di donne con tumore alla mammella. Chi faceva passare più di 13 ore tra l’ultimo pasto di una giornata e quello del giorno successivo sviluppava meno metastasi e un processo di miglioramento molto più evidente rispetto alle altre che non rispettavano questi tempi. Saltare la cena è la forma più leggera di digiuno ma Berrino sostiene che l’ideale sia spingersi oltre, saltando anche il pranzo e la colazione. «È importante – spiega il medico – scegliere di dedicare al digiuno giornate tranquille in un ambiente quieto, lontani da cause di stress. Gli ormoni dello stress alterano la concentrazione di glucosio nel sangue, causando fame di zuccheri». Meglio non sperimentare i primi digiuni in inverno, l’ideale è un clima più mite.

BASTA UN GIORNO

Il fitoterapeuta ed erborista Marc Mességué spiega la sua teoria di digiuno nel libro «Basta un giorno». Digiuno non significa stare totalmente a stecchetto ma semplicemente mangiare poco e magro. Niente regimi restrittivi e punitivi, ma una giornata leggera in cui sono ammesse verdura e proteine ma vietati olio e sale. Se fuori pasto non si resiste, ci si può concedere un frutto. Stop. Gli studi nutrizionali dimostrano che digiunare in maniera ragionata aiuta il corpo a fare un buon uso delle riserve di grasso, inducendolo cioè a trasformarle in energia. Il che significa che si brucia la massa grassa, con il conseguente aumento del metabolismo.

Mangiare poco (ma solo di tanto in tanto) potenzia, inoltre, la capacità delle cellule di liberarsi dalle sostanze di scarto, responsabili non da ultimo di gonfiore e ciccia accumulata. L’essenziale è che questa restrizione non sia protratta nel tempo, ma sia limitata solo a un giorno a settimana, altrimenti il rischio contrario è di addormentare il metabolismo. Tra le ultime versioni del piatto vuoto, c’è la dieta mima digiuno proposta da Valter Longo, dell’Istituto di Longevità della University of Southern California. Non propone un vero e proprio digiuno, ma solo una diminuzione dei pasti. La dieta, spiega, andrebbe praticata ogni 3-4 mesi per almeno 5 giorni, ma anche una volta al mese in presenza di particolari problematiche come colesterolo alto o pre-diabete. Si può mangiare nell’arco di 12 ore, iniziando dopo le 8 e terminando prima delle 20. Nelle 3-4 ore prima di andare a dormire è preferibile non assumere nulla.

MD7

Profumi chimici…

Dietro al “profumo di oceano” all’odore di lavanda e di limone in fiore possono nascondersi seri rischi per la salute. I pericoli peggiori naturalmente non derivano dagli effluvi che la natura sprigiona, quanto piuttosto dalle misture chimiche che tentano di scimmiottare fragranze e suggestioni.

I deodoranti per interni, per esempio, che spruzziamo, bruciamo sotto forma di candela o facciamo evaporare, convinti di rendere l’aria di casa più gradevole, finiscono coll’appestare l’ambiente con sostanze irritanti, allergeniche, e addirittura cancerogene.

L’allarme arriva dai risultati di un test realizzato da 5 associazioni dei consumatori europee su 76 prodotti di questo genere, in commercio in Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Belgio.

Il Beuc (Bureau européen des unions de consommateurs), che rappresenta parte delle associazioni consumatori del Vecchio continente, allertato dai preoccupanti dati emersi dalle analisi, ha già avviato un confronto con la Commissione europea per chiedere di ritirareimmediatamente dal mercato i deodoranti casalinghi più pericolosi e rivedere in modo più restrittivo il Reach, il regolamento per la registrazione, valutazione e approvazione delle sostanze chimiche in discussione al Parlamento di Strasburgo.

Intanto oltralpe, dove l’emergenza è scoppiata già da qualche settimana, il mercato ha subito i primi contraccolpi. IL gigante della grande distribuzione Carrefour, per esempio, ha registrato il crollo del 60 per cento nelle vendite di questi prodotti.

Tappatevi il naso

In Italia a mettere il naso nei deodoranti casalinghi in vendita in iper e supermercati è stata l’associazione Altroconsumo. Su 27 prodotti testati, solo 5 hanno superato la prova: gli spray Home fragrance White freesia and grapefruit di Glade e Deo Aromatherapy Limoni in fiore di Grey, i diffusori in gel Crystal’Air design Pur air di Air Wick e Gel deodorante fiorito di 11 Gigante, il diffusore liquido Green Apple di Glade.

