Se rinunci alla tua natura, lei ti presenta il conto…

ATTACCHI DI PANICO

L’attacco di panico è un’esperienza estrema e destabilizzante: chiunque l’abbia provata non può dimenticare la dose di energia che sembra avere travolto, in maniera dirompente, la propria capacità di controllo: tremori, vertigini, sudori, capogiri, paura di morire o di impazzire… Uno tsunami della mente che origina dall’anima e investe tutto il corpo, alterando le proprie certezze. Spesso a soffrire di questo disturbo sono persone rigide e intransigenti, ma soprattutto mascherate, legate a ruoli e a certezze acquisite che si sono cucite addosso nella convinzione di essere sulla strada giusta.Ecco che allora la tempesta del panico sembra svolgere la preziosa funzione di aprire la porta ad una dimensione più autentica. Laura l’ha capito e ci racconta la sua storia.

Troppe imposizioni aprono le porte al panico

Laura ha 26 anni e da dieci è fidanzata con il ragazzo con cui ha deciso di convivere, come spiega nella sua mail: “Nel 2016, dopo tanti sacrifici siamo andati a vivere insieme. All’inizio tutto sembrava idilliaco, eravamo felici di aver coronato il nostro sogno d’amore… anche se, per mancanza di tempo avevo deciso di lasciare il corso di aerobica che amavo molto. Dopo alcuni mesi, mi sono lamentata con lui del fatto che mi sentivo trascurata, era sempre impegnato a giocare alla playstation e il mio ruolo diventava marginale. Una sera, in un pub, d’improvviso mi è venuto un forte attacco di panico, avevo giramenti di testa, freddo nausea, mi sembrava di svenire…”          

L’episodio vissuto a da Laura rientra a pieno nella casista conosciuta, legata in particolar modo alla a-specificità della situazione in cui si origina il primo attacco di panico e quindi di quelli a seguire. Non sorprende che il panico la colga in un momento di relax, quando non è costretta a obbedire a diktat e condotte preconfezionate e quindi le difese razionali si abbassano. Spesso chi soffre di questo disturbo è propenso ad attribuire l’insorgenza del panico a fattori circostanziali: il traffico, la coda, il temporale. Ma quasi mai questi fattori hanno un effetto scatenante. Anche Laura, in principio, decide di non farne parola con il proprio compagno, convinta che si tratti di un episodio singolare “dovuto alla confusione della gente che c’era nel pub”. Ma nelle settimane a seguire, gli attacchi di panico ritornano: “era diventata una paura della paura”, tanto che lei stessa capisce come le cause alla base del disturbo siano dovute all’eccesso di imposizioni di cui lei era, al tempo stesso, promotrice e vittima.

Come abbiamo visto, in principio, Laura evita di parlarne ma poi, inevitabilmente, comincia a interrogarsi. “Ho iniziato a vedere tutto con occhi diversi… non era il lavoro, non era lo stress … era la mia vita che era diventata troppo stretta, avevo lasciato il mio sport preferito e stavo con una persona che continuava a trascurarmi. Non vedevo via d’uscita”.  Aderire ad un copione precostituito, fatto di regole e valori esterni, impedisce di “realizzare” ciò che siamo e di seguire le nostre aspirazioni più autentiche. Laura si sente in gabbia in una relazione che non la gratifica né la fa crescere ma a beneficio della quale ha deciso di sacrificare la propria passione più profonda, quella per l’aerobica. Forse, da principio, ha ritenuto di non avere altra scelta, vincolata al ruolo di fidanzata perfetta che ha sempre recitato e che la faceva sentire accettata e a posto con se stessa ma, poi, la sua natura ha avuto il sopravvento. Il conflitto è così intenso da manifestarsi con un attacco somatico, offrendole, in questo modo, l’occasione di riflettere oltre che di reagire: “un giorno ho ripreso la mia bicicletta, l’ho dipinta a righe colorate come piace a me e, una volta asciugata, ho corso fortissimo come facevo da bambina e lì ho capito…. Ho capito che non mi sentivo bene con questa vita, potevo lasciarla in qualunque momento, non ero costretta in alcun modo… Adesso, a distanza di qualche mese, non ho più gli attacchi di panico, ogni tanto ho un po’ d’ansia… ma ho ripreso a fare aerobica e ogni giorno vado al lavoro con la mia bici colorata”.

