Distacco emotivo…

A furia di dover fare i conti con situazioni complicate, impariamo a mantenere una certa distanza a livello emotivo, a gestire il nostro malessere e a riflettere bene prima di prendere una decisione. Come per tutto nella vita, imparare a farlo è questione di tempo ed esperienza. Molta esperienza.

Potremmo quindi dire che il distacco emotivo è un codice non scritto che ci permette di vedere e sentire le cose in modo diverso, perché ci concediamo del tempo per far sì che emozioni come la rabbia, perdano la loro forza. In questo modo, riusciamo a dare spazio ad altri sentimenti, che ci permettono di comprendere con più chiarezza ciò che pensiamo davvero e come vogliamo agire.

Rispondere in questo modo alle situazioni complicate è necessario per riuscire a gestire al meglio le nostre emozioni, e far sì che le nostre azioni siano coerenti con le nostre emozioni.

Di che cosa abbiamo bisogno per praticare il distacco emotivo?

Ma come possiamo mantenere un certo distacco emotivo di fronte ad alcune situazioni? Non esiste una formula magica che ci dia la risposta, perché dipende sempre da molti fattori personali, dalle circostanze, e dalle relazioni che ci sono in gioco.

Ci sono persone che sono entrate così dentro di noi che prendere le distanze dalle emozioni che ci generano è, senz’altro, uno dei compiti più complicati da portare a termine. A volte, però, è necessario, per mettere insieme i pezzi e vedere il puzzle completo di ciò che sta succedendo.

Osservate, riflettete e allontanatevi se è necessario, ma non prendete decisioni importanti quando siete sopraffatti da delle emozioni temporanee, anche se avete una gran voglia di dire a quella persona ciò che pensate, di urlare o di andarvene per sempre. Datevi del tempo per calmare le vostre emozioni, uscite a fare una passeggiata, mettetevi a colorare o lasciate passare qualche giorno prima di vedere o parlare con una persona che vi ha fatto arrabbiare o vi ha rattristiti.

Con il passare del tempo, alcune cose acquisiranno un’importanza sempre minore per voi e i dettagli che un tempo vi angosciavano passeranno ad essere delle piccolezze. Avrete imparato a relativizzare le cose e ad accettare come proprie di determinate circostanze.

Diciamo che, grazie al tempo, prendiamo le distanze e diminuiamo il nostro coinvolgimento emotivo, che è il responsabile della nascita di delusioni, aspettative, tradimenti, ecc. Riuscire a non essere più controllati dalle emozioni è possibile e, come per tutte le abilità, si impara con l’esercizio.

La bussola interna: i benefici di mettere in pratica il distacco emotivo

Una volta che saremo riusciti a creare una distanza emotiva tra noi e ciò che ci è accaduto, potremo ascoltare quella bussola interna in grado di farci sentire che cosa è bene e che cosa è male. Molto spesso queste intuizioni sono azzeccate, perché si basano sui nostri sentimenti, che sono molto più duraturi e profondi delle nostre emozioni momentanee.

A quel punto, le decisioni che prenderemo nei confronti degli altri e di ciò che ci è successo saranno molto più coerenti con ciò che pensiamo e sentiamo, e quindi più giuste. Grazie al distacco, riusciremo a sapere che cosa merita la nostra attenzione e che cosa invece vogliamo ignorare. Riusciremo a sentirci meglio e a non soffrire così tanto per ciò che non possiamo controllare.

Tirando le somme, è molto importante che, di fronte a una situazione complicata o con una carica emotiva eccessiva, manteniamo un certo distacco emotivo. In questo modo riusciremo a far sì che le nostre emozioni passeggere non ci accechino e non ci facciano prendere decisioni di cui in seguito ci pentiremo.

La mente è meravigliosa.