L’esame ha coinvolto i deodoranti a rilascio immediato, come aerosol, vaporizzatori e spray, quelli a rilascio lento, come i gel e i liquidi, i diffusori elettrici e le candele profumate. Il risultato è stato decisamente allarmante:

DEODORANTI SPRAY – PEGGIORI

MARCHIO

PRODOTTO

INQUINANTI

Glade

Essenze di natura “lavanda & violetta”

Irritanti,allergeni e sostanze sospette cancerogene

Air Wick

Rosa bouquet

Allergeni e sostanze sospette cancerogene

Air Wick

Les eaux parfumèes

“Mandarine & thè vert”

Irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Ambi pur

Instant perfume Cashmere

Irritanti, allergeni, dietilftalato e sostanze sospette cancerogene

Glade

Muchetto di bosco

Irritanti, allergeni e dietilftalati

l’aria della stanza in cui sono stati utilizzati questi prodotti ha rivelato un’alta concentrazione di composti organici volatili inquinanti e cancerogeni. In alcuni casi il cocktail chimico ha superato la soglia di 1.000 mg/m 3. Troppo, se si considera che, secondo le autorità sanitarie Usa, in un ambiente indoor sano non dovrebbe superare i 200 mg/m 3.

Si va da sostanze irritanti per occhi, naso, bocca e gola, come l’acetaldeide, l’acroleina, l’etanolo e il tricloroetilene, a un perturbatore endocrino capace di danneggiare il sistema riproduttivo, il Dep o dietilftalato, dai profumi capaci di scatenare allergie come il D-limonene, il citronellolo e il lilial, classificati come allergeni dalla normativa sui cosmetici, che impone in questi prodotti la segnalazione in etichetta, ai muschi artificiali, sospetti perturbatori endocrini, fino ai micidiali cancerogeni benzene e formaldeide.

Le analisi svolte

“Per realizzare il test, abbiamo utilizzato i deodoranti come avrebbe fatto un consumatore qualunque e poi abbiamo misurato il picco di concentrazione delle sostanze diffuse nell’aria”, spiega al Salvagente la dottoressa Claudia Chiozzotto dell’ufficio tecnico di Altroconsumo. E precisa: “Non abbiamo fatto analisi sul prodotto ma solo dell’aria presente nella stanza in cui è avvenuta la prova, perché l’importante era valutare i rischi dei prodotti in fase d’uso”.

Ma come è possibile che tanti veleni finiscano in flaconcini o candele destinate a diffondere il loro contenuto in ambienti domestici in cui possono trovarsi, tra l’altro, anche bambini, asmatici, donne incinte o anziani? La risposta è semplice. Non esiste una normativa specifica che regolamenti con rigore cosa può finire dentro questi prodotti e soprattutto che stabilisca una prova d’uso a cui sottoporli prima di metterli in commercio.

I deodoranti per interno, infatti, non sono né cosmetici né detergenti, anche se come questi vanno considerati ormai beni di largo consumo a cui si è esposti anche quotidianamente.

“Non esiste una metodologia standard per eseguire un test d’uso, dal momento che le aziende che li confezionano non l’hanno mai previsto”, denuncia Claudia Chiozzotto, “per questa ragione per mettere in piedi la prova abbiamo dovuto allestirla da soli”.

Non sorprende, quindi, lo stupore delle aziende nel leggere i dati sulla concentrazione di inquinanti esalati dai loro prodotti. “Probabilmente molte delle sostanze tossiche, come benzene, formaldeide e stirene sono rilasciate dalla plastica delle confezioni”, ipotizza la Chiozzotto. “Soprattutto i concentrati potrebbero avere qualità chimiche che intaccano la plastica dei contenitori. Il laboratorio, per esempio, ha testato l’aria tra il tappo e il liquido trovando molte delle sostanze indesiderate. Ciò dimostra che potrebbe esserci un rilascio dal flacone.

Altroconsumo ha già inviato una lettera al ministrodella Salute e a quellodelle Attività produttive chiedendo di ritirare dal commercio tutti i deodoranti casalinghi che rilasciano benzene e formaldeide, di sottoporre l’intera categoria di articoli a prove d’uso e di obbligare i produttori a segnalare in etichetta allergeni e irritanti.

DIFFUSORI GEL – PEGGIORI

MARCHIO

PRODOTTO

INQUINANTI

Air Wick

Decosphere Vanilla & Orchidèe

Benzene, irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Glade

Gel lavanda e violetta

Irritanti, allergeni, muschi artificiali, dietilftalato e sostanze sospette cancerogene

Ambi pur

Odyssey

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni, e sostanze sospette cancerogene

Compagnia delle indie

Profumi d’oriente

Fragranze new age

Irritanti, allergeni, eteri di glicole e sostanze sospette cancerogene

INTERVISTA AL TECNICO DI JOHNSON WAX ITALIA

“Test di sicurezza? Da noi mai fatti”

GLI INDUSTRIALI SORPRESI E PREOCCUPATI SI DICHIARANO PERÒ APERTI AL DIALOGO.