Riza.it

MD7

Vampiri emozionali,  ladri di energia…

​”Vi è mai successo di incontrare qualcuno e poi sentire un senso di spossatezza, un cambio repentino d’umore, pensieri negativi che assillano?”

…”Siamo di fronte a persone che invadono la nostra libertà senza porsi alcun limite e che sono convinte che tutto il resto dell’umanità sia stata creata per soddisfare i loro bisogni. Sembra una persona normale ma, lentamente, dopo essersi conquistata la vostra simpatia, inizierà a succhiare tutte le vostre energie emozionali.”


Ladri di energia: vampiri energetici consapevoli e quelli inconsapevoli

MD7

Semi di zucca…

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I semi di zucca non solo si mangiano (anche se a volte senza saperlo)  ma sono anche ricchi di principi attivi. Contengono vitamina E, magnesio, zinco e selenio. Le loro proprietà benefiche sono apprezzate da tempo, non a caso questi piccoli semini di forma ovale che si trovano dentro la zucca agiscono positivamente su varie sfere del benessere e della bellezza.

Il 50% dei semi di zucca è composto da grassi essenziali, il 24% da carboidrati e il 18% da proteine. Contiene in grandi quantità anche la cucurbitina, un amminoacido dalle proprietà vermifughe.

Nonostante le loro ridotte dimensioni, i semi di zucca presentano innumerevoli proprietà e benefici per il corpo e la mente. Oltre a essere molto benefici dal punto di vista nutrizionale aiutano anche a trovare la serenità, dissipare lo stress e trovare il sonno perduto.

Le molte proprietà dei semi di zucca hanno modo di esistere grazie all’alta quantità e qualità di sostanze nutritive in essi contenute. Troviamo la vitamina E (azione antiossidante), la vitamina B2 (aiuta nella produzione di cellule ematiche), vitamina B3 (alleata nel metabolismo di proteine, grassi e carboidrati), vitamina B5, vitamina B6 (azione benefica sul sistema nervoso), vitamina C (antiossidante), vitamina k (regola lo zucchero nel sangue), vitamina J.

  • La presenza di magnesio è molto proficua per il cuore. Questo minerale migliora tutta la muscolatura del corpo. È inoltre un calmante naturale, cosa che influisce positivamente sul sistema cardiaco e quello nervoso.
  • Aiutano a riposare meglio di notte. Grazie all’alto contenuto di triptofano, aminoacido precursore della serotonina. In questo modo i semi di zucca non aiutano solo a sconfiggere l’insonnia ma migliorano anche la qualità delle nostre giornate, donandoci una nuova energia.
  • Mantiene regolare il livello di zucchero nel sangue grazie alla presenza di proteine facili da digerire, della vitamina K e dell’acido oleico (appartenente alla famiglia degli omega 9).
  • Sempre l’acido oleico aiuta a prevenire l’aterosclerosi.
  • L’alto contenuto di omega3 aiuta a prevenire l’invecchiamento e contrasta i tumori. La stessa azione viene data dalle vitamine E, vitamine C e le luteine.
  • Lo zinco rende questo alimento ideale per gli uomini. È ormai più che conosciuta l’azione protettiva che i semi di zucca, in particolare l’olio di semi di zucca,  hanno sulla prostata, in particolare sull‘ipersensibilità prostatica benigna.
  • Sempre lo zinco in collaborazione con i fitosteroli aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo.
  • Il ferro dei semi di zucca aiuta a mantenere alta l’energia durante la giornata. Buoni e salutari, sono ideali per sostituire merendine durante i pasti spezzafame.
  • Attenuano gli stati infiammatori, le irritazioni e i gonfiori.
  • Possiedono una buona quantità di fibre vegetali, cosa che li rende ideali per regolare le funzioni dell’intestino.
  • Regolarizza il PH. In pratica combatte l’acidità prodotta da alimenti come zuccheri, carne e altri prodotti raffinati.
  • Proteggono il nostro intestino dai parassiti grazie alla presenza di cucurbitina. Famosa appunto la loro azione vermifuga. Questa è forse una delle proprietà più apprezzate. E’ un classico rimedio naturale contro i vermi intestinali, riesce a farli staccare dalle pareti dell’intestino favorendone così l’espulsione.
  • Combatte e previene la cistite e le altre infiammazioni che coinvolgono l’apparato urinario. Sembra che aiutino a prevenire anche la formazione di tumori alle ovaie.
  • Se i vostri bambini soffrono ancor d‘incontinenza notturna, riescono a contrastare questo problema grazie all’azione curativa che hanno sul tono muscolare della vescica.

