Vitamina D – esposizione al sole

esposizione sole

Un’adeguata esposizione al sole allunga la vita riducendo il rischio di eventi e morte per cause cardiovascolari

Un’adeguata esposizione al sole allunga la vita riducendo il rischio di eventi e morte per cause cardiovascolari. A sostenerlo è un’ampia ricerca pubblicata sul Journal of Internal Medicine. 

Iniziato nel 1990, lo studio ha coinvolto circa trentamila donne svedesi di età compresa tra i 25 e i 64 anni e, dopo vent’anni di osservazione. Dallo studio è emerso che le donne che si espongono in maniera cauta al sole vivono mediamente più a lungo, da sei mesi a due anni. 

A garantire giovamento sarebbe la maggiore produzione di vitamina D, il cui deficit è stato già in passato correlato ad un aumento del rischio di infarto e di insufficienza cardiaca. L’esposizione al sole, inoltre, compenserebbe in parte gli effetti dannosi del fumo di sigaretta.

La ricerca ha svelato come i non fumatori che erano poco abituati a esporsi al sole avevano un’aspettativa di vita paragonabile a quella dei fumatori inseriti nel gruppo che più di frequente – per scelta o per ragioni professionali – risultava esposto ai raggi solari. 

Bisogna tuttavia ricordare che l’esposizione eccessiva al sole favorisce l’invecchiamento cutaneo e lo sviluppo di tumori della pelle, come gli epiteliomi e i melanomi.

La vitamina D, oltre a prevenire l’osteoporosi, regola le risposte immunitarie, protegge dalle infezioni e riduce il rischio cardiovascolare.

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Arsenico e contaminanti negli alimenti

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SERGIO JORGESono molti i contaminanti o le sostanze pericolose che mettono a rischio i nostri alimenti

Arsenico, piombo, mercurio, micotossine, diossina, elementi radioattivi. Sono molti i contaminanti o le sostanze pericolose che mettono a rischio i nostri alimenti.

L’EFSA, l’Authority Europea per la Sicurezza Alimentare, ha deciso ora di mappare i consumi e le abitudini in fatto di cibo sui diversi territori nazionali. Si tratta di un grande progetto europeo, al quale hanno già aderito 23 paesi, dal titolo EU-Menu, che si propone di l’obiettivo, alla fine dei quattro anni, di creare una banca dati su scala europea sui consumi alimentari.

Gli elementi raccolti verranno quindi analizzati al fine di identificare e monitorare il rischio di esposizione a sostanze pericolose presenti nel cibo, determinando sia i livelli presenti negli alimenti, sia il consumo di tali alimenti secondo le diverse abitudini.

Ne verrà fuori un quadro dei consumi alimentari in termini qualitativi e quantitativi, che potrà essere poi sfruttata anche per incidere, in maniera mirata, su politiche sanitarie volte al raggiungimento di stili di vita orientati alla prevenzione della patologie croniche.

L’Efsa ritiene indispensabile per la raccolta dei dati coinvolgere personale altamente specializzato – personale medico in servizio presso strutture pubbliche e private, medici di Medicina Generale, pediatri, specialisti in scienza dell’alimentazione, biologi, nutrizionisti e dietisti -, da formarsi in maniera specifica attraverso corsi specifici.

Oltre a produrre una valutazione sui rischi alimentari e nutrizionali, il progetto ha l’obiettivo di fotografare il consumo alimentare sia in termini qualitativi che quantitativi e potrebbe diventare uno strumento utile per incidere su politiche sanitarie rivolte al raggiungimento di stili di vita corretti orientati alla prevenzione delle patologie croniche.

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Agenti inquinanti e loro fonti. Ministero Della Salute

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4389&area=indor&menu=vuoto

Le sostanze in grado di alterare la qualità dell’aria indoor possono essere classificate come: agenti chimici, fisici e biologici;provengono in parte dall’esterno (inquinamento atmosferico outdoor, pollini), ma molti sono prodotti da fonti interne.
Le principali fonti interne di inquinamento sono rappresentate da: occupanti (uomo, animali), polvere (ottimo ricettacolo per i microrganismi), strutture, materiali edili, arredi, impianti (condizionatori, umidificatori, impianti idraulici) e aria esterna.