L’accusa di produrre deodoranti per interni pericolosi per la salute umana, e potenzialmente cancerogeni, alle aziende proprio non va giù. Di fronte ai dati sconcertanti del test europeo si mostrano sorprese e preoccupate. Attraverso la posizione unica di Assocasa, l’Associazione nazionale prodotti per la casa che le rappresenta in Italia, sollevano dubbi sulla modalità con cui sono state eseguite le misurazioni dei livelli di concentrazione dei composti organici volatili trovati nell’aria, ma poi si dichiarano disponibili ad aprire un dialogo con consumatori e istituzioni. Anche loro si chiedono da dove possono provenire gli inquinanti rilevati nelle esalazioni dei loro prodotti, pur confessando un grave difetto di negligenza: non aver mai eseguito prove d’uso per valutarne la sicurezza. “Prove di sicurezza simili a quelle fatte dalle associazioni dei consumatori, dai produttori non vengono mai eseguite”, conferma Massimiliano Branchini, responsabile tecnico della Johnson Wax Italia, proprietaria del marchio Glade. E aggiunge: “Di solito prima di mettere i deodoranti in commercio si realizzano controlli e verifiche solo sulle formule. Il prodotto in uso viene provato solo per verificarne la performance, l’efficacia, la durata. Per i diffusori elettrici i controlli sono sull’impianto del dispositivo elettrico”.

L’impatto sulla salute e sull’ambiente degli effluvi profumati, dunque, non rientra nelle preoccupazioni immediate delle aziende, ma perché avvelenare i deodoranti aggiungendo nelle formulazioni benzene e formaldeide, due sostanze la cui cancerogenicità è accertata? “La formaldeide è un conservante economico ed efficace, ma quasi più nessuno la usa”, assicura Branchini. “Si ricorre piuttosto ai suoi precursori, come si fa con i cosmetici, perché le concentrazioni di formaldeide che rilasciano sono molto più basse. Per quanto riguarda il benzene, invece, è bene ricordare che la sua immissione in commercio è vietata, dal momento che è classificato come Cmr2. La presenza di tracce, però, è tollerata nella materia prima fino alla soglia di una parte per milione (lppm). Nei deodoranti per interni e nelle candele profumate potrebbero essere trovate delle impurità perché i solventi e le paraffine utilizzate per produrli sono derivati del petrolio, che a sua volta naturalmente contiene benzene”.

In effetti, nei diffusori non può finire qualunque cosa. Seppur inadeguate per garantire la salute dei consumatori, infatti, esistono due direttive europee che regolamentano il settore: la 67/548/CE sulle sostanze pericolose, arrivata al suo diciannovesimo aggiornamento, e la 1999/45/CE sui preparati pericolosi. La normativa in vigore per i deodoranti casalinghi è molto meno rigorosa di quella che riguarda i cosmetici e in più soffre delle stesse anomalie. Una sostanza considerata un possibile disturbatore endocrino dannoso per il sistema riproduttivo, come il dietilftalato o dep, per esempio, può finire in un deodorante per la casa o in un profumo perché le norme italiane ne facilitano involontariamente l’uso. Tra le denaturazioni standard dell’alcol etilico a cui si può far ricorso per pagare meno tasse, se non si ha intenzione di produrre bevande alcoliche, la legge ne prevede per esempio una a base di dietilftalato.

DIFFUSORI ELETTRICI E CANDELE – PEGGIORI

MARCHIO

PRODOTTO

INQUINANTI

Air Wick

Mobil’ Air “vanilla &Orchidea”

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Glade

Circul’Air Orient night

Formaldeide, dietlftalato, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Ambi pur

Harmony (Vanilla &giglio)

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Auchan

Profumo marino

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Air Wick

Magic candle

“Spice &cinnamon”

Irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

ANCHE DA NOI: BASTONCINI D’INCENSO I PIU’ TOSSICI

Tra i prodotti destinati alla profumazione degli ambienti interni, i bastoncini d’incenso sono risultati i più tossici di tutti. L’associazione di consumatori francesi “Que choisir” ne ha testato due confezioni che non sono in commercio in Italia, ma che assomigliano molto a quelle che troviamo in vendita anche nel nostro paese sulle bancarelle o sugli scaffali di negozietti e supermercati. Il risultato è preoccupante. I fumi esalati dalle stecche che bruciano contengono altissime concentrazioni di inquinanti. Ushuaia fleur de vanille, per esempio, su un’emissione di 1.725 mg/m3 di dietilftalato e 69 mog/m3 di formaldeide.