Le controindicazioni e gli effetti collaterali dei semi di zucca sono davvero rare. In linea generale infatti sono considerati anallergici e le quantità di purine e ossalati contenuti è davvero bassa. Gli effetti collaterali sono rari e per lo più si parla di piccoli problemi come: dolore di stomaco, disturbi gastrointestinali, mal di testa e vampate di calore.

Alcuni specialisti consigliano di non esagerare nel consumo di semi di zucca perché sembra che questi possano in qualche modo interferire con il regolare assorbimento di nutrienti diversi.

benesserenergia.it

MD7

Le casualità, le coincidenze e le sincronicità…

“Il caso non aiuta mai quelli che non aiutano se stessi.” Sofocle. Non sappiamo se le casualità siano un prodotto del caso, del destino o di ognuna delle nostre precedenti azioni; quello che sappiamo, però, è che a volte la fortuna ci sorride e ci porta cose e persone positive che ci danno tanta felicità.

Le casualità, le coincidenze e le sincronicità

La nostra vita è un libro che scriviamo giorno per giorno perché in ogni momento possono concretizzarsi meravigliose casualità, mentre altre, come sappiamo già, non risultano altrettanto positive. Ebbene, è davvero curioso come alcuni scienziati e soprattutto fisici, lungi dal chiamare ciò caso, preferiscano parlare di coincidenze.

Ogni giorno ci capitano coincidenze che per noi non assumono alcun significato particolare. Tuttavia, ogni cosa con cui ci scontriamo, che vediamo o sentiamo, è il risultato diretto di una nostra decisione.
Se questo pomeriggio decidiamo di restare a casa, faremo in modo che non si verifichino diversi eventi: non incontreremo l’amico che avremmo dovuto incontrare, non compreremo il biglietto della lotteria che ci avrebbero offerto al tabacchino, ecc.

Le casualità esistono, ma la maggior parte delle volte accadono perché noi stessi siamo agenti attivi della nostra realtà. Carl Gustav Jung coniò il termine “sincronicità” per parlarci di un altro tipo di casualità: si tratta delle coincidenze temporali di due o più eventi che, nonostante siano relazionati tra loro, non sono uno causa dell’altro.

Per capire meglio, faremo un esempio curioso. Ad Anthony Hopkins era stato proposto di girare un film intitolato “La ragazza di via Petrovka”; era una storia basata su un libro introvabile in tutte le librerie. L’attore, molto meticoloso nel suo lavoro, era molto dispiaciuto del fatto di non poter leggere il libro in modo da preparare meglio la sua interpretazione.

Una mattina di qualche giorno dopo, mentre faceva una passeggiata a New York, si sedette su una panchina e notò un libro abbandonato. Era proprio “La ragazza di via Petrovka”. Questo è un esempio chiarissimo di sincronicità.