Bioeffluenti e contaminanti biologici

Il corpo umano può emettere composti chimici i cosiddetti bioeffluenti, che non raggiungono quasi mai delle concentrazioni nocive per la salute, molti sono caratterizzati da un odore sgradevole.
Generalmente all’aumentare del numero delle persone presenti in un ambiente confinato e in assenza di adeguata ventilazione, aumenta l’insoddisfazione degli occupanti a causa del progressivo deterioramento della qualità dell’aria (aria viziata), che può essere percepita come più o meno sgradevole a causa dall’aumento della concentrazione dei bioeffluenti.
L’anidride carbonica (CO2), principale gas metabolico prodotto dall’uomo, è utilizzata come indicatore della qualità dell’aria in ambiente indoor.
Le persone sono anche sorgenti di contaminanti biologici attraverso la desquamazione dell’epidermide e, soprattutto, l’emissione di goccioline saliva: le “goccioline di Flügge” immesse nell’ambiente con la fonazione, la tosse o lo starnuto. Queste sono in grado di rimanere sospese in aria e veicolare agenti infettivi di numerose malattie. Anche gli animali domestici sono fonti di inquinamento biologico attraverso la perdita di peli, forfora, saliva, urine etc.

Processi di combustione

Molte attività degli occupanti contribuiscono a inquinare l’aria degli ambienti chiusi. Uno dei fattori principali è il fumo di tabacco passivo (ETS), oltre ai processi di combustione di petrolio, gas, cherosene, carbone e legno.
Ricerche di chimica analitica hanno dimostrato che il fumo di tabacco passivo (ETS) contribuisce all’inquinamento degli ambienti chiusi poichè apporta significative concentrazioni di nicotina, sostanze irritanti, tossiche e cancerogene.
I processi di combustione per la cottura dei cibi e il riscaldamento degli ambienti contribuiscono all’aumento della concentrazione di ossido e biossido di azoto (NO ed NO2), anidride carbonica (CO2) e monossido di carbonio (CO).
Recentemente è aumentato l’interesse della comunità scientifica nei confronti dei fenomeni di inquinamento indoor connessi alla combustione delle biomasse, soprattutto per la maggiore diffusione di stufe a legna e caminetti, in relazione alla crisi economica e alle politiche energetiche che ne incentivano l’impiego.
Da questo tipo di combustione derivano emissioni di inquinanti chimici pericolosi, come: monossido di carbonio (CO), composti organici volatili (COV), particolato fine carbonioso (soot) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Materiali da costruzione e prodotti per la pulizia

I materiali utilizzati per la costruzione e l’arredamento possono rappresentare una importante fonte di inquinamento indoor. Il problema delle emissioni perdura durante tutto il ciclo di vita utile dell’edificio. Subito dopo il completamento dell’edificio vi è il rischio di grandi quantità di COV dai materiali sintetici nuovi. Tale rischio diminuisce con il passare dei mesi, ma contemporaneamente inizia il degrado fisiologico dell’edificio e quindi il rilascio di altre sostanze pericolose, come l’amianto (ancora presente in ambito residenziale).
Altre potenziali fonti indoor di inquinamento sono i prodotti per la pulizia e la manutenzione della casa, i prodotti antiparassitari e l’uso di colle, adesivi, solventi etc. Inoltre possono determinare una emissione importante di sostanze inquinanti l’utilizzo di strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici e prodotti per l’hobbistica (es. colle).

Impianti di condizionamento

Gli impianti di condizionamento possono rappresentare pericolose fonti di inquinamento biologico o chimico specie se mal progettati, in cattivo stato di pulizia e manutenzione.
Colonie di microrganismi possono annidarsi e moltiplicarsi negli impianti in cui vi è presenza di acqua, per lo più stagnante, come: umidificatori e condizionatori di aria, vaporizzatori, sistemi di riscaldamento, frigoriferi autosbrinanti, impianti idrici.
Inoltre una errata collocazione delle prese d’aria in prossimità di aree ad elevato inquinamento, come strade molto trafficate, parcheggi o autofficine, possono determinare la penetrazione di inquinanti dall’esterno.
Recentemente numerose evidenze scientifiche hanno rilevato che alcune sostanze chimiche denominate interferenti endocrini (IE), presenti nell’ambiente e negli alimenti, sono in grado di alterare l’equilibrio ormonale degli organismi viventi, esseri umani compresi anche a dosi molto basse. L’elenco di queste sostanze, non è definitivo e comprende:

  • sostanze che persistono a lungo nell’ambiente e si concentrano negli organismi viventi, e quindi anche negli alimenti
  • alcuni pesticidi
  • alcune sostanze non persistenti, ma con cui spesso entriamo in contatto nella nostra vita quotidiana, ad esempio, attraverso le plastiche, come gli ftalati ed il bisfenolo.

