Il cambiamento, il sale della vita…

Molte sofferenze nascono dal fatto che pretendiamo stabilità e sicurezza, mentre tutto muta e segue i suoi cicli: accettare questa legge universale fa cessare il dolore

Prima o poi arriva, e arriva per tutti. E’ quel momento in cui improvvisamente la nostra vita sembra aver imboccato un vicolo cieco: una crisi da cui non sappiamo uscire, la fine di una relazione che non riusciamo a superare, la sensazione di non avere più stimoli. Questa mancanza di senso ci spinge ad un’affannosa ricerca nel tentativo di ritrovarlo. D’altronde fin da piccoli ci è stato insegnato che l’impegno e la costanza sono l’unico modo per affrontare le difficoltà e così ci intestardiamo per uscire da questa situazione difficile. E così, quello che fino ad ora era un naturale momento di criticità (esistenziale, sentimentale, relazionale, spirituale o psicologica) diviene a tutti gli effetti un problema.

Ciclicità e cambiamento: la natura… della natura!

È necessario fermarsi un attimo e fare un passo indietro e ricordarsi da dove arriva l’essere umano. Perché pur essendo l’apice dell’evoluzione e la massima espressione della civiltà, la nostra origine è sempre dentro di noi. Questa origine si chiama natura. E, come sappiamo, in natura tutto è ciclico: le stagioni, i giorni, perfino i passaggi delle comete e le configurazioni del cielo notturno. Non dovrebbe stupirci allora che anche la nostra vita si regga su un ciclo continuo di nascita e rinnovamento in ognuna delle nostre attività: le stesse relazioni, per esempio, nascono, raggiungono un certo livello di qualità e intensità e infine “muoiono”. Una morte che può essere reale, nel senso di conclusione di quella relazione, oppure metaforica, nel senso di cambiamento dell’assetto precedente e nascita di uno nuovo. Ma ciò vale anche per i sentimenti, le amicizie, le passioni, i progetti: è la “natura della natura”, un continuo divenire attraverso il susseguirsi di ritmi e di cicli.

Il paradosso dell’essere umano

Per questo, la fine di un ciclo, quella crisi apparentemente senza uscita di cui parlavamo all’inizio, è inevitabile. Opporsi a questa evidenza genererà quella sofferenza che tentiamo disperatamente di superare. Ma perché questo avviene? Proprio perché siamo umani: da un lato soggetti ai cicli della natura come tutti gli esseri viventi, dall’altro diversi da tutti loro perché dotati di una coscienza individuale che, bramando coerenza e stabilità, ci spinge a sottrarci a questi ritmi, o almeno a quelli più dolorosi. Un conflitto che non può essere risolto semplicemente ripetendosi di accettare passivamente ciò che finisce. E allora come affrontare questo passo, questo necessario cambiamento?

Serve lo sguardo giusto

Diventa fondamentale assumere un atteggiamento nuovo. Se il cambiamento è naturale allora bisogna smettere di sorprendersi quando le cose cambiano o finiscono. Questo significa uscire dall’idealizzazione e liberare tempo ed energie per percepire davvero il cambiamento intorno a noi. Cosa sta cambiando? Come? Questa attenzione renderà possibile il secondo passo: cogliere nella difficoltà aspetti che possono volgere a nostro favore, guardare le cose da una prospettiva nuova, fare pensieri mai pensati prima di allora. Stiamo davvero solo perdendo qualcosa? Si tratta veramente di una conclusione? Questo è quello che si chiama “sguardo penetrante”. Uno sguardo che non esclude la sofferenza, ma la comprende e la trascende: non più il timone che guida il nostro approccio, ma una parte di noi che c’è e a cui va dato spazio mentre il processo di rinnovamento prosegue. Il problema, dunque, non è che le cose finiscano o cambino, ma il modo in cui affrontiamo questi momenti. E già il solo fatto di provare a cercare il modo giusto per farlo è di per sé fonte di grande rinnovamento.

https://www.riza.it/psicologia/tu/6706/evviva-il-cambiamento-sale-della-vita.html