Per Jung, queste coincidenze potrebbero avere a che fare con la fisica quantistica, con la nostra mente e l’ambiente che ci circonda. Qualcosa su cui riflettere, non c’è dubbio.

Le casualità che portano felicità

Per noi che ci limitiamo a vivere la vita senza preoccuparci troppo delle fisica quantistica o senza impegnarci spesso in discussioni filosofiche sul fatto che sia il destino, la fortuna o la nostra mente a favorire tali casualità, l’unica cosa importante è che tutto ciò che ci capiti sia positivo.

Per questo motivo, sarebbe opportuno riflettere un po’ su queste ipotesi:

Le casualità sono favorite da un atteggiamento positivo

Tra tutto quello che possediamo, la cosa più importante è l’atteggiamento. È questo che ci darà la forza di uscire per strada e sorridere, vedere l’aspetto positivo di tutto ciò che ci circonda e affrontare le difficoltà con ottimismo.

Se il nostro atteggiamento non è aperto e ricettivo, perderemo moltissime opportunità e situazioni che, in un modo o nell’atro, potrebbero migliorare la nostra realtà.
Chi opta per mantenere un atteggiamento chiuso, difensivo e negativo, riceverà solo la stessa cosa. È come essere immersi in un tunnel in cui vediamo solo un punto alla fine, il nostro, senza scoprire tutto quello che avviene attorno a noi.
Il pilastro dell’amor proprio

Cosa ha a che vedere l’amor proprio con le casualità? Moltissimo. Chi non ha amor proprio si limita solo a lasciarsi trasportare, a permettere che siano gli altri o il proprio ritmo di vita a generare le casualità che influiranno nella sua vita.

È necessario essere artefici della propria realtà e a tale scopo, è importante disporre di amor proprio, di autostima e determinazione per sapere quale sia la strada da prendere e quella da evitare a seconda dei nostri propositi e delle nostre decisioni.

Non temiate le incertezze

Le persone hanno la necessità di avere tutto sotto controllo. Al nostro cervello non piace l’incertezza né gli imprevisti. Ebbene, è importante saper accettare che ci sono cose che non possiamo dominare né predire e che le stesse casualità fanno parte dell’incertezza della vita.

Si tratta solo di lasciarsi andare, di fissare la nostra attenzione su quelle circostanze che invece possiamo controllare affinché tutto avvenga secondo il proprio ritmo. Con un buon atteggiamento, speranza, resistenza all’incertezza e una buona autostima, la porta della felicità prima o poi si aprirà davanti a noi per portarci ciò che sogniamo.

Psicoadvisor.com 

MD7

Mappatura emotiva dello stomaco…

Ognuno di noi, dal punto di vista della psicosomatica, ha i suoi punti deboli, ma è anche vero che ogni disagio si manifesta in una specifica parte del corpo; c’è chi soffre di mal di stomaco, chi soffre di emicrania, chi ha problemi di prurito…….
L’organo della digestione: lo stomaco

Paradossalmente, l’organo della digestione, cioè lo stomaco, si comporta come se dovesse realmente digerire tutto ciò, come se fosse di fronte a un succulento pasto; non manda giù solamente il cibo, inghiottisce anche umiliazione, delusione, rabbia, sentimenti di colpa…..

Per esempio: quella persona mi sta proprio sullo stomaco; questa cosa non la digerisco, non mi va ne su e ne giù; ingoiare il rospo; mandar giù un boccone amaro. Queste sono tutte frasi che ci indicano come il mondo esterno e il nostro mondo psichico sono strettamente collegati alla digestione.

Sono frasi comunemente usate per esprimere le nostre difficoltà di fronte a qualcosa che ci riesce complicato da accettare.

Il malato di stomaco solitamente non esprime la propria aggressività, la trattiene dentro di sé e la dirige contro se stesso (ulcera, gastrite, bruciori di stomaco), oppure la proietta sul cibo che diventa responsabile del suo malessere: le cosiddette intolleranze alimentari, le allergie, le intossicazioni.

