Allergià,  intolleranze, ansie…sindrome dell’intestino permeabile…

Tutte le malattie hanno origine nell’intestino (Ippocrate-460-370 a.C.).

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, l’Intestino Tenue è l’organo (viscere) che si occupa di separare il Puro dall’Impuro e scegliere. Si occupa di proteggere il self. Questo suo compito non si limita solo a livello del corpo, ma anche della mente: l’intestino influenza la nostra capacità di prendere decisioni (anche se è poi la Vescicola Biliare a decidere), di vedere con chiarezza, fornendoci gli elementi per valutare le situazioni nella vita, prima di prendere le nostre decisioni (Vescicola Biliare) e agire (Fegato).

Dal nostro intestino dipende quindi la nostra salute. Ma anche la nostraFelicità! Intestino e stomaco producono il 99% della serotonina, l’ormone del buon umore.

Se l’intestino è in squilibrio, perderemo la nostra chiarezza mentale e la nostra capacità di valutare, a livello sia psichico sia fisico. L’intestino in tal caso perderà la capacità di scegliere, lasciando passare tutto: batteri, microbi, cibo non digerito…

E’ questo il caso della Sindrome del”Intestino Permeabile.

sintomi possono essere gonfiore addominale, meteorismo, irregolarità intestinale (con alternanza di stipsi e diarrea o feci mal formate), dolori al basso ventre,  stanchezza generale.

Si tratta di uno stato infiammatorio che può dare origine a molti disturbi, anche gravi. Problemi di artrite, infezioni micotiche, allergie, ma anche stati emotivi quali ansia, possono derivare da un intestino non in salute.

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Lemalattie autoimmuni sono correlate a questa condizione: infatti, il passaggio del non self oltre la barriera, può scatenare una risposta immunologica. “Molte proteine strutturali dei nostri tessuti presentano somiglianze con proteine esterne derivate da alimenti, cosicché può avvenire con facilità che il nostro corpo, nel tentativo di difendersi da queste sostanze percepite come estranee, attacchi i propri tessuti. Ad esempio, è stato rilevato che l’albumina presente nel latte bovino presenta importanti affinità strutturali con quella che costituisce il collagene delle articolazioni. Quando questa reazione si manifesta a carico delle articolazioni avremo un problema di ARTRITE REUMATOIDE, mentre a carico dei vasi sanguigni può determinarsi una vasculite. MORBO DI CROHN, TIROIDITI, glomerulonefriti, e molti altri gravi quadri patologici, inclusi la SCLEROSI MULTIPLA ed alcuni tipi di DIABETE, sono oggi attribuiti a processi autoimmunitari di questo tipo” (Il Grande Libro dell’Ecodieta di Carlo Guglielmo).

Quali sono le cause?

Le cause sono molteplici: l’assunzione di antibiotici e cortisonici, lo stress, un’alimentazione scorretta, con alimenti trattati, manipolati,  una dieta molto squilibrata con  pesanti carenze nutrizionali oppure  con un eccessivo contenuto di proteine (specialmente animali e grassi saturi).

Succede dunque che, a seguito di infezioni, infiammazioni oppure alterazioni della flora batterica, l’intestino perde la sua selettività e nel sangue passa di tutto, anche sostanze tossiche oppure proteine (non completamente demolite in aminoacidi), che passano nel sangue intere, scatenando reazioni immunitarie nei loro confronti.  Il passaggio di proteine è probabilmente il problema più grave, una delle cause dell’incremento di incidenza di casi di allergie e di malattie autoimmuni (si veda figura).

Insomma, il nostro intestino diventa un colabrodo. E’ chiaramente una condizione molto Yin, con uno stato di infiammazione cronico.

Rimedi

La soluzione ad un problema, come al solito, consiste nell’eliminare la causa. Quindi, si dovranno eliminare

  • le sostanze più Yin, come zucchero, bevande zuccherate, alcol, prodotti chimici, frutta tropicale. 
  • alimenti con caseina (latte e derivati, compreso lo yogurt che è molto yin!) e glutine (almeno all’inizio. successivamente, a meno di celiachia, potrà essere introdotto un glutine esclusivamente da grani antichi).