MD7

ARACHIDI E BURRO D’ARACHIDI…

Nicola camera

Ricchi di grassi monoinsaturi, sono particolarmente indicati per combattere alcune patologie derivanti da problemi cardiovascolari. Nel profilo nutrizionale gli arachidi presentano un ottimo profilo di arginina, acido aspartico e lisina, oltre all’acido oleico e il resveratrolo, in grado, probabilmente, di avere un ruolo attivo nella prevenzione di alcuni tipi di forme tumorali.
Il loro contenuto di arginina le rende preziose per i bambini in fase di crescita, mentre quello di vitamina PP è importante per la circolazione sanguigna e la salute del sistema nervoso.
L’ottima concentrazione di acido folico rende le arachidi un alimento che stimola la fertilità ed è fondamentale durante la gravidanza.
Da alcuni studi è emerso che le arachidi, grazie al coenzima Q10, sono un valido aiuto per chi soffre di mal di testa.
Consumare arachidi almeno per due volte a settimana, contribuirebbe a ridurre il rischio di cancro al colon del 31%.
Un articolo apparso recentemente sulla famosa rivista Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, ha spiegato come la niacina, sostanza presente nelle arachidi, costituirebbe un valido aiuto per quanto riguarda la prevenzione dell’Alzheimer.
Mangiare burro d’arachidi e’ inversamente associato al rischio di diabete di tipo 2 in funzione dell’età, della massa corporea, della storia familiare di diabeti, dell’attività fisica, del fumo, dell’alcool e dell’apporto totale di calorie.

Le donne che hanno consumato burro d’arachidi più di cinque volta la settimana (l’equivalente di 5 cucchiai o 75g.- ) hanno ridotto il rischio di sviluppare il diabete tipo 2 del 21% rispetto a donne che non hanno mai mangiato burro d’arachidi.

I ricercatori sostengono che i grassi monoinsaturi delle arachidi unitamente alla ricchezza di fibre, magnesio, vitamine e minerali, antiossidanti e proteine esercitino un effetto positivo sulle glicemia stabilizzandola.

Proprietà anticancro
Dimostrata da numerosi studi è l’azione antineoplastica svolta dai flavonoidi, antiossidanti abbondanti nelle arachidi capaci di indurre l’autoeliminazione delle cellule (apoptosi) potenzialmente cancerogene.

Benefici sulle massa muscolare
Sono ricche di magnesio un minerale importante per la funzionalità muscolare e con spiccato effetto defaticante contribuendo a riequilibrare il bilancio idrosalino. Ma i benefici sulla massa muscolare non finiscono qui.
I semi di rachidi contengono grandi quantità di arginina, un aminoacido che svolge importanti funzioni metaboliche. L’arginina sequestra l’urea nell’organismo facilitandone l’espulsione e agendo da vasodilatatore favorisce l’afflusso sanguigno ai tessuti.

Importante nota finale: utilizzate burro d’arachidi naturale, libero da colesterolo, con minime quantità di insaturi da conservare in frigo una volta aperto… quindi senza aggiunte di agenti chimici, solventi, conservanti e coloranti.

MD7

PNEI…

E’ ormai ben noto a tutti, come lo stress psicologico possa contribuire allo sviluppo di specifiche malattie ‘fisiche’, in particolare quelle cosiddette ‘psicosomatiche: è il caso della dermatite, del colon irritabile, dell’emicrania….dermatite.

La ricerca, però, ha messo in evidenza nuove relazioni tra fattori psicologici e malattie come ictus, tubercolosi, diabete, leucemia, cancro, vari tipi di malattie infettive, e perfino la comune influenza.

Il cervello è collegato sia con il sistema endocrino (ormonale) che con il sistema immunitario Sistema immunitario e sistema nervoso centrale sono costantemente in comunicazione, poiché le cellule immunitarie portano all’apparato neurologico, attraverso i neuropeptidi, (piccole molecole di natura proteica)le informazioni che hanno captato durante il monitoraggio dell’organismo

Nuove discipline come la neuropsicoendocrinologia e la neuropsicoimmunologia hanno contribuito a migliorare la nostra comprensione dei processi complessi che contribuiscono a produrre uno stato di salute o di malattia.