Oltre a subire le conseguenze dovute all’aumento del tasso di anidride carbonica e di polveri fini presenti nell’aria, a causa della combustione del bastoncino, chi utilizza l’incenso in questa forma paga lo scotto di non avere informazioni né garanzie

http://www.profumo.it/aromaterapia/veleni_profumati.htm

Sole e vitamina D

Un bell’articolo del dr. Filippo Ongaro.

“Negli ultimi anni molti studi hanno evidenziato una relazione tra livelli elevati di vitamina D e minor rischio di numerose forme di tumore. Questo sembra essere vero anche per i tumori sensibili ai raggi ultravioletti come il melanoma. Sembra dunque che la vitamina D, prodotta proprio tramite l’esposizione al sole, abbia un effetto protettivo importante verso le patologie causate dall’esposizione ai raggi UV. Per questo motivo è bene ricordare che l’uso di creme solari blocca completamente la produzione di vitamina D. Qual è dunque la soluzione? Esporsi al sole per 15-20 minuti al giorno senza crema solare nelle prime ore del mattino e nelle ultime del pomeriggio. Nelle altre ore evitare l’esposizione diretta oppure usare una crema solare ad alta protezione. In questo modo si ottengono i benefici del sole, incluso quello di attivare la produzione di vitamina D, evitandone invece i rischi.

Con il termine vitamina D si intende un gruppo di sostanze tra cui le forme con azione biologica più importante sono la D2 (ergocalciferol) e D3 (colecalciferolo). Quest’ultima è prodotta dal nostro organismo a partire dal colesterolo attraverso l’esposizione alla luce solare. L’ergocalciferolo invece è di origine vegetale.

A cosa serve la vitamina D

La vitamina D è in realtà un ormone derivato dal colesterolo e si forma nel nostro organismo grazie all’esposizione alla luce solare. Si tratta di una sostanza liposolubile, ossia che si scioglie nei grassi ed agisce tramite un recettore detto VDR (vitamin D receptor) che si trova in tutte le cellule del corpo. La vitamina D esercita varie funzioni:

  1. Ottimizza l’assorbimento di calcio a livello intestinale
  2. Regola i livelli di calcio e di fosforo nel sangue e nelle ossa
  3. Stimola il corretto funzionamento del sistema immunitario
  4. Regola il ciclo cellulare e quindi ha un’azione antitumorale
  5. Favorisce l’assorbimento della vitamina A

In quali alimenti si trova

La vitamina D viene prodotto nel nostro organismo grazie all’esposizione alla luce solare ma si trova anche in alcuni alimenti, in particolare quelli di origine animale come latte, burro, carne, fegato, uova, tonno, salmone, sgombri. Tuttavia, attraverso l’alimentazione è improbabile raggiungere il livello ottimale di vitamina D, necessario per sfruttare tutte le sue proprietà protettive. Se non ci si espone sufficientemente alla luce solare, o se non è controindicato per ragioni mediche, sarà utile pensare di integrare la vitamina D con prodotti specifici. Per questo è utile eseguire un esame del sangue che permette di capire il livello di vitamina e quindi anche il dosaggio da assumere. Sono particolarmente a rischio di carenza le persone che non assumono alimenti di origine animale e che non si espongono a sufficienza al sole.

Sintomi di bassa vitamina D

La carenza di vitamina D rimane silente sul piano sintomatologico molto a lungo. Solo quando i bassi livelli hanno avuto un impatto negativo sulle ossa, emergono veri e propri problemi clinici. Tuttavia, anche carenze non così gravi compromettono il funzionamento ottimale dell’organismo. Per questo è molto utile valutare il valore ematico di 25-OH vitamina Dper capire, al di là della presenza o meno di sintomi, se esiste una carenza o se i livelli sono ottimali. Comprendere il livello di carenza è anche fondamentale per essere più precisi nel dosaggio da usare nel protocollo di integrazione. Sempre con gli esami del sanguesi può comprendere il rapporto tra vitamina D e calcio e analizzare i valori di altri fattori che regolano il metabolismo del calcio come il paratormone. Probabilmente per via dell’azione regolatoria che ha sul sistema immunitario, la carenza di vitamina D è stata messa in relazione a maggior rischio di sclerosi multipla, tiroidite autoimmune, ansia, depressione, dermatiti e colon irritabile. I sintomi comprendono stanchezza, dolori muscolari e articolari, in particolare alle ossa, con una maggiore incidenza di fratture da stress.