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lamiatempestaperfetta.it
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Olio di cocco…

Il cocco è considerato dalle popolazioni tropicali, il “frutto della vita”, in quanto risorsa di preziose virtù. Dal latte all’acqua, all’olio, ogni sua componente è fonte di energia e nutrimento. In particolare l’olio di cocco è molto apprezzato non solo in campo cosmetico (è un buon rimedio contro psoriasi, desquamazione della pelle, calvizie, ecc..) e medico (contro infezioni dell’orecchio, del cavo orale ecc..) ma anche nell’alimentazione. Nonostante siano in gran parte saturi a catena medio-corta (acido laurico, caprinico, caprilico, caprico), numerosi studi hanno dimostrato che i grassi dell’olio di cocco non aumentano i livelli del colesterolo LDL, anzi riequilibrano i livelli degli zuccheri e dei grassi nel sangue. Per questo è un alimento molto utile e valido nella dieta, che addirittura può aiutare ad accelerare i processi di dimagrimento, pur avendo un alto potere calorico. Vediamo perché.
Grazie all’acido laurico ti libera dalle tossine
L’olio di cocco è costituito soprattutto da acidi grassi saturi, tra cui l’acido laurico, che possiede dei componenti essenziali per la salute: basti pensare che è contenuto anche nel latte materno. L’acido laurico è antimicrobico e antifungino e aiuta l’organismo a ripulirsi dalle tossine e dai microrganismi che provocano fermentazione e gonfiore nel tratto intestinale. inoltre gli acidi grassi a catena media, come quelli contenuti nell’olio di cocco, oltre ad essere facilmente digeribili, vengono convertiti dal fegato immediatamente in energia e non vengono trasformati in accumuli di adipe.
Aiuta la tiroide pigra
L’olio di cocco ha un effetto termo genico e aumenta il metabolismo, con benefici per chi intraprende un percorso alimentare di dimagrimento e per chi ha funzionamento rallentato della tiroide.
Aggiunto al riso lo rende più “leggero”
Uno studio sulla capacità dell’olio di cocco di trasformare la struttura delle molecole di alcuni alimenti è stato presentato recentemente ad un congresso dell’American Chemical Society e pubblicato sul Washington Post. È emerso che cuocendo il riso con l’aggiunta di olio di cocco (in quantità del 3% rispetto al peso del riso), si verifica una riduzione delle calorie del riso stesso del 10% fino al 50% in base alla qualità del riso. Si è dimostrato che l’olio di cocco interagisce con l’amido contenuto nel cereale che, in fase di raffreddamento, lega le sue molecole a quelle di idrogeno, dando vita ad un amido più sano è più leggero.
Ampia versatilità in cucina
l’olio di cocco si usa sia a crudo che in cottura. Sebbene profumi di cocco, non lascia residui di sapore, quindi si adatta a qualsiasi tipo di alimento. Essendo un olio molto stabile che non si deteriora alle alte temperature, è consigliato per le cotture al posto dell’olio extravergine di oliva che si degrada maggiormente alle alte temperature.

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Sensibilità Chimica Multipla, la malattia che rende invisibili

A volte la vita prende una piega inaspettata. Senza molte avvisaglie qualcosa cambia all’improvviso: il tuo corpo non reagisce come ti saresti aspettato”…

Un importante testimonianza, grazie Angela…

https://leamichediluciana.it/donne-e-salute/sensibilita-chimica-multipla-la-malattia-rende-invisibili/

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Pasta di curcuma…

http://vivere-armoniosamente.it/pasta-di-curcuma-ricetta/
Ingredienti per 1 vasetto di pasta di curcuma

150 gr di curcuma in polvere

300 ml di acqua

1 cucchiaino da te di pepe nero macinato

3 cucchiai di olio di cocco


La pasta di curcuma è un preparato facilissimo da realizzare che possiamo usare in tanti modi diversi per assicurarci ogni giorno la giusta dose di questa spezia dalle mille virtù. Ormai sappiamo bene che la curcuma non è una semplice spezia che ci viene in aiuto per dare un sapore più particolare ai nostri piatti ma è anche un alimento che vanta delle proprietà terapeutiche riconosciute in tutto il mondo.

La curcuma infatti è uno degli antinfiammatori naturali più efficaci, utile anche per disintossicare il fegato e aumentare la produzione di bile, per migliorare le condizioni e l’aspetto della pelle e per combattere i dolori muscolari. Ma non è tutto. Grazie alla curcumina, il principio attivo che conferisce alla spezia il caratteristico colore giallo, si possono alleviare le infiammazioni e i conseguenti dolori articolari causati dall’artrite e dall’artrosi.

In tutti questi casi possiamo far ricorso alla pasta di curcuma, una preparazione che andrebbe consumata ogni giorno anche da chi non soffre di particolari patologie ma vuole semplicemente fare il pieno di antiossidanti, rinforzare il sistema immunitario e prevenire una serie di disturbi importanti. Questo preparato è eccellente anche per chi soffre di problemi digestivi, dolori mestruali e colesterolo alto. Vediamo dunque la ricetta della pasta di curcuma e come usarla quotidianamente!