Le influenze psicologiche sui processi immunitari

Tutte queste connessioni sono oggetto di studi recenti che costituiscono la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), una disciplina che si occupa delle relazioni tra psiche e i sistemi di regolazione fisiologica che costituiscono l’organismo umano: quello endocrino, quello nervoso e quello, appunto, immunitario.

Il nostro cervello quindi, o meglio le sue funzioni mentali, sono in grado di comunicare con le cellule del sistema immunitario

E’ lo stress ad avere un ruolo importante nello studio delle risposte psico-fisiche connesse all’intreccio dei tre apparati. Quando questo sopraggiunge, l’organismo viene invaso da determinati ormoni, tra i quali i più importanti sono l’adrenalina e il cortisolo. Se lo stress dura poco e si limita ad una fase acuta, l’effetto è inizialmente positivo: il lieve rialzo ormonale potenzia l’azione immunitaria, attiva delle reazioni fisiche di adattamento, migliora le capacità di concentrazione e di attenzione.

Quando, invece, la mente del soggetto è coinvolta emotivamente in situazioni di sofferenza, dolore, rabbia, risentimento, sconforto o angoscia per periodi di tempo prolungati, le sostanze rilasciate, le stesse che nella fase di stress iniziale producono effetti positivi, diventano nocive come le tossine che inquinano il corpo. In questo stadio, che caratterizza lo stress cronico, si attivano dei meccanismi dannosi: tra questi, quello più importante è la diminuzione o la soppressione della risposta immunitaria.

In conseguenza a stati di attivazione emozionale, si sono scientificamente riscontrate consistenti variazioni dei parametri immunitari: depressione e ritardo nella sintesi di anticorpi, fino ad arrivare a fenomeni patologici, come lo sviluppo di autoanticorpi, evento maggiormente associato alle malattie autoimmuni (ad esempio la tiroidite di Hashimoto o il diabete mellito di tipo I).

Psiconeuroendocrinoimmunologia, la biochimica delle emozioni

Un elemento chiave dell’analisi sviluppata dalla Neuropsicoendocrinologia, è l’influenza diretta delle emozioni sul corpo. Quando la reazione emozionale è adattativa, utile e si associa ad uno stress fisiologico, non ha un significato patogeno; se, invece, le modalità di espressione emozionale sono sbilanciate, si verificano reazioni disfunzionali.

Quando si analizza la portata delle alterazioni biologiche in risposta allo stress, si deve tenere conto non solo della presenza oggettiva di quest’ultimo (che di per sé può non essere dannoso), ma soprattutto dalle variabili individuali relative al soggetto, come la valutazione cognitiva dello stimolo stressante e la gestione di esso.

Esistono substrati fisiologici ben studiati che dimostrano come la comunicazione avvenga in entrambe le direzioni per ognuna di queste aree e dei loro organi.

Secondo l’approccio della Neuropsicoendocrinologia, lo stretto legame tra la mente e il corpo è di tipo bidirezionale: le emozioni e lo stress agiscono sulla salute fisica e, a sua volta, la psiche influenza l’organismo stesso.

Il sistema immunitario è molto più reattivo di quanto si sospettava in passato e ha una fitta e profonda comunicazione con la psiche. Quando si è fortemente stanchi o con il morale basso, si tenderà ad ammalarsi più facilmente e ad andare incontro ad infezioni ricorrenti o influenze, oppure a sviluppare disturbi molto frequenti negli stati di stress, come l’herpes labiale o altre patologie associate ad un sistema immunitario compromesso.

Quando lo stress subentra in seguito a perdite emozionali o lutti, può diventare concausa dello sviluppo e/o dell’insorgenza di malattie autoimmuni o di condizioni molto gravi, come i tumori.

L’attuale attività clinica conferma che gli stati emotivi negativi del paziente influenzano l’insorgenza e il decorso della malattia e si associano, in generale, ad una netta diminuzione delle funzioni immunitarie.

Si è osservato che le persone che tendono verso questo stile emozionale presentano una maggiore attivazione dell’area destra del cervello, condizione collegata ad una minore produzione di cellule linfocitarie.

Seguendo l’approccio della Neuropsicoendocrinologia, l’apparato immunitario, collegato a quello nervoso ed endocrino, subisce l’influenza di molteplici emozioni come la paura, la preoccupazione, la collera, il risentimento, la depressione, l’ansia.