Benefici dell’assunzione di vitamina D

Le ricerche confermano che i benefici di avere un livello ottimale di vitamina D sono molteplici anche se sul piano sintomatologico spesso silenti. Per esempio, l’azione di regolazione del sistema immunitario può risultare in una migliore protezione da agenti infettivi ma anche in una più efficace barriera nei confronti delle malattie tumorali. L’azione sulle ossa si traduce in una riduzione del rischio di osteoporosi in età avanzata. In generale si può ritenere la vitamina D come una sostanza fondamentale per fare prevenzione nei confronti di una lunga serie di patologie.

La vitamina D favorisce la perdita di peso. Uno studio dell’Università di Cambridge ha dimostrato un legame tra somministrazione di calcio / vitamina D e soppressione dell’appetito. I partecipanti all’esperimento che assumevano vitamina D e calcio quotidianamente erano in grado di perdere più peso. Nelle persone sovrappeso che assumono vitamina D cala il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari.”

Il cambiamento, il sale della vita…

Molte sofferenze nascono dal fatto che pretendiamo stabilità e sicurezza, mentre tutto muta e segue i suoi cicli: accettare questa legge universale fa cessare il dolore

Prima o poi arriva, e arriva per tutti. E’ quel momento in cui improvvisamente la nostra vita sembra aver imboccato un vicolo cieco: una crisi da cui non sappiamo uscire, la fine di una relazione che non riusciamo a superare, la sensazione di non avere più stimoli. Questa mancanza di senso ci spinge ad un’affannosa ricerca nel tentativo di ritrovarlo. D’altronde fin da piccoli ci è stato insegnato che l’impegno e la costanza sono l’unico modo per affrontare le difficoltà e così ci intestardiamo per uscire da questa situazione difficile. E così, quello che fino ad ora era un naturale momento di criticità (esistenziale, sentimentale, relazionale, spirituale o psicologica) diviene a tutti gli effetti un problema.

Ciclicità e cambiamento: la natura… della natura!

È necessario fermarsi un attimo e fare un passo indietro e ricordarsi da dove arriva l’essere umano. Perché pur essendo l’apice dell’evoluzione e la massima espressione della civiltà, la nostra origine è sempre dentro di noi. Questa origine si chiama natura. E, come sappiamo, in natura tutto è ciclico: le stagioni, i giorni, perfino i passaggi delle comete e le configurazioni del cielo notturno. Non dovrebbe stupirci allora che anche la nostra vita si regga su un ciclo continuo di nascita e rinnovamento in ognuna delle nostre attività: le stesse relazioni, per esempio, nascono, raggiungono un certo livello di qualità e intensità e infine “muoiono”. Una morte che può essere reale, nel senso di conclusione di quella relazione, oppure metaforica, nel senso di cambiamento dell’assetto precedente e nascita di uno nuovo. Ma ciò vale anche per i sentimenti, le amicizie, le passioni, i progetti: è la “natura della natura”, un continuo divenire attraverso il susseguirsi di ritmi e di cicli.

Il paradosso dell’essere umano

Per questo, la fine di un ciclo, quella crisi apparentemente senza uscita di cui parlavamo all’inizio, è inevitabile. Opporsi a questa evidenza genererà quella sofferenza che tentiamo disperatamente di superare. Ma perché questo avviene? Proprio perché siamo umani: da un lato soggetti ai cicli della natura come tutti gli esseri viventi, dall’altro diversi da tutti loro perché dotati di una coscienza individuale che, bramando coerenza e stabilità, ci spinge a sottrarci a questi ritmi, o almeno a quelli più dolorosi. Un conflitto che non può essere risolto semplicemente ripetendosi di accettare passivamente ciò che finisce. E allora come affrontare questo passo, questo necessario cambiamento?

Serve lo sguardo giusto

Diventa fondamentale assumere un atteggiamento nuovo. Se il cambiamento è naturale allora bisogna smettere di sorprendersi quando le cose cambiano o finiscono. Questo significa uscire dall’idealizzazione e liberare tempo ed energie per percepire davvero il cambiamento intorno a noi. Cosa sta cambiando? Come? Questa attenzione renderà possibile il secondo passo: cogliere nella difficoltà aspetti che possono volgere a nostro favore, guardare le cose da una prospettiva nuova, fare pensieri mai pensati prima di allora. Stiamo davvero solo perdendo qualcosa? Si tratta veramente di una conclusione? Questo è quello che si chiama “sguardo penetrante”. Uno sguardo che non esclude la sofferenza, ma la comprende e la trascende: non più il timone che guida il nostro approccio, ma una parte di noi che c’è e a cui va dato spazio mentre il processo di rinnovamento prosegue. Il problema, dunque, non è che le cose finiscano o cambino, ma il modo in cui affrontiamo questi momenti. E già il solo fatto di provare a cercare il modo giusto per farlo è di per sé fonte di grande rinnovamento.