Seguire una dieta anti-infiammatoria, aiutandosi con alimenti quali miso everdure fermentate, cibi ricchi di omega-3 (acidi grassi essenziali per la crescita e la guarigione dei tessuti), come noci, olio di lino, portulaca, pesce. Nel caso di pesce preferire il pesce azzurro, di taglia piccola, che, contiene selenio (una delle proprietà del selenio è quella di contrastare il mercurio, legandolo in un composto inattivo. Inoltre il selenio è un potente antiossidante che contribuisce a diminuire i danni recati dal mercurio al sistema nervoso).

Ilcibodellasalute.Com

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Inquinamento domestico…

​  La polvere delle nostre case e l’aria che respiriamo contengono una complessa miscela di sostanze chimiche. Alcune, come l’ossigeno, sostengono la vita. Altre sono inquinanti derivati da cose come i gas di scarico delle auto o piccoli rimasugli di prodotti per la casa. Due nuovi studi aggiungono dettagli molto interessanti sull’esatta diffusione di queste esposizioni tossiche.


Una nuova analisi, pubblicata questa settimana su “Environmental Science & Technology”, ha ribadito che le sostanze chimiche contenute nei prodotti di consumo – tra cui ftalati, fenoli e ritardanti di fiamma – sono componenti onnipresenti della polvere domestica. Queste sostanze sono presenti a livelli così elevati che i ricercatori dicono che è probabile che ne inaliamo e ingeriamo accidentalmente tutti i giorni piccole quantità, anche se non sappiamo ancora se questo livello di esposizione è sufficiente a farci male.

Queste esposizioni si verificano dopo che i prodotti chimici si “sfaldano” dagli oggetti, per esempio dai materiali da costruzione, dai cavi elettrici o dai profumi, dice Ami Zota, docente di salute ambientale e occupazionale alla George Washington University e coautrice dello studio.Le 10 sostanze chimiche più comuni sono state trovate in oltre il 90 per cento dei campioni, il che suggerisce che provengano da oggetti presenti nella maggior parte delle abitazioni e degli spazi comuni.

In 

questa analisi la sostanza chimica più abbondante è risultata il di-2-etilesilftalato (DEHP), uno ftalato che viene usato nelle plastiche flessibili, nei cosmetici e in altri prodotti per la cura personale. Nei topi e nei ratti, l’ingestione di alte dosi di DEHP interferisce con lo sviluppo del sistema riproduttivo maschile ed è collegato al cancro del fegato.

Quando i ricercatori hanno classificato le sostanze chimiche a seconda della probabilità di ingestione da parte di bambini in età prescolare, in cima alla lista è risultato il ritardante di fiamma TCEP (tris(2-carbossietil)fosfina). Nei topi, il TCEP è stato collegato al cancro e a danni cerebrali, ma come molti dei prodotti chimici per la casa non sappiamo se possa essere pericoloso per l’uomo.

 Di molte sostanze chimiche, dice Zota,  non sappiamo ancora quali siano i livelli che dovrebbero essere considerati pericolosi in caso di esposizione a lungo termine. E non sappiamo se la combinazione di alcune di quelle sostanze chimiche sia più nociva rispetto alle sostanze considerate singolarmente.

Tracey Woodruff, che non è stata coinvolta nella nuova analisi, definisce il lavoro un “grande contributo” allo studio delle sostanze chimiche nella polvere domestica. Direttrice del Programma sulla salute riproduttiva e dell’ambiente all’Università della California a San Francisco, è stata ricercatrice senior e analista di politica ambientale presso l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) degli Stati Uniti. “La polvere è là fuori. Sappiamo che i prodotti chimici sono nella polvere “, dice. “Ora abbiamo un quadro più preciso di quali sono e di quello che stiamo ingerendo, e questo è veramente importante per valutare i rischi”.