Tabella – Principali agenti indoor e potenziali fonti interne

FONTI INQUINANTI
Processi di combustione a gas o carbone per riscaldare e/o cucinare, camini e stufe a legna, gas di scarico veicoli Prodotti di combustione (CO, NOx, SO2, particolato)
Materiali da costruzione e isolanti amianto, fibre vetrose artificiali, Particolato, Radon; Agenti biologici (per presenza di umidità e/o polvere)
Materiali di rivestimento e moquette formaldeide, acrilati, COV e Agenti biologici (per presenza di umidità e/o polvere)
Arredi formaldeide, COV e Agenti  biologici (per presenza di umidità e/o polvere)
Liquidi e prodotti per la pulizia alcoli, fenoli, COV
Fotocopiatrici ozono (O3), polvere di toner, idrocarburi volatili (COV)
Fumo di sigaretta idrocarburi policiclici, COV formaldeide, CO, particolato fine
Impianti di condizionamento CO2 e COV (per scarso numero di ricambi orari o eccesso di riciclo); Agenti biologici (per mancanza di  pulizia/manutenzione)
Polvere Agenti biologici (allergeni indoor: acari)
Individui CO2 e Agenti biologici (batteri, virus ecc.)
Animali Allergeni indoor (peli ecc)
Sorgenti naturali (lave, tufi, graniti, ecc.) Radon

Microfibre. inquinanti…

La fonte di inquinamento delle acque più diffusa – e preoccupante – dipende dalla centrifuga della nostra lavatrice. Uno studio dell’Università della California appena pubblicato assegna alle microfibre che si staccano dai vestiti ad ogni lavaggio il primo posto nella lista degli inquinanti marini. Da qui deriva non solo l’avvelenamento di fiumi e mari, ma anche il rischio concreto di mettere a repentaglio animali non solo acquatici.

Tutto inizia dalle prove raccolte dalla ricercatrice Sherri Mason nei pesci dei Grandi Laghi al confine tra Stati Uniti e Canada: i loro corpi sono pieni di microfibre sintetiche, minuscoli frammenti che si staccano dai vestiti. Lo stesso vale per le zone costiere. Mason si è allora chiesta da dove potesse provenire una quantità così grande di filamenti tossici. E la risposta è la lavatrice.

In media, si legge nella ricerca, un giubbotto in tessuto sintetico perde 1,7 grammi di microfibre ad ogni lavaggio. Se è nuovo, perché se invece ha i suoi anni il dato raddoppia. Dalla lavatrice, questi frammenti vengono scaricati insieme all’acqua negli impianti di trattamento. Solo una parte viene effettivamente trattenuta: il 40% finisce in fiumi, laghi, oceani.

 

Queste microfibre sintetiche sono particolarmente pericolose in quanto hanno il potenziale di avvelenare tutta la fauna di un ecosistema, l’intera catena alimentare. Le dimensioni microscopiche favoriscono l’ingestione da parte dei pesci. Il rischio è amplificato dalla loro capacità di bioaccumularsi negli organismi, quindi di concentrare una quantità sempre maggiore di tossine nei corpi degli animali ai livelli superiori della catena alimentare.

A sua volta, la bioaccumulazione spalanca prospettive decisamente inquietanti visto che le microfibre plastiche assorbono molecole e sostanze inquinanti persistenti e ad elevatissima tossicità, come ad esempio i policlorobifenili (PCB), che si vanno poi a concentrare nei tessuti organici.