Incapace di vedere il veleno che lui stesso secerne (acido cloridrico) lo trasferisce all’esterno, vede finalmente nel cibo la causa di tutti i suoi problemi e si priva di questo e di quello, una cosa proprio non la può digerire e un’altra davvero gli fa male.

Il malato di stomaco tenta di fuggire da ogni conflitto, sogna i cibi omogeneizzati precotti e premasticati e se possibile predigeriti, sogna il ritorno all’infanzia lontano da un mondo da conquistare con le unghie e con i denti.

Psicosomatica dello stomaco

In effetti, in medicina psicosomatica, lo stomaco viene considerato il luogo dove “riconosciamo-accettiamo” oppure “rinneghiamo- rifiutiamo” tutto il nutrimento sotto forma di cibo, di emozioni e di affetti.

Le malattie o i disturbi allo stomaco sono sempre un sintomo che si manifesta laddove c’è un mancato riconoscimento di certi contenuti.. ed anche una non precisa valutazione di essi in quanto, proprio le lesioni su questo segno e sulla Luna indicano un rapporto difficile con le emozioni a cui si aggiunge spesso una mancata differenziazione tra i contenuti emotivi esterni e personali.

E’ interessante la frase “questo non riesco proprio a digerirlo”, con cui si rappresenta simbolicamente un blocco a livello stomaco che riguarda però qualcosa di emotivo ed affettivo; infatti, proprio sullo stomaco si somatizzano le dinamiche affettive in cui ci pare di non avere scelta e di non avere sufficiente libertà nell’esprime ciò che “sentiamo” realmente.

Quando i contenuti si fermano qui, non possono essere digeriti e quindi vuol dire che non riusciamo a “masticarli e ad elaborarli” in modo che possano poi essere accettati-integrati oppure rifiutati-eliminati.

Certe malattie dello stomaco rappresentano quindi sempre qualcosa che parte da una difficoltà con questa parte; la persona trattiene, non si permette di esprimere le cose che sente e, come conseguenza, esercita un controllo eccessivo su sé stessa o sugli altri, bloccando tutto a questo livello.

Proviamo a pensare al momento in cui stiamo consumando un pasto con la persona amata, immersi in una atmosfera di benessere e amorevolezza, e ora, invece, immaginiamo quando questa stessa cornice diviene carica di tensione e di odio. Vien da sé che la digestione del nostro pasto non sarà proprio la stessa. Potremmo, così, allargare la gamma di situazioni a svariati altri momenti della nostra vita e vedere come reagiamo.

Insieme al cibo, noi ingeriamo anche l’atmosfera psichica nella quale siamo immersi, la realtà nella quale viviamo. La gastrite, ad un livello simbolico, può rappresentare la difficoltà ad accettare e digerire alcune realtà all’interno della nostra vita.

Il dolore che proviamo è un segnale forte e chiaro che ci rivela la nostra capacità di sopportazione nei confronti di qualche cosa. Ci sta dicendo che il vaso è colmo e che più di così non possiamo ingoiare.
I problemi dello stomaco, naturalmente secondo la visione psicosomatica, riguarda situazioni che non sono state “digerite”, idee, alimenti o situazioni che rifiutiamo, situazioni che troviamo ingiuste o che ci mandano in collera.

Una preoccupazione che è rimasta sullo stomaco, una grossa perdita di gioia. Lo stomaco assorbe tutte le impressioni che vengono dall’esterno, accoglie cioè quello che deve essere “digerito”.

Lo stomaco, pertanto, partecipa a reazioni di cui il soggetto, molto spesso, non ha consapevolezza. Se lo stomaco produce acido cloridrico ma non riceve nulla, nessun cibo scende a riempirlo, tale sostanza prodotta, tuttavia, non può neutralizzarsi, quindi, insorge un pericoloso funzionamento a vuoto: i conflitti aperti o nascosti si esprimono attraverso un preciso segnale ammonitore, cioè con un disturbo allo stomaco.