In tale contesto, quindi, potrebbe essere più appropriato enfatizzare la prospettiva psicologica – letteralmente, lo studio della mente – piuttosto che quella della neuroscienza. Una mente è composta di informazioni e ha un substrato fisico, cioè il corpo e il cervello.

Inoltre, possiede un altro substrato immateriale che ha a che fare con il flusso di informazioni. Quindi, forse la mente è costituita dalle informazioni che scorrono tra tutte queste parti del corpo. Forse la mente è ciò che tiene insieme la rete.

E’ bene ricordare che sappiamo ancora molto poco circa la natura di queste relazioni. Ciò nonostante, queste ricerche hanno il grande merito di aver aperto un’altra breccia nelle barriere tra medicina e psicologia.

http://psicoadvisor.com/cervello-parla-sistema-immunitario-risponde-la-psiconeuroendocrinoimmunologia-6707.html

MD7

Vitamina D…

Conosci da vicino la vitamina D e scopri come può aiutarti a mantenerti in salute più a lungo.

L’estate sta per finire e tra poco arriverà l’inverno e addio sole, almeno per un po’. Sì perché dopo anni di proclami sui danni del sole ora è emerso un quadro ben diverso. Bruciarsi sotto i raggi, senza dubbio, accelera l’invecchiamento della pelle e aumenta il rischio di sviluppare un melanoma. Però, esporsi alla luce solare è fondamentale per la salute.

Ho parlato molte altre volte di vitamina D sottlineando quanto questa sostanza (per essere precisi, questo ormone) sia fondamentale per regolare il sistema immunitario, prevenire le malattie cardiocircolatorie, tenere sotto controllo la replicazione cellulare e perfino renderci meno esposti agli sbalzi d’umore e alla depressione. Inoltre, la vitamina D favorisce l’assorbimento di calcio a livello dell’intestino, calcio che poi la vitamina K2 fisserà nelle ossa regolando l’attività di una proteina specifica detta osteocalcina. L’azione di regolazione sul sistema immunitario è particolarmente potente, tanto che la vitamina D diventa molto utile nell’affrontare patologie complesse come la sclerosi multipla e altre malattie autoimmunitarie.

La vitamina D viene prodotta grazie all’esposizione della pelle alla luce solare mentre l’apporto alimentare è scarso. Chiaramente, in molte zone del mondo la luce solare è scarsa per molti mesi l’anno. Inoltre, il lavoro moderno e i vestiti rendono sempre più difficile per il nostro organismo produrre quantità sufficienti di questa vitamina. Oggi sappiamo con certezza da numerosi studi che la carenza di vitamina D è molto diffusa e, con buona pace di chi rimane contrario agli integratori, assumerne una quantità aggiuntiva è fondamentale per la salute. Un lavoro pubblicato su PLOS ONE lo scorso aprile indica che valori di vitamina D di 40ng/ml o oltre sono associati con una riduzione del 67% del rischio di sviluppare un tumore nei 4 anni successivi.

Per questo motivo, gli autori suggeriscono una revisione dei valori norma di questa vitamina che in genere si attestano tra i 20 e i 100ng/ml.

Cosa vuol dire valore norma?Corrisponde al valore ottimale, a quello che ci dà maggiore sicurezza di non ammalarci? O semplicemente indica il livello al di sotto del quale corriamo un rischio maggiore di essere in carenza? O ancora, corrisponde semplicemente alla media riscontrata nella popolazione che fa riferimento ad un determinato laboratorio di analisi?

La carenza di vitamina D è molto diffusa e, con buona pace di chi rimane contrario agli integratori, assumerne una quantità aggiuntiva è fondamentale per la salute

In effetti, per tutte le misurazioni possibili in medicina non vengono mai definiti i valori ottimali ma le soglie minime e massime superate le quali aumenta il rischio di problemi. Tutto quello che sta in mezzo viene considerato “normale”, qualsiasi cosa questo voglia dire. Se il range di valori è piuttosto stretto il meccanismo potrebbe anche funzionare. Ma se, al contrario, è ampio diventa molto difficile capire in che condizione siamo. Sarebbe come chiedere a una persona dove vive e che questa ti rispondesse tra Milano e Roma, un po’ vago.