Per fare la pasta di curcuma in casa useremo la curcuma in polvere che andrà unita al pepe nero, un ingrediente fondamentale per favorire l’assorbimento della curcumina. A questi ingredienti aggiungeremo dell’olio di cocco e della semplice acqua.

Per prima cosa mettiamo un pentolino sul fuoco a fiamma bassa. Aggiungiamo la curcuma in polvere e gradualmente anche l’acqua. Cominciamo a girare usando una spatola, una forchetta o un mestolo di legno. Un consiglio è quello di non versare subito tutta l’acqua ma di dosarla un po’ alla volta in modo da poterci regolare sulla consistenza. Dopo qualche minuto l’acqua con la curcuma comincerà a bollire, continuiamo a girare e schiacciamo i grumi che si formeranno. Per una ricetta della pasta di curcumaperfetta, dovremo ottenere una crema liscia e abbastanza densa.

A questo punto aggiungiamo l’olio di cocco e il pepe. Teniamo sempre la fiamma a fuoco bassissimo e mescoliamo il tutto fino a quando la pasta alla curcuma non diventa densa e spumosa. Spegniamo la fiamma e trasferiamo il composto in un vasetto. Adesso che la nostra pasta di curcuma e pronta vediamo qualche idea per usarla in modo da beneficiare di tutte le sue fantastiche proprietà!

Come Usare la Pasta di Curcuma fatta in Casa

La pasta di curcuma viene usata in tutto il mondo per preparare il golden milk, una bevanda antinfiammatoria che rappresenta un vero e proprio segreto di lunga vita. Conosciuto anche come “latte d’oro”, il golden milk è molto usato nella medicina ayurvedica per i suoi effetti benefici sull’organismo. Per prepararlo è sufficiente aggiungere un cucchiaino di pasta di curcuma al latte (anche vegetale), metterlo sul fuoco e riscaldarlo.

Naturalmente possiamo aggiungerla anche a tutti i tipi di latte vegetale, magari fatto in casa, come il latte di quinoa, di nocciole e di canapa in modo da assumere delle bevande proteiche e disintossicanti allo stesso tempo.

Possiamo però usare la pasta di curcuma anche in altri tipi di bevande come tè, frullati e succhi. Anche in questo caso ne bastano 1-2 cucchiaini (che è anche la dose giornaliera) per arricchirli con sostanze antinfiammatorie e disintossicanti. Un cucchiaino di pasta di curcuma è perfetto anche nello yogurt, nelle zuppe, nei sughi o nelle salse che prepariamo in casa.
Se ci piace particolarmente il sapore della curcuma, nulla ci vieta di mangiare la pasta direttamente con il cucchiaino!

Pasta di Curcuma: Idee per Conservarla o Congelarla

Moltiplicando le dosi della ricetta possiamo ottenere un’abbondante quantità di pasta di curcuma in modo da conservarne una parte in frigo, pronta per l’uso, e congelare l’altra metà. Un modo comodo e pratico per congelare la pasta di curcuma è quella di distribuirla nelle formine di silicone che usiamo per il ghiaccio. In questo modo avremo dei cubetti di curcuma sempre a portata di mano! Uno al giorno ci assicurerà la giusta dose di curcuma.

Un’idea originale è anche quella di realizzare delle piccole pillole di curcuma. La ricetta della pasta di curcuma è sempre la stessa, una volta pronta mettiamola in un sacchetto per alimenti e tagliamo un angolino per creare una sac a poche casalinga. Prendiamo una piccola teglia e rivestiamola con la carta da forno. Con la sacca formiamo delle piccole palline di curcuma da adagiare direttamente nella teglia.

Mettiamo il tutto in congelatore per circa 3 ore in modo che le pillole di curcuma si solidifichino. Una volta congelate stacchiamole una ad una e mettiamole in un vasetto. Teniamolo in congelatore e usiamo le pillole ogni volta che ne abbiamo bisogno. Anche in questo caso possiamo mangiarle direttamente o aggiungerle ai nostri piatti e bevande preferite. Ne bastano 2-3 al giorno.

