Sensibilità chimica…

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Un documentario che affronta il tema della sensibilità chimica ed elettromagnetica. Il film segue la storia di tre gruppi di vittime. La prima, Susie, è una donna che ha lasciato San Francisco per l’Arizona dove vive da sola con il suo cane, Blackie. La seconda serie comprende Sam, Nathan e la madre, Karen, che passano il loro tempo in una piccola casa di cemento nelle zone rurali Arizona, sono tutti sensibili e cercano di diventare indipendenti dall’assistenza che gli viene offerta dalla madre di Karen, una donna anziana. La vittima finale è Joe, la cui sensibilità sta diventando un peso insopportabile per la sua famiglia e, anche per questo motivo si trasferirà in una speciale comunità di sicurezza per sensibili Texas. 

Dopo il nostro documentario tutto italiano “Sensibile” di Alessandro Quadretti, prodotto da Officinemedia, che presto verrà proiettato nelle sale italiane, un altro coraggioso regista affronta questa tematica ancora così poco esplorata. 

Alessandro, come Drew Xanthopoulos con il suo “The Sensitives”, si avventurano in un ambito difficile da rappresentare cinematograficamente e ci fanno dono della potenza dell’immagine per descrivere il dolore e l’isolamento nel quale si dibatte un numero sempre più crescente di persone.

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Elisir per i neuroni…

 ….Una corsa nel parco aiuta a ragionare meglio. La ginnastica con i pesi serve invece ad allenare la memoria. Ma il primo premio, fra le forme di esercizio fisico che fanno bene al cervello dopo i 50 anni, va al tai chi. Coordinamento, precisione dei movimenti e relativa semplicità rendono questa disciplina vicina alle arti marziali un elisir di lunga vita per i neuroni. Se è vero infatti che ogni sport fa bene a ogni età, un gruppo di ricercatori dell’università di Canberra ha cercato di stilare una guida con le varie discipline e i relativi benefici per gli over 50: un’età critica, scrivono i medici australiani “per ridurre il rischio di demenza o altre malattie neurodegenerative”…

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/26/news/corsa_e_tai_chi_elisir_per_gli_over_50_lunga_vita_a_neuroni_e_memoria-163904668/
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Pirodiserbo….alternativa ai diserbanti chimici

Sono moltissime le piante infestanti che riescono ad adattarsi all’ambiente urbano, non solo nei parchi e nelle aiuole, ma anche sui marciapiedi, sugli asfalti stradali, ai bordi degli edifici, e in prossimità degli scoli di drenaggio. Studi recenti hanno censito in Italia 1.600 specie diverse, accomunate dalla capacità di crescere in ambienti poco ospitali. In centro ed in periferia le associazioni vegetali possono ostacolare la viabilità, la pulizia delle strade e la fruibilità dei cartelli stradali, occludere griglie e tombini e impedire la regimazione delle acque. Inoltre alcune infestanti cittadine sono capaci di scatenare fenomeni allergici. Combatterle non è facile, la legislazione che regola i trattamenti fitosanitari in area urbana è molto severa, per garantire la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente. 

L’impiego di mezzi fisici basati sull’uso di elevate temperature può costituire un’alternativa interessante. Se ne è parlato a San Piero a Grado (Pisa) lo scorso 9 febbraio, in una giornata di studio dal titolo ‘Contrasto con mezzi non-chimici alle piante infestanti in ambito urbano‘ (on line gli atti), organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-ambientali ‘Enrico Avanzi’ dell’Università di Pisa e dall’Arsia, in collaborazione con l’Associazione Direttori e Tecnici Pubblici Giardini.

L’argomento è stato oggetto di sette interessanti relazioni, tenute da docenti della Facoltà di Agraria e della Scuola Superiore Sant’Anna e da funzionari pubblici. Il convegno ha visto la partecipazione di oltre 80 tecnici, ricercatori, funzionari della pubblica amministrazione, rappresentanti del mondo imprenditoriale e studenti, interessati a diverso titolo alla gestione del verde pubblico.

 

Macchine per il pirodiserbo

La maggior parte degli interventi è stata dedicata al controllo fisico delle infestanti, in particolare alle macchine per il pirodiserbo progettate dalla Sezione Meccanica Agraria e Meccanizzazione Agricola del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell’Agroecosistema di Pisa. Il pirodiserbo non è una novità assoluta: i primi sistemi furono messi a punto in America nell’800, per contrastare il giacinto d’acqua, che al tempo sembrava insensibile a tutti i trattamenti. Solo il calore riuscì a indebolire il rizoma, permettendo il controllo di questa specie vigorosa.

Il sistema è fondamentalmente basato sull’utilizzo di particolari bruciatori alimentati a GPL. Durante il trattamento le aree investite dalla fiamma libera, prodotta dai bruciatori stessi, raggiungono temperature elevatissime, dai 1000 ai 2000 °C, per un tempo variabile da 0,1 a 0,7 secondi. In queste condizioni i tessuti vegetali subiscono un vero e proprio ‘shock termico’, consistente in una istantanea lessatura, anche se i risultati appaiono evidenti e ‘visibili’ qualche tempo dopo (in media 5-10 giorni). I consumi di GPL e l’impiego di manodopera sono proporzionali alla copertura e soprattutto alla biomassa delle specie spontanee presenti.

Il gruppo di lavoro coordinato dal professor Peruzzi ha messo a punto macchine operatrici di diverse dimensioni e capacità di lavoro: dalle attrezzature spalleggiate alle macchine semoventi(con operatore al seguito o a bordo) e portate, comunque adattate ai nostri ambienti. Il sistema ha una struttura modulare ad ampia flessibilità, ad esempio è possibile applicarlo anche ad un piccolo motocarro, tipo ‘Ape – Piaggio’. Al metodo è stato assegnato il premio Toscana ecoefficiente 2007-2008, per la capacità di coniugare sviluppo, innovazione e rispetto dell’ambiente. La sperimentazione, iniziata nel 2004, è stata portata avanti su differenti tipologie di pavimentazione e substrati in zone urbane e periurbane di Pisa e Livorno. Il pirodiserbo è stato confrontato con le tradizionali strategie di lotta: diserbo chimico, asportazione manuale e sfalcio.

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http://agronotizie.imagelinenetwork.com/articolo.cfm?idArt=7127

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