Nell’aria
Un secondo studio solleva nuove questioni sull’esposizione all’aria esterna. Il lavoro, pubblicato sui “Proceedings of National Academy of Sciences” il 6 settembre, suggerisce che le nanoparticelle di magnetite, tipicamente presenti nell’aria, possono viaggiare nel corpo umano ben più di quanto si credesse, e addirittura penetrare nel tessuto cerebrale. Queste particelle di inquinanti atmosferici sono state correlate alle malattie respiratorie da molto tempo, dice Woodruff, ma il legame con la salute del cervello “si sta appena iniziando a valutare”.

I ricercatori hanno esaminato 37 campioni di tessuto cerebrale di persone che hanno vissuto a Manchester e a Città del Messico, usando un sensibilissimo magnete per confermare la presenza delle particelle magnetiche nel cervello e cercarle quindi con un microscopio elettronico a trasmissione.

Anche se il nostro corpo produce una piccola quantità di magnetite – un minerale composto da ferro e ossigeno – le caratteristiche delle particelle di magnetite individuate dai ricercatori nei campioni di cervello suggeriscono che non provengano dal corpo. Tipicamente, queste particelle appaiono al microscopio elettronico con una forma simile a un cristallo. Ma Barbara Maher – che studia i minerali magnetici presenti nell’ambiente all’Università di Lancaster – e il suo team, hanno scoperto che la maggior parte di quelle nei campioni di cervello erano in realtà tondeggianti e soffici.

Questo, suggerisce che siano state prodotte a temperature elevate, probabilmente nei motori dei veicoli. “In sostanza sono gocce di metallo fuso”, spiega Maher. “Se si raffreddano abbastanza rapidamente, conservano la forma sferica.”


Le particelle sono abbastanza piccole da poter entrare nel cervello attraverso il naso e il nervo olfattivo. Nessuno ha ancora dimostrato che la magnetite contribuisca al morbo di Alzheimer o a qualsiasi altra malattia – la magnetite è già stata rilevata nel cervello di alcuni pazienti con Alzheimer – ma si sa che il minerale crea radicali liberi che a loro volta possono danneggiare le cellule. Di conseguenza, Maher ritiene che sia “altamente improbabile” che la presenza delle particelle nel cervello sia innocua.

“I livelli di magnetite trovati nel cervello da questo studio sono molto più elevati di quelli rilevati in altri”, spiega Jon Dobson, che studia le nanoparticelle magnetiche in biomedicina all’Università della Florida e non è stato coinvolto nella ricerca. Lavarsi le mani prima di mangiare può ridurre significativamente l’apporto accidentale dei prodotti chimici presenti nella in polvere. E consigliano anche di usare un aspirapolvere dotato di un filtro antiparticolato ad alta efficienza (HEPA), progettato proprio per rimuovere le particelle molto fini.

Maher sottolinea anche che camminare evitando le strade trafficate può contribuire a ridurre la quantità di gas di scarico che si respira. Così come camminare sul lato a valle della strada, piuttosto che quello a monte, dove i conducenti bruciano più combustibile mentre accelerano. “Qualsiasi distanza che si può interporre tra sè e la fonte delle particelle è una buona cosa.”

(L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Scientific American” il 14 settembre 2016. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)

Scienze.it

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Farina di Kamut…

kamutLa farina di kamut, al pari della farina di grano, può essere usata per la preparazione di pane, biscotti, cialde, frittelle, prodotti da forno vari, pasta… ma anche per preparare bevande e spuntini. Oltre che per le sue proprietà nutrizionali, la farina di Kamut è popolare per la sua consistenza morbida e il sapore quasi dolce.

Il kamut è un nome con il quale un’azienda statunitense commercializza un particolare tipo di grano. Per capirci… proprio come la parola Nutella sta a indicare la crema di nocciole della Ferrero, la parola kamut sta a indicare una varietà di grano prodotto e commercializzato dall’omonima azienda Americana Kamut®.

Nello specifico, con il prodotto kamut si propone una particolare varietà di grano della sottospecie Triticum turgidum ssp. turanicum, chiamata comunemente “Khorasan”. 