Pasta di Curcuma: Conclusioni

Come abbiamo visto in questa ricetta, la pasta di curcuma è un espediente davvero comodo ed efficace per assumere ogni giorno la giusta dose di curcuma. Un cucchiaino al giorno di questa pasta è sufficiente per assicurarsi tutti i benefici di questa fantastica spezia. Ricordiamo che la dose giornaliera di curcumaraccomandata va dai 3 ai 4 gr al giorno se non si hanno particolari patologie. In caso contrario, cioè quando si presentano determinati sintomi, è bene parlare prima con il proprio medico curante in quanto anche la curcuma, come altre erbe o spezie, presenta delle controindicazioni importanti.

MD7

Microrganismi effettivi…

Cosa sono i microrganismi effettivi? Si tratta di prodotti naturali realizzati utilizzando dei microrganismi – soprattutto probiotici – naturalmente presenti nel terreno e nell’intestino umano. Sono nati in Giappone, grazie agli studi del biologo e agricoltore Teruo Higa, che era alla ricerca di un’alternativa ai pesticidi.

Dall’agricoltura, l’utilizzo dei microrganismi effettivi si è esteso ad altri ambiti, dalla cura della salute, alla pulizia della casa, fino alla cosmesi e all’alimentazione. I microrganismi effettivi sono molto concentrati. Spesso si utilizzano diluiti in acqua. Ciò li rende prodotti economici e duraturi. Ecco alcune delle applicazioni più interessanti degli EM.

Orto e giardino

1) Fertilizzanti naturali

Grazie ai microrganismi effettivi gli agricoltori e gli ortisti possono creare un humus ricco di nutrienti. I microrganismi arricchiscono il terreno in modo che le piante abbiano a disposizione tutte le sostanze nutritive necessarie e posano crescere senza stress. Diventano più forti e resistenti agli attacchi di funghi e parassiti.

2) Fare il compost

Il bokashi è il compostaggio alla giapponese. La parola bokashi significa “materia organica fermentata”. La formazione del compost a partire dagli scarti alimentari viene accelerata grazie all’applicazione di una speciale miscela a base di microrganismi effettivi in una compostiera. Il “Mix Bokashi”, ad esempio, è a base di crusca di frumento microbiologicamente attiva.

3) Antiparassitari in giardino

Grazie ad essi vengono realizzati dei prodotti antiparassitari biostimolanti che non sono fitofarmaci e che possono essere utilizzati in agricoltura, orticoltura e frutticoltura. I prodotti non presentano alcun rischio per l’uomo e per l’ambiente

4) Piante in vaso

Esistono microrganismi effettivi adatti alla cura delle piante in vaso. I prodotti specifici devono essere disciolti in acqua per creare una soluzione adatta ad innaffiare le piante, così da prevenire le malattie e da promuoverne la crescita. Gli EM risultano adatti per le piante in vaso sia da esterno che da appartamento.

Casa e pulizie

5) Pulire il forno e gli elettrodomestici

I microrganismi effettivi sono una soluzione adatta per la pulizia ecologica del forno e degli elettrodomestici. Assorbono i cattivi odori e rimuovono lo sporco senza risultare aggressivi sulle superfici o sulla pelle. È sufficiente spruzzare un po’ di prodotto, lasciare agire per qualche minuto e passare un panno in microfibra. Tutte le tracce di sporco e di unto verranno eliminate in un attimo.

6) Anticalcare

Vengono utilizzati per le pulizie ecologiche della casa e per eliminare il calcare dalle superfici resistenti come piastrelle e sanitari, ma anche dalle pentole o dai bollitori. Esistono prodotti a base di microrganismi effettivi che funzionano in modo specifico come anticalcare e che risultano utili non soltanto per la pulizia delle nostre abitazioni, ma anche ad uso professionale, per le scuole, gli asili e le cucine industriali.

7) Contro la muffa

I microrganismi effettivi funzionano anche come antimuffa. Possono dunque sostituire nell’eliminazione delle muffe prodotti inquinanti come la candeggina. Risultano utili per eliminare la muffa dalle superfici resistenti, come piastrelle, sanitari, tende da doccia e pavimentazioni.

8) Bucato

Vorreste rendere il vostro bucato ancora più ecologico? I microrganismi effettivi rimuovono lo sporco in maniera efficace, basandosi solamente sulla forza degli elementi naturali di cui sono composti. Si tratta soprattutto di detergenti probiotici, non schiumogeni, che ridurranno la necessità di risciacquo. Una caratteristica che li rende molto utili sia per il bucato a mano che in lavatrice.

