Elettro-Stress…come proteggersi

 Non si vedono, non si sentono, non si toccano, eppure siamo immersi giorno e notte nella “rete” impalpabile delle onde elettromagnetiche.

Esse sono emesse dagli innumerevoli dispositivi elettronici e connessioni wireless che affollano le nostre case, i luoghi di lavoro e di svago, i mezzi di trasporto, le nostre borse e le nostre tasche e sono spesso oggetto di dubbi e preoccupazione per i possibili effetti a lungo termine sulla salute e sul benessere dell’organismo umano.

Sono ormai moltissime le persone considerate “elettrosensibili”, che vanno soggette a varie forme di disagio o di malessere a causa di un’eccessiva esposizione a radiazioni di ogni genere.

Capita spesso, infatti, di avvertire uno strano nervosismo, un senso di irrequietezza, inquietudine o agitazione dopo aver lavorato al computer o passato molto tempo a conversare o giocare al cellulare, oppure se si soggiorna o si lavora a contatto con videoterminali e apparecchiature elettroniche.

L’insonnia è uno dei problemi più frequenti lamentati da chi passa molte ore davanti allo schermo del computer, specialmente alla sera; c’è anche chi va soggetto a mal di testa, affaticamento oculare, difficoltà di concentrazione o un senso di stanchezza e stordimento.

Se è ormai impensabile rinunciare alle tecnologie elettroniche, possiamo però cercare di proteggere il nostro organismo psicofisico dai danni delle microonde artificiali che ci circondano. La difesa più semplice, efficace e adatta a grandi e piccini ci viene offerta dai fiori australiani, che con la miscela Electro riescono a creare una “schermatura” energetica vibrazionale attiva sul corpo e sulla mente.

Un fiore fondamentale di questo composto è Bush Fuchsia, che protegge e rinforza la funzionalità cerebrale e promuove un armonico lavoro degli emisferi, rivelandosi di particolare giovamento per chi ha l’abitudine di tenere a lungo il cellulare all’orecchio monolateralmente.

Mulla Mulla è invece un rimedio specifico per contrastare l’accumulo di radiazioni nell’organismo e ridurne l’assorbimento, mentre Fringed Violet svolge un’azione protettiva a livello generale e contrasta la sensazione di sentirsi “prosciugati” di energia quando si è esposti ai campi magnetici dei comuni dispositivi elettronici.

Paw Paw è un’essenza utile per calmare la mente “bombardata” da un eccesso di stimoli luminosi e favorisce una migliore capacità di assimilare le informazioni, contrastando stanchezza, intorpidimento e “sovraccarico” mentale.

Crowea è invece indispensabile per alleviare la tensione nervosa, l’ansia e il senso di irrequietezza da ipersensibilità alle radiazioni, e può favorire la capacità di rilassarsi e di lasciarsi andare a un sonno tranquillo. La sua azione è completata da Waratah per attivare forza reattiva e resistenza fisica, contrastando i possibili cali energetici e del tono dell’umore.

La miscela Electro, da assumere nel dosaggio di 7 gocce mattina e sera, può essere usata in modo “creativo” aggiungendone qualche goccia nell’acqua del bagno, in una crema per massaggio, o nella vaschetta di un diffusore per ambienti.

Un ulteriore modo per schermarsi dalle onde elettromagnetiche è l’utilizzo di Electro Clear, un grazioso e originale pendente in vetro contenente la miscela Electro, da portare al collo per difendersi dalle radiazioni e ridurne gli effetti negativi. Il ciondolo è disponibile anche nella versione “mini” adatta ai bambini, che per la loro vulnerabilità all’elettrosmog necessitano di una particolare protezione.

eurosalus.com 

MD7

Alga Kombu …


Gli appassionati di cucina macrobiotica e/o i frequentatori di quella giapponese conosceranno certamente l’Alga Kombu, un alimento ricchissimo di proprietà e molto versatile in cucina, in particolare per insaporire i cibi e renderli più leggeri e digeribili durante la cottura.

La Kombu è ricchissima di fibre, sali minerali e vitamine, non a caso le alghe possono essere considerate degli integratori a tutti gli effetti ed è proprio grazie alla ricchezza delle sostanze contenute che assumono il loro caratteristico sapore.

L’alga Kombu essendo un prodotto del mare è ricca di iodio ma allo stesso tempo è povera di sodio. Gli effetti benefici per l’organismo sono moltissimi: ha effetto disintossicanterafforza il sistema immunitariomigliora la digestione e le funzioni intestinali, ha effetto alcalinizzantefavorisce la circolazione e stimola il metabolismo.

Non bisogna però esagerare nell’utilizzo e nel caso ci siano problemi di tipo metabolico e durante la gravidanza e l’allattamento è del tutto sconsigliata.