La farina di Kamut altro non è che la farina derivata dalla macinazione del grano Khorasan.

Per proporvi dei valori nutrizionali affidabili abbiamo usato come fonte l’USDA Nutrient Database. I valori nutrizionali del kamut riportati in seguito fanno riferimento a 100 grammi di grano khorasan crudo, cioè alla materia prima che una volta macinata dà vita alla farina Kamut.

  • Calorie: 337 kcal
  • Carboidrati: 70,38 g
  • Grassi: 2,2 g
  • Proteine: 14,7 g
  • Vitamine:
    -B1, 0.591 mg
    -B2, 0.178 mg
    -B3, 6.35 mg
    -B5, 0.9 mg
    -B6, 0.225 mg
    -Vitamina E, 0.6 mg
  • Minerali:
    -Ferro, 4.41 mg
    -Magnesio, 134 mg
    -Manganese, 2.86 mg
    -Fosforo, 386 mg
    -Potassio, 446 mg
    -Zinco, 3.68 mg
  • Acqua, 10.95 g

La farina di kamut contiene più glutine della classica farina di grano. L’elevata quantità di glutine, associata al buon tenore proteico, rende questo alimento ancora più indicato per la preparazione di impasti e prodotti da forno. Così come il kamut si presta ancor meglio alla cottura.

Le proprietà della farina di Kamut sono dettate dai valori nutrizionali. Stando allo studio intitolato “Counteraction of oxidative damage in the rat liver by an ancient grain Kamut brand khorasan wheat“ della Nutritio, Elsevier Inc, il pane prodotto a partire con farina di kamut riescirebbe a proteggere le cellule dallo stress ossidativo più di quanto riesce a fare il classico pane prodotto con la farina di grano (lo studio è basato su una ricerca condotta sui ratti).

valori nutrizionali del grano Khorasan, la materia prima dalla quale è ricavata la farina di kamut, hanno un chiaro vantaggio rispetto a quelli del frumento comune: il grano khorasan contiene il 40% di proteine in più, è più ricco di zinco e magnesio così come di polifenoli e acidi grassi.

Il pane prodotto con la farina di Kamut arriva a contenere fino al 30% di vitamina E in più rispetto al classico pane di farina difarina di grano.

ideegreen.it

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Quando i sintomi “decidono” per noi…

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A volte i disturbi fisici manifestano un tempismo davvero sospetto, bloccandoci sulla soglia di impegni e azioni importanti

Bisogna andare ad una cena con amici, ed ecco che l’intestino produce una dissenteria improvvisa; c’è una conferenza a cui non si vuole mancare, ma una forte cefalea rende la cosa pesantissima; è il momento di fare la spesa settimanale al supermercato e un attacco di “cervicale” con vertigini induce a fermarsi nel negozio sotto casa ad acquistare l’indispensabile per il giorno stesso; arriva la riunione sul lavoro, ed ecco un mal di stomaco che impedisce di essere brillanti e di far valere le proprie ragioni; ci sono da fare faccende domestiche o commissioni, ma un dolore alla schiena trasforma tutto in una difficoltà. Perché il corpo a volte pare boicottarci? Qui non parliamo di ipocondria, ma di sintomi intensi che, alternandosi fra loro, letteralmente non danno tregua a chi ne è soggetto e lo riducono a una vita limitatissima, nella quale non solo le passioni e il lavoro, ma anche le normali piccole attività del quotidiano sono condizionate di continuo. In altre parole, stiamo parlando di disturbi psicosomatici.