9) Pulire i vetri

Utilizzare i microrganismi effettivi permette di ridurre la quantità e le tipologie dei detergenti utilizzati per la pulizia di vetri e finestre, non soltanto a livello domestico, ma anche industriale. Bastano infatti piccole quantità di microrganismi effettivi adatti alle pulizie domestiche per ottenere un detergente efficace e sicuro. Per le diluizioni è necessario seguire le indicazioni presenti sulle confezioni dei prodotti.

10) Purificare l’aria

Per purificare l’aria degli ambienti chiusi è possibile ricorrere ai microrganismi effettivi in sostituzione dei comuni deodoranti per ambiente. Gli EM, una volta diluiti in maniera corretta, possono essere arricchiti con oli essenziali o fiori di Bach. Il loro impiego è adatto in casa, negli uffici, in automobile, negli ospedali. Li potrete spruzzare anche su tende e cuscini, sui materassi e negli armadi.

11) Formaldeide

Per diminuire la presenza diformaldeide in calcestruzzi, malte, colle e vernici potrete ricorrere a speciali prodotti a base di ceramica EM. Dovrete diluirli nelle quantità indicate sulle confezioni. Un corretto dosaggio permette di ridurre la quantità di formaldeide e di migliorare lo stato di salute degli edifici.

Salute e benessere

12) Problemi intestinali

Esistono microrganismi effettivi specifici per il trattamento di alcuni disturbi intestinali, come la disibiosi, uno squilibrio della flora intestinale. Questi prodotti naturali permettono di riportare l’intestino al proprio corretto funzionamento, che potrebbe essere stato alterato dallo stress, dalle cattive abitudini alimentari, dalla scarsa attività fisica o da un’intossicazione da sostanze tossiche.

13) Creme per la pelle

I numerosi impieghi dei microrganismi effettivi raggiungono anche la cosmesi naturale. Sono disponibili sul mercato numerose tipologie di creme per la pelle realizzate grazie agli EM, che potrete utilizzare per la cura delle mani, del viso e del corpo. Si tratta di creme delicate e lenitive che evitano e alleviano screpolature e arrossamenti.

14) Cicatrizzare le ferite

L’impiego dei microrganismi effettivi si è rivelato efficace anche per la cicatrizzazione delle ferite. Gli EM possono accelerare e facilitare la guarigione di tagli e escoriazioni. Esistono specifici microrganismi effettivi attivi che possono essere applicati sulle ferite tramite nebulizzazione. In questo caso gli EM Attivi non devono essere diluiti.

15) Dentifricio

Gli EM trovano un’applicazione specifica anche nell’ambito della detergenza personale. È, ad esempio, il caso del dentifricio. Grazie agli EM si ottengono prodotti in grado di favorire la flora batterica sana e di rimuovere la placca senza attaccare lo smalto. Risultano inoltre benefici per le gengive, in quanto agiscono con molta delicatezza.

16) Inquinamento elettromagnetico

Le piastrine in ceramica realizzate con i microrganismi effettivi migliorano la qualità dell’ambiente e riducono l’impatto che l’inquinamento elettromagnetico può avere sulla nostrasalute e sul benessere generale. Armonizzano l’ambiente e migliorano la qualità delle zone prive di vitalità, riducendo l’azione eventualmente negativa dei campi elettromagnetici.

Alimentazione

17) Bevande antiossidanti

La ricerca continua in ambito EM ha portato alla realizzazione di bevande ricche di antiossidanti, minerali, amminoacidi e vitamine ottenute attraverso la fermentazione di alimenti come le alghe marine, la crusca di riso e gli agrumi. Queste bevande sono dei veri e propri integratori naturali per la promozione della salute.

18) Fare il formaggio

L’applicazione dei microrganismi effettivi trova spazio anche nella produzione alimentare, con particolare riferimento ai formaggi che richiedono un processo di fermentazione per la loro produzione. I microrganismi effettivi sono composti soprattutto da acidi lattici, lieviti e fermenti che possono risultare utili in ambito alimentare. Gli EM sono del tutto privi di Ogm.

19) Rigenerare l’acqua

I microrganismi effettivi si trovano in vendita anche sotto forma di anelli o cilindri di ceramica. Il loro impiego in questo caso è utile per la rigenerazione dell’acqua. È necessario versare in acqua gli anelli o i cilindri in ceramica EM, ad esempio all’interno di una brocca, seguendo le istruzioni presenti sui prodotti. L’acqua si rigenera e alcalinizza in breve tempo.