I problemi di stomaco riguardano quindi, spesso, situazioni che non sono state digerite (indigestione) di idee alimenti o situazioni che rifiutiamo (vomito) situazioni che troviamo ingiuste che fanno male (dolori) o che ci mandano in collera (bruciori. gastrite) una grossa preoccupazione o una ingiustizia o anche una colpa commessa che rimane sullo stomaco, che non si scioglie e che scava è l’ulcera.

Se le strategie utilizzate per uscire da questa realtà “indigesta” non trova soluzioni, l’apparato viscerale si assume l’onere di esprimere il rifiuto che non si riconosce a livello cosciente: ecco che un divampante fuoco può segnalare un disagio esistenziale. In questo modo lo stomaco mette in atto la sua protesta come può, riversando contro l’ambiente ostile la sua aggressività incontrollabile.

Gastrite e psicosomatica

La gastrite è sempre anticipatoria di un problema che, se non sarà risolto, porterà all’ulcera; il punto più attaccato è il tratto gastrico e duodenale. In questi casi si registra nel soggetto un fortissimo aumento di stress che genera rabbia, impotenza e senso di colpa… in quanto la persona spesso si sente costretta a fare qualcosa che non vorrebbe fare ma che non ha il coraggio di rifiutare.. Il punto è che la rabbia sembra contro altri, in realtà è una parte di sé che blocca la volontà e mai il mondo esterno.

Infatti, la malattia dello stomaco rappresenta bene la lotta tra due parti di noi: una che vuole essere ciò che è, esprimendo le reali emozioni che sente e prova e l’altra che teme di non potercela fare senza l’approvazione e il supporto degli altri. Questo crea un grande ingorgo energetico a livello del terzo chakra che è quello del plesso solare che è legato alla volontà e alla libertà di lasciar vivere le proprie emozioni, positive o negative che siano.

Ulcera e psicosomatica

Nell’ulcera il problema si è cronicizzato al punto da riuscire a “tagliare e far sanguinare” anche la parte corporea: infatti l’ulcera si manifesta quando non vi è più alcun equilibrio tra i fattori aggressivi (acidità e enzimi) e i fattori addetti alla difesa della mucosa che li lasciano penetrare fino a tagliarla.…

In questo caso possiamo prendere in considerazione che l’impossibilità di elaborare i contenuti emotivi si trasforma in vera e propria rabbia aggressiva-passiva che alla fine “corrode” le mucose dello stomaco; ciò che brucia dentro la psiche diventa un vero e proprio incendio a livello gastrico.

Personalità di chi è sofferente allo stomaco

Chi soffre di mal di stomaco si riconosce già dal suo aspetto esteriore. Egli non è quasi mai grasso, mai corpulento, a livello costituzionale è slanciato, pallido, sottile. Di solito è un individuo che prende “troppo” sul serio le cose della vita: è alle prese con un continuo rimuginare.

Estremamente sensibile, nervoso, facilmente irritabile. Si preoccupa dentro di sé, si dedica al lavoro più degli altri, cerca in maniera spasmodica continuamente successo, affermazione e riconoscimento, in breve, ha una vita caratterizzata da un ritmo vorticoso e un’attività molto intensa con il continuo rodersi interiore caratteristico appunto di chi soffre di stomaco.

Anche l’aggressività in questi soggetti è particolare e “corrosiva”. E’ contorta, indiretta, cova interiormente ed emerge a fatica (trattiene le cariche aggressive). Qualora dovesse venire a galla, però, è particolarmente graffiante, piena di sarcasmo: si potrebbe definire un’aggressività al “vetriolo”.