Colpiti dal fuoco amico  

In pratica la persona vive “contro vento”, in una continua battaglia contro il proprio corpo: a volte deve arrendersi, a volte resiste e fa ugualmente quel che deve o vuole fare, ma la vita in ogni caso diventa una gran fatica che imprigiona talento ed energie vitali, incontri e opportunità. Quando si soffre di disturbi psicosomatici non si può curare ogni sintomo, di volta in volta, nella speranza che un giorno le cose cambino da sole. Il corpo, con tutti questi sintomi, ci sta dicendo che gli manca un “centro esistenziale” intorno a cui organizzare la propria energia in modo armonioso. Forse ci siamo allontanati dai nostri veri bisogni e desideri e il corpo esprime questa confusione “sparando a caso” e impedendoci di fare cose che teme possano esserci dannose. La soluzione passa proprio da qui, dal fatto che la persona ricrei un centro, un “nucleo pulsante” nella sua attività psichica e mentale. Tutti questi disturbi psicosomatici e i loro sintomi segnalano una “confusione tra le parti”. Chi vuole tornare a stare bene deve ristabilire una singola priorità intorno a cui riordinare tutto il resto, almeno per un po’, fino a quando il nuovo ordine che si è creato nella mente non verrà sentito anche dal corpo.

Ecco i casi più frequenti di disturbi psicosomatici

– Malesseri che arrivano proprio quando dobbiamo uscire.

– Mal di testa improvvisi prima di un lavoro importante.

– Il colpo della strega che ci “salva” da una riunione familiare.

– Mal di stomaco prima di un appuntamento galante.

La guida: nei sintomi si esprimono i tuoi veri desideri

Non fare la vittima

A volte viene da arrabbiarsi col proprio corpo, come se fosse un nemico esterno. A volte viene da colpevolizzare se stessi per non essere capaci di uscire dalla situazione. Evita tutto questo. Utilizza le tue energie per non diventare vittima passiva e per stabilire in modo fermo e deciso una strategia che ti porti fuori da questa situazione.

Curati nel modo giusto

 La psicoterapia in questi casi è un’arma a doppio taglio: un eccesso di introspezione e di analisi “fine a se stessa” può anche peggiorare le cose. L’ideale è un approccio psicosomatico breve, mirato a individuare, attraverso la lettura simbolica, cosa manca alla tua vita, quel “centro” che possa ridare significato ed entusiasmo.

 Non farti bloccare

 Se c’è qualcosa da fare a cui tieni, non permettere ai sintomi psicosomatici, nei limiti del possibile, di averla vinta. Esistono rimedi naturali che possono attenuarli. A livello psicologico è importante fare la cosa che piace e non restare a casa sconfitti. E se fai ciò che ti piace davvero, il corpo sentirà i benefici.

riza.it

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Cervello e intestino: quali connessioni?…

Intestino e microbiota…


Questa video-intervista è stata realizzata durante il Congresso e Dibattito Internazionale Be4Eat 2015 tenutosi a Abano Terme.

Ecco spiegato dal Dott. Andrea Del Buono come le malattie croniche dipendano da ciò che ingeriamo e quindi dalla simbiosi tra il nostro intestino ed i batteri che vi coabitano.

 

Medico di medicina generale, specialista in immunologia e allergologia, si occupa anche di tossicologia ambientale, Il Dott. Andrea Del Buono

 

“Noi pensiamo che l’immunoallergologia sia qualcosa che accade per chi vive in un certo ambiente, questo ambiente determina su di me un certo effetto. Il nostro sistema immune cerca di difenderci dall’ambiente. Purtroppo accade che alcune molecole presenti nell’ambiente, che noi chiamiamo allergeni, sensibilizzano il nostro sistema immune quando questa molecola non lo dovrebbe fare. Noi perdiamo quello che si chiama tolleranza immunologica. Significa che non tollero più un certo tipo di sostanza e scateno una reazione anomala che è una reazione immunitaria. Abbiamo sempre pensato che tutto questo accadesse nel nostro sangue. In realtà questo fenomeno di tolleranza immunologica si verifica nell’intestino. 

 

Noi viviamo in simbiosi con i batteri e sono proprio questi batteri che consentono una qualità in termine di salute della nostra vita. L’alimentazione deve contenere batteri o meglio l’alimentazione può modificare i batteri nel nostro intestino. Quando io ingerisco un elemento tossico (per esempio il mercurio), questo elemento condiziona i batteri che ho nell’intestino. Ma se io non dovessi avere quelli giusti? Li devo apportare dall’esterno. Quindi devo alimentarmi di cibi che possono essere arricchiti o che contengono se stessi dei microorganismi. Tecnicamente si parla di consorzio microbico presente sulle piante a livello delle radici e sulle foglie. Devo ingerire un cibo che in realtà dev’essere vivo, cioè possibilmente non disinfettato. 