Una volta conosciuti i benefici dell’alga Kombu vi starete chiedendo: dove si può utilizzare?Ecco alcune idee (le parole linkate vi portano alle ricette che ho selezionato per voi):

Nella cottura dei legumi, in particolare dei fagioli (in quanto li rende più leggeri, digeribili e elimina il problema del gonfiore che possono creare)

2. Per insaporire i nostri tradizionali minestroni, brodi, zuppe, sughi

3. Per preparare un originale brodo per il risotto 

4. Per rendere più gustose le vostre verdure cotte

5. Per preparare il Dashi, famoso brodo giapponese

6. Per aromatizzare il seitan 

7. Per rendere più gustosa la zuppa di miso 

8. Unita al pomodoro per preparare un patè diverso dal solito

9. Per preparare piatti tipici della cucina macrobiotica come gliAzuki con zucca e Kombu

10. Per fare in casa il gomasio alle alghe

 

DOVE TROVARLA E COME UTILIZZARLA

In Italia l’Alga Kombu si può acquistare nei negozi di alimentazione biologica, specificatamente macrobiotica o negli shop etnici. Come le altre alghe viene venduta secca, quindi, prima di usarla è necessario tenerla a bagno per alcuni minuti in modo che riprenda il suo aspetto originario. Esiste però anche la versione in fiocchi o in polvere.

Generalmente l’Alga Kombu viene prodotta in Giappone e, in teoria, le esportazioni di prodotti nipponici dopo l’incidente di Fukushima dovrebbero essere controllate. Se però non vi fidate potete acquistare l’ALGA KOMBU BRETONE.

Infiammazione da cibo…

L’infiammazione da cibo è una realtà ormai certa e la vera novità è che oggi è possibile misurarla e definirla (verificando i valori di BAFF e di PAF), andando quindi al di là della conoscenza di VES e PCR che da oltre 50 anni restano incredibilmente gli unici due “indicatori di infiammazione” usati dalla medicina.
La medicina moderna si confronta invece quotidianamente con fenomeni di infiammazione a bassa intensità che spesso durano a lungo nel tempo e che per anni sono stati scarsamente compresi.

Il sospetto che l’alimentazione potesse avere un ruolo importante in questa situazione è sempre stato molto forte, ma i ricercatori si sono spesso avvicinati in modo controverso al tema delle cosiddette intolleranze alimentari scontrandosi con pregiudizi, petizioni di principio e pratiche diagnostiche dubbie.

Il mondo scientifico si è quasi immobilizzato nella controversa ricerca di un tipo di anticorpo o di un altro, quando la realtà clinica e la ricerca hanno già consentito di capire che qualsiasi cibo può provocare in persone sensibilizzate la produzione di citochine e sostanze infiammatorie che provocano tutta la sequenza di sintomi, malattie e disturbi messi precedentemente in relazione con le cosiddette intolleranze alimentari.

La scoperta che un alimento può indurre la produzione di BAFF (B Cell Activating Factor) o di PAF (Platelet Activating Factor) e provocare tutti i sintomi infiammatoriche usualmente sono ascritti al cibo risale a qualche anno fa, ma solo da poco viene applicata seriamente in ambito clinico.

Eppure proprio i valori di BAFF (misurabili attraverso un test per la valutazione della infiammazione da cibo) consentono di capire il livello di infiammazionecorrelata al cibo eventualmente presente in una persona e di agire in conseguenza per aiutare a ridurre quella stessa infiammazione e a controllarne gli effetti sulla salute.

La recente definizione della “Gluten sensitivity” (una intolleranza al glutine che provoca gli stessi sintomi della celiachia senza esserla e che riguarda anche oltre il 20% della popolazione sana) ha gettato altre luci sui fenomeni infiammatori da cibo.

La reazione al glutine (spesso indistinguibile sul piano clinico da quella della celiachia) è dovuta solo alla attivazione delle reazioni infiammatorie difensive dell’organismo.

In termini scientifici si parla della attivazione dei Toll Like Receptors 2 (TLR2), recettori che svolgono nell’organismo la funzione di segnalare un pericolo (in quel caso il superamento di un livello di soglia dell’assunzione alimentare ripetuta) e manifestano la reazione infiammatoria come fosse una “luce di allarme” perché si cambi il comportamento alimentare.

Se poi l’avvertimento non è ascoltato, le conseguenze possono essere anche gravi.

Malattie immunologiche importanti come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) o l’Artrite reumatoide sono sicuramente in connessione con questo tipo di infiammazione, ma senza arrivare a queste condizioni limite il semplice fatto di ingrassare in modo non compreso (per effetto sulla resistenza insulinica) o soffrire di colite è certamente in relazione con questi aspetti infiammatori.

La frequenza di sindromi infiammatorie o autoimmuni dovute ad una reazione da lieviti e sostanze fermentate è in continuo aumento

Lo studio di queste condizioni passa oggi, in modo moderno e congruo con le ultime ricerche scientifiche, attraverso la definizione di una infiammazione da cibo, misurabile in entità, con la valutazione di BAFF e di PAF, dalla evidenza di esami ematici come il complemento (C3 e C4), del numero di Globuli Bianchi e del numero di eosinofili (che in questi casi spesso sono alti) e dalla definizione dei profili alimentari individuali.