Il motivo di tale strategia nasce dal fatto che questi individui sono legati a un doppio filo (la dipendenza) a situazioni e a persone di cui soffrono nel fare a meno; ecco perché, quando si arrabbiano, in qualche modo tendono a trattenersi: temono di rovinare il rapporto e, quindi, trovarsi soli.

Può accadere che reprimano i loro desideri, che possono restare inconsapevoli e addirittura non trovare alcuna forma espressiva, compensati da un’esibita affermazione di autonomia; ma può anche accadere che li esprimano apertamente e si scontrini con l’incomprensione da parte del loro ambiente circostante.

I tipi di personalità risulteranno, nei due casi, opposti, ma in entrambi ci sarà comunque un certo grado di frustrazione, in relazione al desiderio di ricevere, affetto, attenzione, ecc. Anche a livello sessuale è presente la dimensione conflittuale, e dunque i rapporti saranno vissuti in modo estremamente ambivalente.

In realtà, vuole affermare la propria autonomia e al tempo stesso cerca la dipendenza, attivando meccanismi spesso carichi di aggressività, quasi sempre repressa o magari assente, proprio per paura di restare deluso nel proprio bisogno d’amore.

Non dobbiamo dimenticare che vive in uno stato di profonda dipendenza, di cui però ha molto timore e che vuole nascondere a tutti i costi. Un tale individuo può apparire come il tipico soggetto “rampante” ma è invece particolarmente spaventato dall’idea che qualcuno possa accorgersi della sua grande esigenza di rassicurazione.

COSA FARE?

E’ bene iniziare a interrogarsi e ricercare la causa del nostro malessere, ponendosi domande del tipo: Cosa non riesco a digerire? Ci sono state situazioni, persone o eventi che mi hanno disgustato? C’è qualcosa che mi soffoca? Che cosa non posso o non voglio inghiottire? In che rapporto sono con la mia aggressività? Provo rancore verso qualcosa o qualcuno?

Imparare a decodificare il messaggio insito nella nostra gastrite è possibile. La gastrite non viene per caso, ma è il risultato di sentimenti repressi. È importante ascoltare il nostro malessere e dargli voce. Il sintomo non va eliminato perché ci sta dicendo qualcosa o meglio, ci informa che qualcosa ci manca, che qualcosa non và.

Finché non si trova il modo di mettere le cose in chiaro, la frustrazione che ci portiamo dentro continuerà a bruciare nel nostro stomaco.

Psicoadvisor.com 

MD7

Il secondo cervello: la pancia ricorda e sente più della testa…

La chiave di stress, ansia e tensione è nella pancia. Qui, infatti, si trova un vero e proprio secondo cervello, con importanti funzioni che si riflettono sull’intero organismo che regola le emozioni, i ricordi e il piacere. A lungo l’intestino e’ stato considerato una struttura periferica, deputata a svolgere funzioni marginali. La verità è che la nutrizione influenza il nostro pensiero e la nostra mente inconscia in una proporzione addirittura del 90%! Oltre a mostrare un collegamento diretto con lo sviluppo di quasi tutte le malattie.

“Sappiamo che, per quanto il concetto possa apparire inadeguato, il sistema gastroenterico è dotato di un cervello. Lo sgradevole intestino è più intellettuale del cuore e potrebbe avere una capacità “emozionale” superiore. È il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale.”

Basi scientifiche

Lo afferma Michael D. Gershon, esperto di anatomia e biologia cellulare della Columbia University autore del best seller “Il Secondo Cervello” “Basti pensare che l’intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni e ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. Insomma, l’intestino è la sede di un secondo cervello vero e proprio. E non a caso le cellule dell’intestino – spiega l’esperto americano ‐ producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere”

La fonte della felicità

“Nella pancia troviamo infatti tessuto neuronale autonomo. E non a caso le cellule dell’intestino – aggiunge Gershon – producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere. L’intestino rilascia serotonina in seguito a stimoli esterni, come immissione di cibo, ma anche suoni o colori. E a input interni: emozioni e abitudini.” Studi su cavie geneticamente modificate, ma anche in vitro, ‘hanno dimostrato l’esistenza di un asse pancia-testa. Per Gershon e’ la prima a dominare, almeno in certi campi.