 

L’immunologia sta nel nostro intestino. La tolleranza immunologica viene controllata da quello che ingeriamo perché nel nostro intestino si selezionano alcuni enterotipi di batteri, si chiama microbiota. Ci aiutano nella salute e ci condizionano essi stessi nella malattia. Se io condiziono questi enterotipi nell’intestino, riduco quello che si chiama inflammaging, ossia l’infiammazione, che sono le sostanze che si liberano nel sangue e che si chiamano citochine messaggeri e sono alla base di qualsiasi malattia cronica. Che si parli di obesità, di Alzheimer o di epilessia, alla base c’è un fenomeno di inflammaging che a 70% è controllato dal nostro intestino”.

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Le proprietà chimico-fisiche delle alte ultra diluizioni…

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La ricerca scientifica elaborata negli ultimi anni nel campo della medicina omeopatica annovera numerosi studi.

Il National Center for Biootechnology Information, l’organismo internazionale che raccoglie la letteratura scientifica sviluppata a livello mondiale nell’ambito delle scienze e di quelle della salute in particolare, annovera nei sui data base (PubMedoltre 5000 articoli scientifici sull’efficacia della medicina omeopatica.

Tra i tanti articoli, facciamo, oggi, qui cenno all’importante mole di ricerche scientifiche che fanno capo in Italia alProf. Vittorio ELIA, già Professore Associato di Elettrochimica all’Università Federico II di Napoli.

Il Prof. Elia, Docente universitario di Chimica dal 1973 con diversi incarichi di docenza e di ricerca a Napoli nella Chimica Fisica e nella Chimica Generale, negli ultimi trent’anni ha intrapreso lo studio termodinamico e spettroscopico di soluzioni acquose altamente ultra diluite, fornendo un contributo scientifico rigoroso nella conoscenza delle proprietà chimico-fisiche di queste diluizioni che vengono usate anche, ma non solo, nell’ambito delle cosiddette medicine non convenzionali.

Con oltre 110 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali, il lavoro del Prof. Vittorio ELIA costituisce un patrimonio di ricerca di sicura importanza ed originalità. Si tratta di centinaia di prove sperimentali che contribuiscono ad evidenziare quanto l’acqua pura abbia proprietà chimico-fisiche diverse a seconda della sua “storia”. I risultati sono di estremo interesse, e sono stati accreditati a livello internazionale con la pubblicazione  di 37 specifici articoli su riviste riconosciute dalla comunità scientifica. “Studiare l’acqua“, dice il Prof. Elia nelle sue interviste, “significa immergersi in un mondo sconosciuto”. Si tratta di un tema particolarmente ampio e complesso: senza dubbio è il liquido più esaminato al mondo, che tuttavia presenta ancora tante, tantissime, incognite. Più gli esperti studiano le proprietà dell’acqua, più si rendono conto di quanto ancora ci sia da scoprire”.

Il Prof. Vittorio Elia ha avuto modo di condurre per lungo tempo studi approfonditi sulla termodinamica delle soluzioni acquose, in riferimento a molecole modello di interesse biologico, in particolare attraverso la calorimetria.

“Ho cercato quindi di applicare la mia esperienza anche allo studio dell’acqua trattata con i protocolli della medicina omeopatica“, dice il Prof. Elia.

“Nello studio delle soluzioni omeopatiche ci si è preoccupati di analizzare solo il soluto”, aggiunge,  “ma si è dimenticato e questo è un grave errore metodologico, distudiare il solvente“.

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“L’acqua ottenuta attraverso i procedimenti omeopatici”, dice ancora il Prof. Elia, “risulta profondamente diversa nelle sue caratteristiche chimico-fisicherispetto all’acqua che si aveva all’inizio del procedimento”.

