Profumi chimici…

Dietro al “profumo di oceano” all’odore di lavanda e di limone in fiore possono nascondersi seri rischi per la salute. I pericoli peggiori naturalmente non derivano dagli effluvi che la natura sprigiona, quanto piuttosto dalle misture chimiche che tentano di scimmiottare fragranze e suggestioni.

I deodoranti per interni, per esempio, che spruzziamo, bruciamo sotto forma di candela o facciamo evaporare, convinti di rendere l’aria di casa più gradevole, finiscono coll’appestare l’ambiente con sostanze irritanti, allergeniche, e addirittura cancerogene.

L’allarme arriva dai risultati di un test realizzato da 5 associazioni dei consumatori europee su 76 prodotti di questo genere, in commercio in Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Belgio.

Il Beuc (Bureau européen des unions de consommateurs), che rappresenta parte delle associazioni consumatori del Vecchio continente, allertato dai preoccupanti dati emersi dalle analisi, ha già avviato un confronto con la Commissione europea per chiedere di ritirareimmediatamente dal mercato i deodoranti casalinghi più pericolosi e rivedere in modo più restrittivo il Reach, il regolamento per la registrazione, valutazione e approvazione delle sostanze chimiche in discussione al Parlamento di Strasburgo.

Intanto oltralpe, dove l’emergenza è scoppiata già da qualche settimana, il mercato ha subito i primi contraccolpi. IL gigante della grande distribuzione Carrefour, per esempio, ha registrato il crollo del 60 per cento nelle vendite di questi prodotti.

Tappatevi il naso

In Italia a mettere il naso nei deodoranti casalinghi in vendita in iper e supermercati è stata l’associazione Altroconsumo. Su 27 prodotti testati, solo 5 hanno superato la prova: gli spray Home fragrance White freesia and grapefruit di Glade e Deo Aromatherapy Limoni in fiore di Grey, i diffusori in gel Crystal’Air design Pur air di Air Wick e Gel deodorante fiorito di 11 Gigante, il diffusore liquido Green Apple di Glade.

L’esame ha coinvolto i deodoranti a rilascio immediato, come aerosol, vaporizzatori e spray, quelli a rilascio lento, come i gel e i liquidi, i diffusori elettrici e le candele profumate. Il risultato è stato decisamente allarmante:

DEODORANTI SPRAY – PEGGIORI

MARCHIO

PRODOTTO

INQUINANTI

Glade

Essenze di natura “lavanda & violetta”

Irritanti,allergeni e sostanze sospette cancerogene

Air Wick

Rosa bouquet

Allergeni e sostanze sospette cancerogene

Air Wick

Les eaux parfumèes

“Mandarine & thè vert”

Irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Ambi pur

Instant perfume Cashmere

Irritanti, allergeni, dietilftalato e sostanze sospette cancerogene

Glade

Muchetto di bosco

Irritanti, allergeni e dietilftalati

l’aria della stanza in cui sono stati utilizzati questi prodotti ha rivelato un’alta concentrazione di composti organici volatili inquinanti e cancerogeni. In alcuni casi il cocktail chimico ha superato la soglia di 1.000 mg/m 3. Troppo, se si considera che, secondo le autorità sanitarie Usa, in un ambiente indoor sano non dovrebbe superare i 200 mg/m 3.

Si va da sostanze irritanti per occhi, naso, bocca e gola, come l’acetaldeide, l’acroleina, l’etanolo e il tricloroetilene, a un perturbatore endocrino capace di danneggiare il sistema riproduttivo, il Dep o dietilftalato, dai profumi capaci di scatenare allergie come il D-limonene, il citronellolo e il lilial, classificati come allergeni dalla normativa sui cosmetici, che impone in questi prodotti la segnalazione in etichetta, ai muschi artificiali, sospetti perturbatori endocrini, fino ai micidiali cancerogeni benzene e formaldeide.

Le analisi svolte

“Per realizzare il test, abbiamo utilizzato i deodoranti come avrebbe fatto un consumatore qualunque e poi abbiamo misurato il picco di concentrazione delle sostanze diffuse nell’aria”, spiega al Salvagente la dottoressa Claudia Chiozzotto dell’ufficio tecnico di Altroconsumo. E precisa: “Non abbiamo fatto analisi sul prodotto ma solo dell’aria presente nella stanza in cui è avvenuta la prova, perché l’importante era valutare i rischi dei prodotti in fase d’uso”.

Ma come è possibile che tanti veleni finiscano in flaconcini o candele destinate a diffondere il loro contenuto in ambienti domestici in cui possono trovarsi, tra l’altro, anche bambini, asmatici, donne incinte o anziani? La risposta è semplice. Non esiste una normativa specifica che regolamenti con rigore cosa può finire dentro questi prodotti e soprattutto che stabilisca una prova d’uso a cui sottoporli prima di metterli in commercio.

I deodoranti per interno, infatti, non sono né cosmetici né detergenti, anche se come questi vanno considerati ormai beni di largo consumo a cui si è esposti anche quotidianamente.