I risultati di questa ricerca devono far riflettere anche su alcune pratiche considerate finora pienamente sostenibili. È il caso della stessa azienda che ha sovvenzionato lo studio di Mason, Patagonia. Per ridurre la sua impronta ecologica, la compagnia ricicla bottiglie di plastica – triturandole – per ricavarne microfibra per gli indumenti sportivi che commercializza. Ma secondo questa ricerca, quella stessa plastica avrebbe inquinato di meno sotto forma di bottiglia.

Rinnovabili.it

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Uno studio sull’elettrosensibilità- MCS America

Development and evaluation of an electromagnetic hypersensitivity questionnaire for Japanese people.

Bioelectromagnetics. 2016 Jun 21. doi: 10.1002/bem.21987. [Epub ahead of print]
PMID: 27324106 [PubMed – as supplied by publisher]

Hojo S1,2,3, Tokiya M4, Mizuki M5, Miyata M6, Kanatani KT7, Takagi A8, Tsurikisawa N2, Kame S9, Katoh T10, Tsujiuchi T1,11, Kumano H1,11.

Author information: 1Institute of Applied Brain Sciences, Waseda University, Tokorozawa, Japan.2Department of Allergy and Respirology, and Clinical Research Center for Allergy and Rheumatology, National Hospital Organization, Sagamihara National Hospital, Sagamihara, Japan.3Shokei Gakuin University, Natori, Japan.4Faculty of Medicine, Department of Public Health and Epidemiology, Oita University, Oita, Japan.5Department of Respiratory Medicine and Allergy, National Hospital Organization, Morioka National Hospital, Morioka, Japan.6Clinic of Enviromental Medicine Soyokaze Tokyo, Tokyo, Japan.7 Department of Health Informatics, Kyoto University School of Public Health, Kyoto, Japan.8Division of Biostatistics, Tohoku University Hospital Clinic Research Data Center, Sendai, Japan.9Kansai University of Health Sciences, Osaka, Japan.10Faculty of Life Sciences, Kumamoto University, Kumamoto, Japan.11Faculty of Human Sciences, Waseda University, Tokorozawa, Japan.

Abstract

The purpose of the present study was to evaluate the validity and reliability of a Japanese version of an electromagnetic hypersensitivity (EHS) questionnaire, originally developed by Eltiti et al. in the United Kingdom. Using this Japanese EHS questionnaire, surveys were conducted on 1306 controls and 127 self-selected EHS subjects in Japan. Principal component analysis of controls revealed eight principal symptom groups, namely, nervous, skin-related, head-related, auditory and vestibular, musculoskeletal, allergy-related, sensory, and heart/chest-related. The reliability of the Japanese EHS questionnaire was confirmed by high to moderate intraclass correlation coefficients in a test-retest analysis, and high Cronbach’s α coefficients (0.853-0.953) from each subscale. A comparison of scores of each subscale between self-selected EHS subjects and age- and sex-matched controls using bivariate logistic regression analysis, Mann-Whitney U- and χ2 tests, verified the validity of the questionnaire. This study demonstrated that the Japanese EHS questionnaire is reliable and valid, and can be used for surveillance of EHS individuals in Japan. Furthermore, based on multiple logistic regression and receiver operating characteristic analyses, we propose specific preliminary criteria for screening EHS individuals in Japan. Bioelectromagnetics. © 2016 The Authors. Bioelectromagnetics Published by Wiley Periodicals, Inc.

© 2016 The Authors. Bioelectromagnetics Published by Wiley Periodicals, Inc.

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T. Aceti, Tribunale Del Malato

Per il riconfermato coordinatore del Tribunale del malato di Cittadinanzattiva la priorità resta la difesa e il rilancio della sanità pubblica. Confermata la battaglia per l’abolizione del superticket su visite ed esami. Forti dubbi sul fondo per l’innovazione: “E’ solo una toppa. Serve ripensare tutta la governance del farmaco”. A metà luglio la decisione dell’associazione sul referendum costituzionale di ottobre

22 GIU – Difendere e rilanciare il servizio sanitario pubblico, tornare ad investire nel settore a partire dal personale, abolire il superticket e lanciare un’operazione trasparenza sull’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. Questi i principali indirizzi sui quali si stanno concentrando gli sforzi del Tribunale dei diritti del malato- Cittadinanzattiva per il prossimo futuro. A spiegarli nel dettaglio in quest’intervista è Tonino Aceti, confermato lo scorso sabato dalla direzione nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva come coordinatore nazionale per il prossimo quadriennio. A lui è stato inoltre affidato l’incarico di responsabile del coordinamento nazionale delle associazioni di malati cronici.