“Essa ha acquisito, infatti, nuove proprietà. Ad esempio la conducibilità elettrica è notevolmente aumentata, così come il calore generato dal mescolamento con una soluzione alcalina, mentre il pH è variato in maniera misurabile.

“Abbiamo ormai raccolto” conclude il Prof. Elia “una massa critica di dati sperimentali sufficienti per attestare, in modo corretto e veritiero, che le diluizioni omeopatiche contengono in seno al liquido degliaggregati di molecole d’acqua.

Non esiste al momento una teoria scientifica atta a spiegare questi risultati sperimentali, ma la formazione degli aggregati è un fatto certo, come dimostrato da tecnologie spettroscopiche e microscopiche.

I futuri sforzi della ricerca dovranno essere orientati a spiegare meglio cosa si nasconda all’interno di questi aggregati. Sarà opportuno insistere su analisi di natura termodinamica, perfezionando anche gli studi microscopici e spettroscopici per esaminare gli aggregati e la loro natura.

Omeopatiasimoh.organizzare

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Tè verde giapponese “Tamaryokucha”…


Il tè Tamaryokucha è conosciuto anche come Guricha ed è un tè verde giapponese piuttosto raro e di qualità superiore proveniente dalla regione di Ureshino la cui traduzione del nome significa “spirale di tè verde” vista la forma che si ottiene dopo la sua lavorazione. Tè dal sapore dolce e deciso con un retrogusto mandorlato e persistente, dal forte profumo floreale e da un aroma intenso con toni di agrumi, erbe e bacche.

Tamaryokucha è un tè Shincha, significa il primo raccolto e per i tè giapponesi è il più pregiato. Il liquido è intenso dal colore verde smeraldo.

Lapiantadelte.it

MD7

Lievito madre…


Il lievito madre è detto anche lievito naturale o pasta acida. Fare il lievito madre richiede un po’ di pazienza, tempo, esperienza e spesso sono necessari più tentativi per ottenere un buon risultato; va “accudito”, rinfrescato e controllato. Il pane fatto con il lievito madre anzichè con il lievito di birra ha diversi pregi: migliori caratteristiche organolettiche e sviluppo del prodotto, maggiore digeribilità e conservabilità. Se hai un po’ di pazienza ed ami il pane buono, PROVARE non costa niente.


Il lievito naturale, chiamato anche lievito acido, lievito naturale, pasta acida, lievito madre e pasta madre, è un impasto di farina e acqua acidificato da un complesso di lieviti e batteri lattici in grado di avviare la fermentazione degli impasti per prodotti della panetteria e della pasticceria. A differenza del lievito di birra che contiene unicamente Saccharomyces cerevisiae, il lievito naturale comprende, tra i lieviti, diverse specie di Saccharomyces (principalmente exiguus e cerevisiae ma anche ellipsoideus) e Candida, e, tra i batteri lattici, comprende specie eterofermentanti ed omofermentanti del genere Lactobacillus (brevis, sanfranciscensis, casei, plantarum, acidophilus etc.) e dei generi Leuconostoc Pediococcus e Weissella.