https://www.riza.it/psicologia/tu/6706/evviva-il-cambiamento-sale-della-vita.html

MD7

ARACHIDI E BURRO D’ARACHIDI…

Nicola camera

Ricchi di grassi monoinsaturi, sono particolarmente indicati per combattere alcune patologie derivanti da problemi cardiovascolari. Nel profilo nutrizionale gli arachidi presentano un ottimo profilo di arginina, acido aspartico e lisina, oltre all’acido oleico e il resveratrolo, in grado, probabilmente, di avere un ruolo attivo nella prevenzione di alcuni tipi di forme tumorali.
Il loro contenuto di arginina le rende preziose per i bambini in fase di crescita, mentre quello di vitamina PP è importante per la circolazione sanguigna e la salute del sistema nervoso.
L’ottima concentrazione di acido folico rende le arachidi un alimento che stimola la fertilità ed è fondamentale durante la gravidanza.
Da alcuni studi è emerso che le arachidi, grazie al coenzima Q10, sono un valido aiuto per chi soffre di mal di testa.
Consumare arachidi almeno per due volte a settimana, contribuirebbe a ridurre il rischio di cancro al colon del 31%.
Un articolo apparso recentemente sulla famosa rivista Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, ha spiegato come la niacina, sostanza presente nelle arachidi, costituirebbe un valido aiuto per quanto riguarda la prevenzione dell’Alzheimer.
Mangiare burro d’arachidi e’ inversamente associato al rischio di diabete di tipo 2 in funzione dell’età, della massa corporea, della storia familiare di diabeti, dell’attività fisica, del fumo, dell’alcool e dell’apporto totale di calorie.

Le donne che hanno consumato burro d’arachidi più di cinque volta la settimana (l’equivalente di 5 cucchiai o 75g.- ) hanno ridotto il rischio di sviluppare il diabete tipo 2 del 21% rispetto a donne che non hanno mai mangiato burro d’arachidi.

I ricercatori sostengono che i grassi monoinsaturi delle arachidi unitamente alla ricchezza di fibre, magnesio, vitamine e minerali, antiossidanti e proteine esercitino un effetto positivo sulle glicemia stabilizzandola.

Proprietà anticancro
Dimostrata da numerosi studi è l’azione antineoplastica svolta dai flavonoidi, antiossidanti abbondanti nelle arachidi capaci di indurre l’autoeliminazione delle cellule (apoptosi) potenzialmente cancerogene.

Benefici sulle massa muscolare
Sono ricche di magnesio un minerale importante per la funzionalità muscolare e con spiccato effetto defaticante contribuendo a riequilibrare il bilancio idrosalino. Ma i benefici sulla massa muscolare non finiscono qui.
I semi di rachidi contengono grandi quantità di arginina, un aminoacido che svolge importanti funzioni metaboliche. L’arginina sequestra l’urea nell’organismo facilitandone l’espulsione e agendo da vasodilatatore favorisce l’afflusso sanguigno ai tessuti.

Importante nota finale: utilizzate burro d’arachidi naturale, libero da colesterolo, con minime quantità di insaturi da conservare in frigo una volta aperto… quindi senza aggiunte di agenti chimici, solventi, conservanti e coloranti.

MD7

PNEI…

E’ ormai ben noto a tutti, come lo stress psicologico possa contribuire allo sviluppo di specifiche malattie ‘fisiche’, in particolare quelle cosiddette ‘psicosomatiche: è il caso della dermatite, del colon irritabile, dell’emicrania….dermatite.

La ricerca, però, ha messo in evidenza nuove relazioni tra fattori psicologici e malattie come ictus, tubercolosi, diabete, leucemia, cancro, vari tipi di malattie infettive, e perfino la comune influenza.

Il cervello è collegato sia con il sistema endocrino (ormonale) che con il sistema immunitario Sistema immunitario e sistema nervoso centrale sono costantemente in comunicazione, poiché le cellule immunitarie portano all’apparato neurologico, attraverso i neuropeptidi, (piccole molecole di natura proteica)le informazioni che hanno captato durante il monitoraggio dell’organismo

Nuove discipline come la neuropsicoendocrinologia e la neuropsicoimmunologia hanno contribuito a migliorare la nostra comprensione dei processi complessi che contribuiscono a produrre uno stato di salute o di malattia.

Le influenze psicologiche sui processi immunitari

Tutte queste connessioni sono oggetto di studi recenti che costituiscono la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), una disciplina che si occupa delle relazioni tra psiche e i sistemi di regolazione fisiologica che costituiscono l’organismo umano: quello endocrino, quello nervoso e quello, appunto, immunitario.