Dottor Aceti, altri quattro anni alla guida del Tdm, e i primi quattro anni come sono andati?
I 4 anni appena trascorsi sono stati anni difficili per il Servizio sanitario nazionale e per il diritto alla salute dei cittadini. E il nostro impegno si è concentrato su diversi fronti: innanzitutto per la salvaguardia ed il rilancio del servizio sanitario pubblico, e su questo continueremo a tenere molto alto il livello di attenzione e di intervento , visto che la Corte dei Conti ha evidenziato che i tagli cumulati al Ssn tra il 2011 e il 2015 sono pari a 54 mld di euro. Ci aspettiamo dal Governo un maggiore sostegno e più investimenti per il comparto, per abattere le liste d’attesa, diminuire la pressione dei ticket, diminuire l’Irpef nelle Regioni in piano di rientro, investire nel personale e sostenere l’innovazione

Abbiamo a più riprese denunciato i tagli e il mancato rispetto dei livelli di finanziamento al Ssn previsti nel Patto per la salute 2014-2016,
chiamando a raccolta tutti gli stakeholders a difesa di un servizio pubblico da noi visto come bene comune e conquista irrinunciabile per i cittadini, e principale strumento per la lotta alle diseguaglianze.
In questo senso posso dire che le nostre battaglie hanno prodotto effetti. A difesa del Ssn si è sollevato un vasto fronte che ha coinvolto cittadini e professionisti. Spero che in futuro si possa allargare anche alle Istituzioni che fino ad oggi si sono impegnate più con le parole che con i fatti.

A chi si riferisce?
Sia al Governo che alle Regioni.

Torniamo al bilancio del suo primo mandato.
Un punto di svolta è stato senz’altro la mobilitazione contro il decreto appropriatezza. Anche qui abbiamo assistito alla formazione di un unico fronte che è riuscito a depotenziare la portata negativa del provvedimento. Un provvedimento, questo, che andrebbe rivisto a 360°, poiché comprime gli attuali Livelli Essenziali di Assistenza, la sola circolare ministeriale messa a punto non è sufficiente. E su questo il Ministero dovrebbe lavorare anche con le Organizzazioni dei cittadini e dei pazienti, cosa che ancora non è avvenuta, e che auspichiamo, visto che il Decreto, stando alle nostre segnalazioni, continua a produrre effetti negativi ancora oggi sui cittadini.
Sul fronte parlamentare ci siamo poi confrontati in maniera costruttiva sul disegno di legge sulla responsabilità professionale riuscendo probabilmente ein parte a migliorare il testo – stando almeno agli emendamenti presentati in commissione Sanità –. Il testo va ancora migliorato e su questo lavoreremo nelle prossime settimane.
E ancora, abbiamo portato a casa due nuovi Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) con altrettanti accordi Stato Regioni: uno riguardante le malattie infiammatorie croniche intestinali, e l’altro le patologie reumatiche autoimmuni.
Abbiamo partecipato alla campagna per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari e, infine, ottenuto che in diversi provvedimenti governativi, dal Patto per la salute alla legge di stabilità, si realizzasse un vero bilanciamento tra attenzione agli equilibri di bilancio e garanzia dei Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio.
Siamo in attesa della approvazione del Piano Nazionale della cronicità, che abbiamo negli anni fortemente richiesto e al quale stiamo cercando di contribuire. Abbiamo ottenuto un nuovo impegno sull’aggiornamento dei Lea ma su questo, ovviamente, c’è ancora da fare.
Nell’ambito del 35ennale del Tribunale per i diritti del malato, attraverso un tour che ha attraversato tutte le Regioni, abbiamo informato e sensibilizzato cittadini, Istituzioni e professionisti sull’importanza dei diritti del malato e del Ssn pubblico, prendendoci carico di alcune criticità territoriali nell’assistenza che abbiamo riscontrato.
Una particolare attenzione sarà poi rivolta all’attuazione del DM 70 sugli standard ospedalieri da parte delle Regioni per scongiurare il rischio di una riduzione dei servizi per i cittadini, speci nelle Regioni in Piano di rientro. Bisogna garantire che le scelte delle amministrazioni locali siano incentrate sulla tutela del diritto alla salute dei pazienti e non solo per far quadrare i conti.