Nicola Passarelli, cuoco, scrive:
“Appena l’acqua entra in contatto con la farina, si generano delle reazioni enzimatiche. L’amido contenuto nella farina assorbe l’acqua e da questo momento si attivano degli enzimi che con un’azione metabolizzante trasformeranno e scinderanno l’amido in molecole di glucosio che a sua volta attirerà a se i lieviti, dei microrganismi viventi che vivono intorno a noi, “ghiotti” di glucosio. Questi lieviti dopo aver fatto una scorpacciata di glucosio produrranno l’anidride carbonica responsabile della lievitazione e dell’alveolatura all’interno del pane. Una volta esauritosi l’ossigeno all’interno dell’impasto, incorporato anche grazie all’azione meccanica dell’impastamento, i lieviti cesseranno la loro attività e inizieranno ad operare i batteri lattici che riescono a lavorare in assenza d’ossigeno dando luogo alla fase della fermentazione durante la quale si produrrà acido lattico e non solo. L’acido lattico ha il compito di sanificare l’ambiente perché si avrà un abbassamento del ph con conseguente aumento dell’acidità che terrà lontano i batteri patogeni, ma non per sempre. Perchè all’interno della pasta acida ci sia sempre”vita” e che la sua forza lievitante accresca fino ad essere pronta per la preparazione del pane è importante aumentare la colonia dei lieviti e questo è possibile solo dandogli da “mangiare” il glucosio, sintetizzato dagli enzimi, dall’amido contenuto nella farina. In questo modo e controllando la temperatura dell’ambiente si terrà sotto controllo anche l’acidità in modo che non degeneri trasformando l’acido lattico in acido acetico rendendo inutilizzabile la pasta madre. I rinfreschi d’acqua e farina di cui si parlava nella preparazione del lievito madre, svolgono la funzione di far vivere e rafforzare la pasta madre”.
Ingredienti:  Farina (consiglio per iniziare una farina di segale perchè più ricca d’amido così da favorire un migliore sviluppo dei lieviti, poi per i rinfreschi successivi va bene anche una buona farina 0). 

Acqua Istruzioni:  Mescolare all’interno di un contenitore la farina con l’acqua in modo che l’impasto assuma la consistenza di una crema molto densa, dopo di che coprire con un panno e lasciare all’aria aperta per due giorni in modo che cominci a fermentare. Trascorso questo tempo aggiungere il pari peso di farina (consiglio quella di segale) e mescolare lasciando riposare in un ambiente dove ci sia una temperatura tra i 22 e i 25° per un tempo di 48 ore circa. Il contenitore va coperto con un panno. Trascorso questo tempo si procede al primo rinfresco utilizzando della farina di tipo 0 e possibilmente di ottima qualità ed acqua. Si procede in questa maniera: togliere la crosta superficiale che si è venuta a formare, pesare l’impasto e unire pari peso di farina aggiungendo una quantità d’acqua pari al 60% circa della farina aggiunta, impastare e mettere il tutto in un contenitore di vetro o ceramica stretto e alto e lasciare riposare coperto per circa 36 ore sempre alla temperatura di 22/25°. Queste operazioni di rinfresco vanno ripetute possibilmente ogni giorno almeno fino a quando la massa dell’impasto lievitando triplichi quasi il suo volume iniziale. Occorreranno circa tre settimane per ottenere questo risultato. Una volta che il lievito avrà raggiunto la giusta forza, sarà pronto per essere utilizzato per il nostro pane. Il giorno prima in cui s’intende panificare vanno fatti due rinfreschi così da dare più forza al nostro lievito: uno in tarda mattinata e un altro in serata. La mattina successiva il nostro lievito sarà pronto per essere utilizzato. 

Utilizzo del lievito madre.

Per la quantità di lievito madre considerare il 30/35% del peso della farina che si ha intenzione d’impastare. Diluirlo con l’acqua che utilizzeremo per impastare il pane e aggiungerlo alla farina e impastare. La quantità d’acqua da utilizzare per impastare il pane corrisponde circa al 55 al 60% del peso della farina. Prima di aggiungere il sale prendere un po’ d’impasto e conservarlo così da poterlo riutilizzare come lievito quando si vorrà fare altro pane. 

Conservazione del lievito madre

 Una volta ottenuto il lievito bisognerà porsi il problema di come conservarlo. A seconda di quante volte si vorrà fare il pane si può conservare in modi diversi. Se si fa il pane ogni due giorni non ci sarà bisogno di tenerlo in frigo basta rinfrescarlo la sera prima di fare il pane e la mattina dopo sarà pronto. Se si farà ad esempio una volta settimana o più di rado si può mettere il lievito in frigo in un contenitore di vetro chiuso ermeticamente, avendo cura di toglierlo un paio di giorni prima di fare il pane e rinfrescarlo con farina e acqua. Consiglio nel caso di conservazione in frigo di rinfrescarlo ogni 8/10 giorni per mantenere viva l’attività dei lieviti.

Alimentipedia.it

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