Un obiettivo per la salute è quello di creare tolleranza immunologica, di recuperare la tolleranza quando questa è stata persa, di imparare a mangiare in modo vario e sano senza inutili restrizioni.

Grazie alle scoperte di Finkelman abbiamo capito che le Immunoglobuline G (IgG) nei confronti di un alimento possono essere semplicemente il segno di una precedente attivazione immunologica nei confronti di quel cibo (come quando da piccoli si è sofferto di una particolare reazione alimentare) oppure indicare, in accordo agli studi di Ligaarden l’eccessiva utilizzazione di un alimento o la sua assunzione ripetuta e sistematica in caso di quantità ridotte.

Quindi le stesse IgG verso gli alimenti devono essere valutate per quello che sono: un segnale dell’avvenuto contatto immunologico con l’alimento e una guida per impostare un approccio alimentare di riequilibrio verso quel gruppo alimentare o quell’alimento.

Usando le IgG come segnale di “avvenuto contatto” o come indicatori di un eccessivo utilizzo alimentare attuale, si può aiutare l’organismo a recuperare un controllo immunologico della risposta al cibo attraverso una pratica in tutto simile allo svezzamento infantile, ripercorrendo un percorso fisiologico di salute alimentare e immunologica.

eurosalus.com

MD7

Senape…

I suoi semi giungono a maturazione alla fine della stagione estiva ed è proprio con essi che si prepara la salsa che conosciamo, la senape.

Diverse le varietà di senape, le più comuni prendono il nome dalla colorazione dei semi che producono:
– senape bianca (Sinapis alba), con i semi di colore bianco/giallo che favoriscono la conservazione degli alimenti nel tempo;
– senape nera (Brassica nigra), i cui semi sono molto scuri, quasi neri e dal sapore particolarmente piccante;
– senape bruna (Brassica juncea), dai semi verdi;
– e la senape selvatica (Sinapis arvensis)

La salsa di senape la si prepara con le farine ottenute dalla macinazione dei semi di senape nera e bianca cui vengono man mano aggiunti altri ingredienti come aceto, olio e zucchero (questa è la salsa di senape più conosciuta in Italia, mentre quella diffusa nei paesi anglosassoni è un preparato in polvere di semi bianchi e neri misti a curcuma).

Proprietà e usi dei semi di senape

senape

I semi di senape sono semi oleosi non molto calorici (469 calorie per 100 grammi) e sono fonte di vitamine (B1, B2, B3, la vitamina C, E, K e J) e minerali (tra cui soprattutto calcio e fosforo). I semi di senape, inoltre, contengono il 5% di acqua, il 29 % di carboidrati, il 25% di proteine, il 23 % di grassi, il 14% di fibre alimentari ed il 4% di ceneri.

I semi di senape hanno la capacità di favorire l’afflusso del sangue, per questo:

– un infuso di senape aiuta in caso di raffreddore e febbre e stimola la circolazione sanguigna

– un cataplasma di farina di semi di senape (da mischiare, se volete, anche a quella di semi di lino) è utile contro reumatismi, artriti e dolori muscolari

– l’olio di semi di senape è utilizzato nella medicina ayurvedica per praticare frizioni contro reumatismi e nevralgie

Senape purgante e digestiva

15 grammi di semi macinati e sciolti in un bicchiere di acqua da bere tre volte al giorno è un buon purgante naturale. La senape facilita anche la digestione.

Semi senape contro i cattivi odori

Potete conservare i semi di senape sott’aceto oppure farli essiccare per poi utilizzarli contro i cattivi odori delle stoviglie. Se macinati, potete usare i semi di senape anche come deodorante per le mani dopo aver maneggiato sostanze maleodoranti.

Controindicazioni

L’uso prolungato di senape, a causa della sua proprietà di stimolazione gastrointestinale, non è consigliato in caso di ulcera e gastrite.
A causa della presenza di agglutinina, inoltre, i semi di senape possono causare allergie alimentari. Infine, la senape ha un effetto simile a quello del peperoncino: può provocare iperemia (aumento del flusso sanguigno), irritazione a livello locale e infiammazione dell’apparato digerente.

https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/11333-senape-usi-proprieta

MD7

le informazioni fornite da questo sito hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale; esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico

Percezione degli odori nella MCS, studio giapponese

“​La Sensibilità Chimica Multipla (MCS) è caratterizzata da uno stress somatico per l’esposizione agli odori. I pazienti con MCS metabolizzano gli odori in modo diverso dai controlli. Questa trasformazione degli odori può essere associata all’attivazione nell’area prefrontale collegamento alla corteccia cingolata anteriore, che è stata suggerita come un’area di attivazione correlata agli odori nei pazienti con MCS.”

http://www.infoamica.it/percezione-degli-odori-nella-mcs-nuovo-studio-giapponese/

MD7