20) Frutta e verdura

Grazie ai microrganismi effettivi otterrete frutta e verdura più sana. Se gli EM vengono applicati sugli alberi da frutto o sulle piante da orto, non lasciano alcun residuo sugli ortaggi o sulla verdura. Non sarà dunque necessario lasciar trascorrere un periodo di riposo per i prodotti dell’orto o del frutteto prima di consumarli o di raccoglierli.

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https://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/11529-microrganismi-effettivi-usi-em

Junk food…

un interessante articolo del dr Luca Speciani sul cibo spazzatura JUNK FOOD. Come riconoscerlo e come evitarlo…

Un elenco tristemente lungo

La follia alimentare ormai non ha più limiti. Tra isterismi e paure, tra vegani, crudisti, paleolitici, chetogenici, gluten free e intolleranti a tutto, l’industria alimentare tiene il passo e continua ad offrire lo stesso cibo industriale spazzatura di sempre, rivestito a festa.
L’offerta alimentare odierna, tra supermercati e negozi, è infatti sempre più ricca di prodotti raffinati, dolcificati, zeppi di additivi e conservanti, impoveriti di ogni nutriente ma spesso spacciati per naturali e salutari. Questi vengono chiamati, in gergo, “cibi spazzatura” (junk foods) e sono solitamente alimenti di scarsissima qualità che sono stati assoggettati a procedimenti di cottura o di raffinazione o additivati di coloranti, conservanti, dolcificanti, aromatizzanti, addensanti per farli sembrare qualcosa che non sono, o non sono più. I loro nomi li conosciamo: zucchero bianco, farina 00, grassi vegetali idrogenati, margarine, dolcificanti artificiali (aspartame, acesulfame, saccarina, ciclammati), sciroppo di glucosio e di glucosio/fruttosio, alcolici e superalcolici, bibite gassate zuccherate, dolciumi industriali, caramelle, glutammato, nitriti/nitrati e conservanti in genere, adddensanti come i “sali di fusione”.
Sebbene non si possa pensare di isolarci in una cappa di vetro, rifiutando tutto, dobbiamo tuttavia imparare a porre delle priorità e imparare a scegliere più consapevolmente tra ciò che ci fa bene e ciò che può nuocerci. Operare scelte consapevoli non è solo un investimento nella nostra salute futura. E’ anche un piccolo danno che procuriamo a chi ci pensa così sprovveduti ed ignoranti da poterci vendere cibo spazzatura in eterno. E’ solo un danno irrisorio la singola confezione che lasciamo sullo scaffale, ma tante gocce fanno un fiume e tanti fiumi un mare. Il produttore, alla lunga, deve adeguarsi. Il coltello dalla parte del manico ce l’abbiamo noi e non il produttore o il rivenditore.

Ciò che sembra, non sempre è
Gli imbrogli e i trucchetti per far sembrare le cose diverse da come sono però sono tanti. Per esempio è facile trovare, vicino ai prodotti integrali, anche l’orzo “perlato” (ovvero raffinato) o i famosi kamut o farro (varietà antiche di frumento solitamente più ricche di germe) in versione raffinata. Il massimo della presa in giro, visto che se sono raffinati, Kamut e farro sono privati del germe, che rappresenterebbe la vera differenza tra seme antico e moderno.
Altrettanto puerili mi sembrano i tentativi di inganno grazie ai quali vengono aggiunti pochi grammi di crusca (la buccia del chicco) a spaghetti o fusilli fatti di semola raffinata, indicando sulla confezione: “tipo” integrale, così da aggirare le indicazioni di legge. Noi non vogliamo consumare pasta “tipo” integrale. La vogliamo integrale. E per farla così non vi è altro modo che quello di utilizzare il chicco intero così com’è, con tutte le componenti preziose contenute nel germe, che il piccolo inganno ci avrebbe sottratto.
Spesso i miei pazienti mi dicono che hanno consumato “farina di kamut” o “riso basmati” o “pasta di mais” o “grano senatore Cappelli”. Ed io chiedo: “integrali?”. Dallo stupore capisco che non si sono posti il problema. Qualunque varietà di grano, di riso, di mais può essere raffinata o integrale. Se non c’è esplicitamente scritto “integrale” possiamo stare certi che è raffinata.