Il nostro cervello quindi, o meglio le sue funzioni mentali, sono in grado di comunicare con le cellule del sistema immunitario

E’ lo stress ad avere un ruolo importante nello studio delle risposte psico-fisiche connesse all’intreccio dei tre apparati. Quando questo sopraggiunge, l’organismo viene invaso da determinati ormoni, tra i quali i più importanti sono l’adrenalina e il cortisolo. Se lo stress dura poco e si limita ad una fase acuta, l’effetto è inizialmente positivo: il lieve rialzo ormonale potenzia l’azione immunitaria, attiva delle reazioni fisiche di adattamento, migliora le capacità di concentrazione e di attenzione.

Quando, invece, la mente del soggetto è coinvolta emotivamente in situazioni di sofferenza, dolore, rabbia, risentimento, sconforto o angoscia per periodi di tempo prolungati, le sostanze rilasciate, le stesse che nella fase di stress iniziale producono effetti positivi, diventano nocive come le tossine che inquinano il corpo. In questo stadio, che caratterizza lo stress cronico, si attivano dei meccanismi dannosi: tra questi, quello più importante è la diminuzione o la soppressione della risposta immunitaria.

In conseguenza a stati di attivazione emozionale, si sono scientificamente riscontrate consistenti variazioni dei parametri immunitari: depressione e ritardo nella sintesi di anticorpi, fino ad arrivare a fenomeni patologici, come lo sviluppo di autoanticorpi, evento maggiormente associato alle malattie autoimmuni (ad esempio la tiroidite di Hashimoto o il diabete mellito di tipo I).

Psiconeuroendocrinoimmunologia, la biochimica delle emozioni

Un elemento chiave dell’analisi sviluppata dalla Neuropsicoendocrinologia, è l’influenza diretta delle emozioni sul corpo. Quando la reazione emozionale è adattativa, utile e si associa ad uno stress fisiologico, non ha un significato patogeno; se, invece, le modalità di espressione emozionale sono sbilanciate, si verificano reazioni disfunzionali.

Quando si analizza la portata delle alterazioni biologiche in risposta allo stress, si deve tenere conto non solo della presenza oggettiva di quest’ultimo (che di per sé può non essere dannoso), ma soprattutto dalle variabili individuali relative al soggetto, come la valutazione cognitiva dello stimolo stressante e la gestione di esso.

Esistono substrati fisiologici ben studiati che dimostrano come la comunicazione avvenga in entrambe le direzioni per ognuna di queste aree e dei loro organi.

Secondo l’approccio della Neuropsicoendocrinologia, lo stretto legame tra la mente e il corpo è di tipo bidirezionale: le emozioni e lo stress agiscono sulla salute fisica e, a sua volta, la psiche influenza l’organismo stesso.

Il sistema immunitario è molto più reattivo di quanto si sospettava in passato e ha una fitta e profonda comunicazione con la psiche. Quando si è fortemente stanchi o con il morale basso, si tenderà ad ammalarsi più facilmente e ad andare incontro ad infezioni ricorrenti o influenze, oppure a sviluppare disturbi molto frequenti negli stati di stress, come l’herpes labiale o altre patologie associate ad un sistema immunitario compromesso.

Quando lo stress subentra in seguito a perdite emozionali o lutti, può diventare concausa dello sviluppo e/o dell’insorgenza di malattie autoimmuni o di condizioni molto gravi, come i tumori.

L’attuale attività clinica conferma che gli stati emotivi negativi del paziente influenzano l’insorgenza e il decorso della malattia e si associano, in generale, ad una netta diminuzione delle funzioni immunitarie.

Si è osservato che le persone che tendono verso questo stile emozionale presentano una maggiore attivazione dell’area destra del cervello, condizione collegata ad una minore produzione di cellule linfocitarie.

Seguendo l’approccio della Neuropsicoendocrinologia, l’apparato immunitario, collegato a quello nervoso ed endocrino, subisce l’influenza di molteplici emozioni come la paura, la preoccupazione, la collera, il risentimento, la depressione, l’ansia.

In tale contesto, quindi, potrebbe essere più appropriato enfatizzare la prospettiva psicologica – letteralmente, lo studio della mente – piuttosto che quella della neuroscienza. Una mente è composta di informazioni e ha un substrato fisico, cioè il corpo e il cervello.

Inoltre, possiede un altro substrato immateriale che ha a che fare con il flusso di informazioni. Quindi, forse la mente è costituita dalle informazioni che scorrono tra tutte queste parti del corpo. Forse la mente è ciò che tiene insieme la rete.