Oggi è fondamentale definire i valori ottimali dei parametriche misuriamo per essere certi di rimanere fedeli ad un concetto pieno di salute. Nel caso della vitamina D questi si attestano attorno ai 50-70ng/ml.

Gli autori ritengono che il controllo e l’eventuale integrazione di vitamina D sia un aspetto fondamentale di un approccio preventivo al cancro.

Ecco perché, oltre a goderti gli ultimi giorni di sole, ti suggerisco di agire subito e di seguire 3 semplici passi:

  1. Chiedi al medico di fare il dosaggio della 25-OH vitamina D con un semplice esame del sangue;
  2. Se il risultato indica un valore inferiore a 30ng/ml o tra 30 e 40 sei candidato a una supplementazione di vitamina D;
  3. Una volta decisa la dose idonea con il medico, ripeti il test a distanza di un paio di mesi per verificare il grado di miglioramento.

https://www.filippo-ongaro.it/benefici-vitamina-d-prevenzione-cancro/

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Agro-omeopatia…

In Italia la Prof.ssa Lucietta Betti del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali dell’ Università di Bologna, ha condotto per vent’anni interessanti studi nel campo del’agro-omeopatia, ottenendo risultati significativi e ripetibili. Quello che è emerso dal campo è che le aziende agricole che usano l’agro-omeopatia ottengono produzioni più abbondanti, maggiormente resistenti alle malattie e prodotti con qualità nutrizionali migliori.

L’agro-omeopatia prevede l’uso nelle coltivazioni, negli orti e nei giardini di sostanze naturali altamente diluite e dinamizzate secondo le regole dell’Omeopatia, che veicolano alle piante un’informazione di tipo energetico-vibrazionale. I rimedi omeopatici usati non hanno alcun tipo di impatto ambientale, per questo l’agro-omeopatia è una tecnica completamente ecosostenibile che aumenta la vitalità delle piante, migliorando la loro nutrizione, in modo da prevenire e curare malattie e infestazioni.

Un esempio virtuoso in tal senso è quello dell’azienda agricola biodinamica BIO DR, specializzata nella coltivazione di piccoli frutti bio. I sorprendenti risultati ottenuti dallo studio del Prof. Dinelli dell’Università di Bologna sulle fragole dell’azienda, hanno fatto si che l’agro-omeopatia venisse poi usata stabilmente su tutta la produzione agricola. L’azienda BIO DR ha messo appunto il metodo “Agrohomeopathy”, che prevede l’uso di rimedi omeopatici interamente autoprodotti e derivanti da ceppi di malattie presenti nelle proprie coltivazioni (in gergo chiamati nosodi).

Un altro ottimo esempio tutto italiano è l’azienda siciliana Le sette Aje, dove si attua un vero e proprio protocollo omeopatico per la produzione di vino varietà Grillo e di olio. L’azienda, a conduzione familiare, è fermamente convinta dell’importanza di inserire l’agro-omeopatia in agricoltura, in modo da ottenere prodotti di qualità superiore e migliorare le condizioni del suolo.

Chi è interessato a conoscere nel dettaglio quali siano le potenzialità dell’agro-omeopatia e quali possano essere i reali benefici per le coltivazioni, segnalo il seminario che da diversi anni, la scuola di omeopatia Effatà di Lucca, organizza in collaborazione con Lucca Biodinamica. Il seminario di agro-omeopatia della scuola Effatà prevede l’intervento di agronomi specializzati in questo settore che portano le loro esperienze dirette ed i risultati ottenuti sul campo.

Anche in Italia stà emergendo una nuova coscienza tra gli agricoltori; l’impoverimento del suolo, l’indebolimento delle piante e la minaccia alla salute di chi tutti i giorni deve usare prodotti chimici, fanno si che molte aziende stiano cercando strade alternative all’agricoltura convenzionale. Da qualche anno Intact bio si occupa direttamente, con un teem di tecnici esperti in agro-omeopatia, di rispondere a tutte le necessità delle aziende che vogliono provare la conversione ad agricoltura a residui zero.

Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”, queste sono le celebri parole di Ippocrate; il padre della medicina aveva capito che la salute è legata indissolubilmente a quello che mangiamo.

Considerati gli ottimi risultati che l’agro-omeopatia sta ottenendo sul campo, è auspicabile che la ricerca in questo settore sia sempre maggiore, in modo da poter contrastare le malattie delle coltivazioni, senza dover ricorrere necessariamente ai prodotti chimici ed evitando così gli effetti negativi sulla terra e sulla nostra salute che il loro uso massiccio comporta.

https://pharmacotriba.it/2018/08/30/agro-omeopatia-la-speranza-per-unagricoltura-sostenibile/

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Esaurimento emotivo…

L’esaurimento emotivo è uno stato sovraccarico di stress. In questo caso, parliamo non solo di eccesso di lavoro, ma anche di assumere conflitti, responsabilità o stimoli emotivi o cognitivi.

L’esaurimento emotivo non arriva in un momento particolare. È un processo che avviene lentamente, finché la persona “collassa”.

Questo crollo si traduce in paralisi emotiva, depressione profonda o malattia cronica. La vita di una persona si sgretola, perché letteralmente non ce la fa più.

Sebbene l’esaurimento emotivo sia avvertito come affaticamento mentale, di solito è accompagnato da una grande stanchezza fisica.

Quando ciò accade, c’è una sensazione di peso, di incapacità di andare avanti. Cadiamo, quindi, in un’inerzia dalla quale è difficile uscire.

L’esaurimento emotivo nasce perché c’è uno squilibrio tra ciò che diamo e ciò che riceviamo. Coloro che ne sono vittima, danno tutto ciò che possono di loro stessi, sia al lavoro, a casa, nelle relazioni o in qualsiasi altro campo.

In generale, questo si verifica in situazioni dove c’è una grande richiesta, che a sua volta, a quanto pare, richiede grandi sacrifici.
Ad esempio, in un lavoro in cui vi è un alto rischio di licenziamento. O in una casa i cui membri sono pieni di problemi e richiedono attenzione. Anche quando abbiamo una relazione conflittuale o con serie difficoltà.

La cosa comune è che la persona sfinita non ha tempo per se stessa. Né riceve riconoscimento, affetto o considerazione sufficiente.

Si annulla tutto il tempo. Come se non avesse bisogni, o come se fosse più forte degli altri e potesse gestire tutto.

Prima che l’esaurimento emotivo si manifesti, ci sono alcune indicazioni che lo annunciano. Questi sono segni a cui, in generale, non viene data molta importanza. Se li notiamo, misure precauzionali, possono essere prese in tempo.

Stanchezza fisica

Insonnia

Irritabilità

Mancanza di motivazione

Distensione affettiva

Dimenticanza frequente

Difficoltà nel pensare

Il modo migliore per superare l’esaurimento emotivo è, naturalmente, il riposo.
Bisogna trovare il tempo libero per rilassarsi e stare calmi.

Le persone che chiedono troppo a se stesse, spendono anni senza, ad esempio, prendere una vacanza.
Questo non può accadere, porta solo alla stanchezza cronica.
Quindi è una buona idea prendersi qualche giorno libero per rilassarsi e recuperare.

Un’altra soluzione è lavorare per costruire un diverso atteggiamento verso gli obblighi quotidiani.

Ogni giornata dovrebbe includere gli orari da dedicare agli appuntamenti, ma anche ai momenti di riposo e svolgere attività gratificanti.
Dobbiamo mettere da parte le ossessioni della perfezione o della realizzazione.

Infine, è molto importante diventare consapevoli di noi stessi.
Per questo, niente di meglio che passare un momento ogni giorno per stare da soli.

Respirare, riconnettersi con ciò che siamo e ciò che vogliamo. È essenziale sviluppare un atteggiamento di comprensione e gentilezza verso noi stessi. Altrimenti, prima o poi, ci sarà impossibile andare avanti.

https://www.giornodopogiorno.org/2018/08/08/esaurimento-emotivo-la-conseguenza-per-aver-cercato-di-essere-forte-in-ogni-momento/

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