Passando all’attualità, di recente un’indagine del Censis ha denunciato che 11 milioni di italiani non si curano per mancanza di soldi. Avete anche voi gli stessi dati?
Posso confermare che esistono difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie garantite dai Lea; questa è una delle principali criticità che i cittadini segnalano alla nostra associazione. Una segnalazione su quattro riguarda proprio questo argomento. Si tratta di un problema che hadue principalicause: le liste d’attesa, sulle quali manca una strategia di livello nazionale, e ticket, specie in questo periodo di crisi economica. Sulle liste d’attesa resto convinto che il Ministero della Salute debba fare molto di più e subito, specie se consideriamo che stanno aumentano segnalazioni molto preoccupanti che coinvolgono anche reparti sensibili come la chemioterapia e radioterapia.

E sul ticket, la tanto attesa riforma non è mai arrivata…
Per noi c’è una priorità: l’abolizione del superticket, una vera tassa sulle ricette e dunque sulla salute. Eliminarla non avrebbe un costo eccessivo, si parla di 834 mln, su questo abbiamo lanciato una petizione online. Il superticket, tra l’altro, danneggia lo stesso servizio pubblico, visto che il combinato disposto delle lunghe liste d’attesa e della spesa per il ticket rende, per molte prestazioni, il Ssn meno conveniente del privato.
La nostra proposta di revisione della normativa sui ticket si poggia sulla progressività della compartecipazione, in base alle capacità reddituali di ciascuno, senza ovviamente arrivare a livelli di compartecipazione che rendano meno concorrenziale il servizio pubblico rispetto al privato e salvaguardando le esenzioni totali per patologie per malati cronici e rari.

Passiamo al Fondo per i farmaci innovativi. Ora oncologi e associazioni chiedono che si crei una nicchia per l’oncologia. Le pare la via giusta o dovremmo rivedere la stessa filosofia del fondo innovazione considerando che sono annunciate moltissime novità in campo farmaceutico per diverse patologie?
Bisogna innanzitutto capire cosa si intenda per innovazione. Si dovrebbe lavorare in maniera condivisa, coinvolgendo cittadini e pazienti sul concetto stesso di innovazione, per evitare di spendere risorse ingenti per qualcosa non di innovativo, ma solamente di nuovo. Dobbiamo poi far sì che l’innovazione giunga effettivamente nelle disponibilità dei pazienti, cosa che non sempre è avvenuta e che ancora non avviene per tutti, come ad esempio per la terapia per l’Epatite C. Nonostante il Fondo ad hoc stanziato nella legge di stabilità, infatti, alcuni pazienti hanno lamentato difficoltà di accesso alle cure nonostante rientrassero all’interno dei criteri stabiliti dall’Aifa.

Quindi, meglio niente Fondo separato?
Quella del Fondo è solo una toppa, va rivista la governance del farmaco nel suo complesso. Intanto non possiamo continuare ad alimentare questi fondi con risorse economiche prese dal Fondo sanitario e dobbiamo capire come ottenere risorse nuove e aggiuntive da destinarvi.
Si deve passare dalla logica del silos a quella della spesa integrata. Non possiamo soffermarci solo sulla sostenibilità economica della cura, ma andare oltre e chiedersi, ad esempio per i farmaci che curano l’Epatite C, quanti risparmi si riescano così ad ottenere nei reparti di epatologia, quanti in termini di trapianti mancati, quanti per invalidità civili non richieste, o in aumento delle ore di vita in buona salute e quindi in termini di guadagno produttivo.
L’importante è coinvolgere le associazioni di pazientie cittadini su temi importanti e delicati come questi e, mi piacerebbe che i risparmi ottenuti in farmaceutica potessero restare all’interno del comparto ed essere qui reinvestiti. Non possiamo e non dobbiamo creare malattie e pazienti di serie A e di serie B, tutti hanno la stessa importanza.