E’ bene ricordare che sappiamo ancora molto poco circa la natura di queste relazioni. Ciò nonostante, queste ricerche hanno il grande merito di aver aperto un’altra breccia nelle barriere tra medicina e psicologia.

http://psicoadvisor.com/cervello-parla-sistema-immunitario-risponde-la-psiconeuroendocrinoimmunologia-6707.html

MD7

Vitamina D…

Conosci da vicino la vitamina D e scopri come può aiutarti a mantenerti in salute più a lungo.

L’estate sta per finire e tra poco arriverà l’inverno e addio sole, almeno per un po’. Sì perché dopo anni di proclami sui danni del sole ora è emerso un quadro ben diverso. Bruciarsi sotto i raggi, senza dubbio, accelera l’invecchiamento della pelle e aumenta il rischio di sviluppare un melanoma. Però, esporsi alla luce solare è fondamentale per la salute.

Ho parlato molte altre volte di vitamina D sottlineando quanto questa sostanza (per essere precisi, questo ormone) sia fondamentale per regolare il sistema immunitario, prevenire le malattie cardiocircolatorie, tenere sotto controllo la replicazione cellulare e perfino renderci meno esposti agli sbalzi d’umore e alla depressione. Inoltre, la vitamina D favorisce l’assorbimento di calcio a livello dell’intestino, calcio che poi la vitamina K2 fisserà nelle ossa regolando l’attività di una proteina specifica detta osteocalcina. L’azione di regolazione sul sistema immunitario è particolarmente potente, tanto che la vitamina D diventa molto utile nell’affrontare patologie complesse come la sclerosi multipla e altre malattie autoimmunitarie.

La vitamina D viene prodotta grazie all’esposizione della pelle alla luce solare mentre l’apporto alimentare è scarso. Chiaramente, in molte zone del mondo la luce solare è scarsa per molti mesi l’anno. Inoltre, il lavoro moderno e i vestiti rendono sempre più difficile per il nostro organismo produrre quantità sufficienti di questa vitamina. Oggi sappiamo con certezza da numerosi studi che la carenza di vitamina D è molto diffusa e, con buona pace di chi rimane contrario agli integratori, assumerne una quantità aggiuntiva è fondamentale per la salute. Un lavoro pubblicato su PLOS ONE lo scorso aprile indica che valori di vitamina D di 40ng/ml o oltre sono associati con una riduzione del 67% del rischio di sviluppare un tumore nei 4 anni successivi.

Per questo motivo, gli autori suggeriscono una revisione dei valori norma di questa vitamina che in genere si attestano tra i 20 e i 100ng/ml.

Cosa vuol dire valore norma?Corrisponde al valore ottimale, a quello che ci dà maggiore sicurezza di non ammalarci? O semplicemente indica il livello al di sotto del quale corriamo un rischio maggiore di essere in carenza? O ancora, corrisponde semplicemente alla media riscontrata nella popolazione che fa riferimento ad un determinato laboratorio di analisi?

La carenza di vitamina D è molto diffusa e, con buona pace di chi rimane contrario agli integratori, assumerne una quantità aggiuntiva è fondamentale per la salute

In effetti, per tutte le misurazioni possibili in medicina non vengono mai definiti i valori ottimali ma le soglie minime e massime superate le quali aumenta il rischio di problemi. Tutto quello che sta in mezzo viene considerato “normale”, qualsiasi cosa questo voglia dire. Se il range di valori è piuttosto stretto il meccanismo potrebbe anche funzionare. Ma se, al contrario, è ampio diventa molto difficile capire in che condizione siamo. Sarebbe come chiedere a una persona dove vive e che questa ti rispondesse tra Milano e Roma, un po’ vago.

Oggi è fondamentale definire i valori ottimali dei parametriche misuriamo per essere certi di rimanere fedeli ad un concetto pieno di salute. Nel caso della vitamina D questi si attestano attorno ai 50-70ng/ml.

Gli autori ritengono che il controllo e l’eventuale integrazione di vitamina D sia un aspetto fondamentale di un approccio preventivo al cancro.

Ecco perché, oltre a goderti gli ultimi giorni di sole, ti suggerisco di agire subito e di seguire 3 semplici passi:

  1. Chiedi al medico di fare il dosaggio della 25-OH vitamina D con un semplice esame del sangue;
  2. Se il risultato indica un valore inferiore a 30ng/ml o tra 30 e 40 sei candidato a una supplementazione di vitamina D;
  3. Una volta decisa la dose idonea con il medico, ripeti il test a distanza di un paio di mesi per verificare il grado di miglioramento.

https://www.filippo-ongaro.it/benefici-vitamina-d-prevenzione-cancro/

MD7