Approfondimento sulla serotonina

La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche: ciclo sonno-veglia, desiderio sessuale, senso di fame/sazietà, umore e peristalsi. Avere un livello di serotonina bassa può comportare disturbi dell’umore, problemi di natura sessuale, problemi a dormire, problemi a defecare, accentuare l’ansia e contribuire a stati depressivi.
La serotonina interviene nel controllo dell’appetito e del comportamento alimentare, determinando una precoce comparsa del senso di sazietà, una minore assunzione di carboidrati a favore delle proteine e una riduzione, in genere, della quantità di cibo ingerita. Non a caso, molte persone che lamentano un calo dell’umore (ad esempio una depressione pre-mestruale, vedi sindrome pre-mestruale) avvertono un bisogno importante di dolci (ricchi di carboidrati semplici) e cioccolato (contiene e favorisce la produzione di serotonina, perché ricco di zuccheri semplici, oltre che di sostanze psicoattive).

Il nostro potere è nella pancia

La quantità di messaggi che il cervello addominale invia a quello centrale e’ pari al 90% dello scambio totale, sostiene il ricercatore. Per la maggior parte si tratta di messaggi inconsci, che percepiamo solo quando diventano segnali di allarme e scatenano reazioni di malessere. “Quanti – dice – hanno sperimentato la sensazione delle “farfalle nello stomaco” durante una conversazione stressante o un esame? E’ solo un esempio delle emozioni della pancia, come nausea, paura, ma anche dolore e angoscia. Il sistema nervoso enterico comunica con quello centrale. E quando l’intestino soffre, ad esempio per la sindrome del colon irritabile, la persona ne risente anche a livello psichico.” I bambini che soffrono di colon irritabile da piccoli, hanno la quasi certezza di soffrire anche da grande, di ansia e/o depressione.

Conflitti emotivi

Il cervello di sotto quindi, non è solo legato alle reazioni al cibo ingerito, ma può pensare, prendere decisioni, provare sensazioni autonomamente da quello di sopra, come insegna la neurogastroenterologia, vedi la colite, l’ulcera, i bruciori di stomaco ecc. che sono proprio malattie causate dallo stress (emozioni forti, non digerite) ed i mediatori con causali sono poi i batteri che si mutano perché le condizioni del terreno intestinali di pH sono variate.

Massagiare la pancia, respirazione addominale ed esercizio fisico

Diversamente dai neuroni contenuti nella scatola cranica, quelli sparsi in tutto il resto del corpo possono essere “massaggiati”, sia con il vero massaggio che stimola i corpuscoli tattili e i recettori fibro muscolari e tendinei, sia con il movimento. Inoltre i centri nervosi viscero-addominali possono essere stimolati col respiro addominale (non toracico), come insegnano tutte le discipline orientali.

Alimentazione corretta, meditazione e integrazione dei conflitti

Dunque stress e ansia pesano sull’intestino e ne alterano il funzionamento. Ma e’ vero anche il contrario: dieta e disordini intestinali sono collegati a variazioni dell’umore. Insomma, nella pancia c’e’ un cervello che assimila e digerisce non solo il cibo, ma anche informazione ed emozioni che arrivano dall’esterno. E che copre un’area vasta: il tessuto intestinale srotolato ha dimensioni di 200-250 metri quadri, ed e’ abitato da 10.000 miliardi di cellule batteriche. Per trattare i disturbi di funzionali del tratto gastroenterico varie tecniche di meditazione si sono dimostrate utili. Bisogna avere inoltre l’alimentazione sana (senza latticini, molte verdure, molta frutta, poche proteine animali) e combinare in maniera corretta gli alimenti.

Tecnologia-ambiente.it

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