Altro tema caldo è quello dell’aggiornamento dei Lea atteso ormai da molti mesi. Cosa è successo?
Vorremmo tanto saperlo anche noi! Su questo tema è mancato qualsiasi tipo di confronto, e sul contenuto della bozza all’esame del Ministero dell’Economia noi non sappiamo nulla. Credo che anche molti parlamentari non abbiano notizie sul contenuto di quei documenti. Servirebbe una grande operazione di trasparenza e confronto reale con tutti gli stakeolders su questo. Siamo preoccupati, non vorremmo ci arrivasse in testa una versione che riduce le tutele per i cittadini anziché aumentarleInoltre, se si protrae il ritardo, nell’approvazione dei nuovi Lea oltre il 2016 si rischia un’ulteriore beffa:per il 2016, potremmo non poter prendere gli 800 milioni di euro che l’ultima Legge di Stabilità ha finalizzato per il loro aggiornamento.
A margine, vorrei sottolineare un altro grave problema: quello riguardante il monitoraggio dei Lea.
Il sistema di monitoraggio dei Lea è basato pravalentemente su dati autocertificati da parte delle Regioni e quindi dei “controllati”, e non ancora in grado di fotografare la completa dinamica che esiste tra cittadino e Ssn. Su questo bisogna lavorare ancora molto per garantire maggiore equità ed effettività dei Livelli essenziali di assistenza.

Si avvicina la prossima legge di stabilità. Cosa vi aspettate e cosa temete?
Vorremmo che finissero una volta per tutte le richieste, da parte del Governo, di un contributo alla finanza pubblica da parte del Ssn e che le Regioni smettessero di accettare tagli alla sanitàSono tante le sfide che attendono il settore, la sanità non può più esser vista come un bancomat a cui attingere. Si intervenga con tagli mirati laddove si annidano sprechi e inefficienze, guardando non solo al comparto sanità, ma anche al di fuori e su altri capitoli di spesa pubblica. Mi aspetto che non ci sia alcuna riduzione al finanziamento della sanità pubblica rispetto a quanto previsto, anzi sarebbe auspicabile qualche risorsa in più
Anche sul fronte del personale dovremmo iniziare a dare risposte concrete e mirate alla carenza cronica di professionisti, che i cittadini ci segnalano in alcune strutture delle Regioni in piano di rientro.C’è poi la partita relativa al Fondo farmaci innovativi, che in attesa della riforma della governance farmaceutica, deve essere rifinanziato, ma chiediamo che questo avvenga con risorse nuove e aggiuntive rispetto al Fondo sanitario nazionale.

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=40902&fr=n

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Istamina negli alimenti

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1. Alimenti ricchi di istamina

Gli alimenti freschi o non lavorati contengono in genere una minima dose di istamina. Il suo contenuto aumenta però significativamente tramite processi microbiologici, come maturazione, fermentazione, stagionatura e una prolungata conservazione.
Fondamentalmente si può affermare: più a lungo un alimento viene tenuto a magazzino o sottoposto a stagionatura, maggiore è il suo contenuto di istamina.

Fanno parte degli alimenti ad alto tenore di istamina:

Bibite alcoliche, in particolare vino rosso e spumante
Formaggio, fonduta di formaggio
Salumi crudi, come salame o speck
Frutti di mare, pesce e salse di pesce
Crauti
Determinati tipi di verdure, quali pomodori, spinaci e melanzane

2. Istamino-liberatori
Sono definiti istamino-liberatori quegli alimenti che contengono in sé poca istamina, ma che possono favorire la liberazione di istamina nell’intestino oppure bloccare l’enzima diaminossidasi (DAO) che degrada l’istamina. Fanno parte degli alimenti istamino-liberatori, fra gli altri:
Cioccolato
Cacao
Determinati tipi di frutta, quali fragole, agrumi, ananas, kiwi
Funghi
Noci
Esiste inoltre una serie di sostanze chimiche (ad es. alcol, determinati componenti di medicinali), che riducono drasticamente l’effetto dell’enzima contenuto nell’organismo.
L’istamina che proviene dall’esterno viene assunta per lo più tramite alimenti che la contengono.

http://www.sergioalbanese.it/it/Le-malattie-ORL/Allergologia/Scarica-il-modulo-con-le-principali-allergie-crociate-alimenti-pollini.html

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