Ho visto cose che voi umani…
Se pensiamo a com’è fatto un biscotto ordinario ci rendiamo conto subito di che cosa significhi “cibo spazzatura”. La lista degli ingredienti segnala: farina 00, zucchero, grassi idrogenati, sale, aromi. Non c’è un solo alimento completo tra tutti quelli indicati. Poi li chiamano “la colazione ideale del mattino per i tuoi ragazzi”. E il gran giurì della pubblicità non ritiene di dover intervenire per pubblicità ingannevole, se si parla di cibo salutare in presenza di margarine o di grassi idrogenati, sostanze a fronte delle quali anche il famigerato olio di palma sembra extravergine.
Recentemente sono state toccate vette inaudite. Ho visto un buondì “integrale”, zeppo di zucchero, che di integrale aveva davvero poco o nulla (la cui insultante pubblicità spiegava che finalmente c’era un prodotto “integrale” che non sapeva di cartone…). Ho visto delle fette biscottate “integrali” che univano solo crusca e farina 00. Ho trovato biscotti “salutari” in cui viene riutilizzato l’amido cosiddetto “resistente” (come quello del pane raffermo, che ha indice glicemico più basso di quello normale), con tanto di curva glicemica esposta sulla confezione. Ho visto delle brioche al miele in cui il 70% della farcitura era uno sciroppo di glucosio-fruttosio (e allora chiamala brioche al glucosio-fruttosio). Ma fare un prodotto – magari giustamente arricchito e insaporito con burro, uova, olio extravergine, noci, cacao ecc. – che abbia però la componente di farina 100% integrale è così difficile?
La cosa più comica è poi la totale incoerenza dei “claim” sulle confezioni. Orrende miscele di zucchero, farina bianca, oliacci vegetali, aromi, additivi e conservanti, vengono spacciati per sani con diciture ridicole come “senza uova” o “senza olio di palma”, e accompagnati da scritte vergognose che più o meno recitano: “proteggi la tua salute senza rinunciare al gusto!”, come se un mix di zucchero e farine bianche potesse proteggere qualcosa. Il tutto nel silenzio asservito più totale degli organi di controllo.

Che fare?
In una situazione così degenerata, in cui l’attenzione dei media e del governo è sviata da altri problemi di salute pubblica di entità molto più lieve (dalla “epidemia” di varicella agli orari di apertura dei medici di base), nessuno tra quelli che sono lautamente retribuiti per farlo si occupa di ridurre l’impatto disastroso del Junk Food su diabete, obesità, cancro e malattie cardiovascolari, che generano, solo in Italia, decine di migliaia di morti precoci ed evitabili ogni anno.
Visto che a livello centrale, quali che ne siano le cause, la prevenzione non si fa (il governo Monti cadde inspiegabilmente pochi giorni dopo aver proposto una tassa sullo zucchero aggiunto in alimenti e bevande), l’unica via oggi possibile è quella dell’autodifesa.
Un primo importante successo si ha quando i nostri pazienti imparano a non dolcificare, e a gustare il vero sapore degli alimenti invece di quello contraffatto dalla dolcificazione. Ma anche quando imparano a cucinare la maggior parte dei cibi con cui si alimentano, partendo da materie prime naturali e salutari, evitando i cibi industriali sempre eccessivamente ricchi di sale e di zucchero. Uscire dalla dipendenza da Junk Food è facile (bastano 15 giorni totalmente puliti) ma non alla portata di tutti. Il tossicodipendente, ricordiamolo, non ammette mai la sua dipendenza: o si diventa consapevoli di ciò che si mette in bocca o la strada, per alcuni, può essere molto molto lunga. E il tempo non è detto che sia con noi così generoso.

L’annoso problema dei grassi e degli zuccheri
Di Lyda Bottino – farmacista e nutrizionista

L’idrogenazione dei grassi (un processo industriale volto a “indurire” oli vegetali di bassissima qualità) crea dei composti che il nostro corpo non conosce (acidi grassi di lunghezza anomala, come i C17) e dei composti rari da trovare in natura (acidi grassi “trans”) che rendono da una parte difficile la metabolizzazione con i nostri enzimi, dall’altra imbottiscono di nichel (un elemento dalle forti proprietà allergogene utilizzato nel processo industriale di idrogenazione) ogni nostro pasto che si basi su cibi “industriali”.
Ma oltre ai grassi non sani, per molti anni le industrie alimentari hanno cercato di toglierci anche quelli sani.
Gli USA sono stati sempre all’avanguardia nel togliere grassi dai cibi, e a quel delirio dobbiamo 50 anni di prodotti light, scremati, zero, 0,1 e simili, che hanno fatto di quella nazione il paese più obeso del mondo. E poiché noi, di quel paese, scimmiottiamo sempre il peggio, nei supermercati di oggi è davvero difficile raccapezzarsi: dal latte scremato alle bibite zero, dai biscotti senza zucchero ai lecca-lecca “privi di colesterolo” è tutto un fiorire di proposte a basso impatto calorico. Chi però pensasse di dimagrire facendo colazione con il latte scremato è fuori strada: con il poco potere saziante di quel latte, si troverà affamato alle 11.00 e cadrà inevitabilmente attratto da qualche merendina o da qualche macchinetta del caffè (zuccherato) con danno di segnale molto maggiore.
L’imbroglio peggiore, tuttavia (al limite della “circonvenzione di incapace” si ha quando si trova la dicitura “senza zucchero”. A tale dicitura molto raramente corrisponde un’effettiva sottrazione di zucchero (che al limite potrebbe essere salutare) quanto piuttosto una sostituzione con un prodotto diverso, che va dal fruttosio al mannitolo, dal maltosio allo sciroppo di glucosio. Dichiarare che un prodotto è senza zucchero (magari con una piccola scritta a lato che specifica “saccarosio”), aggiungendovene un altro, può rappresentare solo una presa in giro per la dabbenaggine di quelle persone non in grado di leggere un’etichetta. Altre volte al posto dello zucchero si trovano edulcoranti artificiali, del cui potere ingrassante abbiamo già a lungo parlato su queste pagine. Alla larga dunque dai finti prodotti “senza zucchero” e dai cibi light/zero, se vogliamo restare in salute.

Pasta di grano saraceno…

https://www.granosaraceno.net/prodotti/pasta-di-grano-saraceno-9.htm

…”L’Italia è il paese della pasta: tutti la amiamo, nessuno riesce a farne a meno. È buona, sempre, calda o fredda, più o meno condita, lunga o corta che sia. In alcuni casi, però, anche mangiare un buon piatto di pasta – ancora più buono se fatta in casa – può rivelarsi un problema. Molte persone, infatti, a causa di intolleranza o allergia al glutine, si trovano a dover rinunciare a questo tanto amato piatto.

Da anni il mercato offre anche una discreta gamma di prodotti senza glutine, adatti per tutti coloro che soffrono di questo tipo di intolleranza o allergia, che si sta espandendo sempre più. Tra le decine di prodotti gluten free troviamo anche la pasta, solitamente di mais e/o riso. Da qualche decennio però, grazie alla riscoperta del grano saraceno, è possibile trovare anche diversi tipi di pasta ricavata da questo prezioso pseudo-cereale.

Meglio se fatta in casa

Se, inoltre, siete amanti della pasta fatta in casa ma, a causa della presenza di glutine nella farina tradizionale, avete dovuto dirle addio, provate la farina di grano saraceno. Semplice da cucinare e molto versatile, vi permette di preparare un’ottima pasta fatta in casa, ricca di proprietà nutritive e molto gustosa – questo “grano”, infatti, ha un sapore deciso e quasi “nocciolato”.

Proprietà e valori nutrizionali

Il grano saraceno presenta molte proprietà benefiche: è naturalmente senza glutine, adatto quindi per celiaci ed intolleranti a questa proteina; presenta un basso indice glicemico – pari a 50, risultando quindi adatto ai diabetici; è ricco di fibre e fitosteroli, utili per la riduzione del colesterolo e dell’aterosclerosi; è ricco di vitamine antiossidanti, ottimi per il rigenerarsi della pelle.

Inoltre, i valori nutrizionali del grano saraceno sono notevoli: per 100gr di prodotto, il 62,5% è composto da carboidrati, le proteine – tra cui amminoacidi essenziali- occupano il 12,4%, le fibre il 6% mentre il restante 3,3% è composto da grassi, fornendo un’energia pari a 314 chilo calorie. È fonte di sali minerali, quali fosforo, potassio, ferro e calcio, e di vitamine B1, B3 e K. “

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