“Non esiste una metodologia standard per eseguire un test d’uso, dal momento che le aziende che li confezionano non l’hanno mai previsto”, denuncia Claudia Chiozzotto, “per questa ragione per mettere in piedi la prova abbiamo dovuto allestirla da soli”.

Non sorprende, quindi, lo stupore delle aziende nel leggere i dati sulla concentrazione di inquinanti esalati dai loro prodotti. “Probabilmente molte delle sostanze tossiche, come benzene, formaldeide e stirene sono rilasciate dalla plastica delle confezioni”, ipotizza la Chiozzotto. “Soprattutto i concentrati potrebbero avere qualità chimiche che intaccano la plastica dei contenitori. Il laboratorio, per esempio, ha testato l’aria tra il tappo e il liquido trovando molte delle sostanze indesiderate. Ciò dimostra che potrebbe esserci un rilascio dal flacone.

Altroconsumo ha già inviato una lettera al ministrodella Salute e a quellodelle Attività produttive chiedendo di ritirare dal commercio tutti i deodoranti casalinghi che rilasciano benzene e formaldeide, di sottoporre l’intera categoria di articoli a prove d’uso e di obbligare i produttori a segnalare in etichetta allergeni e irritanti.

DIFFUSORI GEL – PEGGIORI

MARCHIO

PRODOTTO

INQUINANTI

Air Wick

Decosphere Vanilla & Orchidèe

Benzene, irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Glade

Gel lavanda e violetta

Irritanti, allergeni, muschi artificiali, dietilftalato e sostanze sospette cancerogene

Ambi pur

Odyssey

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni, e sostanze sospette cancerogene

Compagnia delle indie

Profumi d’oriente

Fragranze new age

Irritanti, allergeni, eteri di glicole e sostanze sospette cancerogene

INTERVISTA AL TECNICO DI JOHNSON WAX ITALIA

“Test di sicurezza? Da noi mai fatti”

GLI INDUSTRIALI SORPRESI E PREOCCUPATI SI DICHIARANO PERÒ APERTI AL DIALOGO.

L’accusa di produrre deodoranti per interni pericolosi per la salute umana, e potenzialmente cancerogeni, alle aziende proprio non va giù. Di fronte ai dati sconcertanti del test europeo si mostrano sorprese e preoccupate. Attraverso la posizione unica di Assocasa, l’Associazione nazionale prodotti per la casa che le rappresenta in Italia, sollevano dubbi sulla modalità con cui sono state eseguite le misurazioni dei livelli di concentrazione dei composti organici volatili trovati nell’aria, ma poi si dichiarano disponibili ad aprire un dialogo con consumatori e istituzioni. Anche loro si chiedono da dove possono provenire gli inquinanti rilevati nelle esalazioni dei loro prodotti, pur confessando un grave difetto di negligenza: non aver mai eseguito prove d’uso per valutarne la sicurezza. “Prove di sicurezza simili a quelle fatte dalle associazioni dei consumatori, dai produttori non vengono mai eseguite”, conferma Massimiliano Branchini, responsabile tecnico della Johnson Wax Italia, proprietaria del marchio Glade. E aggiunge: “Di solito prima di mettere i deodoranti in commercio si realizzano controlli e verifiche solo sulle formule. Il prodotto in uso viene provato solo per verificarne la performance, l’efficacia, la durata. Per i diffusori elettrici i controlli sono sull’impianto del dispositivo elettrico”.

L’impatto sulla salute e sull’ambiente degli effluvi profumati, dunque, non rientra nelle preoccupazioni immediate delle aziende, ma perché avvelenare i deodoranti aggiungendo nelle formulazioni benzene e formaldeide, due sostanze la cui cancerogenicità è accertata? “La formaldeide è un conservante economico ed efficace, ma quasi più nessuno la usa”, assicura Branchini. “Si ricorre piuttosto ai suoi precursori, come si fa con i cosmetici, perché le concentrazioni di formaldeide che rilasciano sono molto più basse. Per quanto riguarda il benzene, invece, è bene ricordare che la sua immissione in commercio è vietata, dal momento che è classificato come Cmr2. La presenza di tracce, però, è tollerata nella materia prima fino alla soglia di una parte per milione (lppm). Nei deodoranti per interni e nelle candele profumate potrebbero essere trovate delle impurità perché i solventi e le paraffine utilizzate per produrli sono derivati del petrolio, che a sua volta naturalmente contiene benzene”.

In effetti, nei diffusori non può finire qualunque cosa. Seppur inadeguate per garantire la salute dei consumatori, infatti, esistono due direttive europee che regolamentano il settore: la 67/548/CE sulle sostanze pericolose, arrivata al suo diciannovesimo aggiornamento, e la 1999/45/CE sui preparati pericolosi. La normativa in vigore per i deodoranti casalinghi è molto meno rigorosa di quella che riguarda i cosmetici e in più soffre delle stesse anomalie. Una sostanza considerata un possibile disturbatore endocrino dannoso per il sistema riproduttivo, come il dietilftalato o dep, per esempio, può finire in un deodorante per la casa o in un profumo perché le norme italiane ne facilitano involontariamente l’uso. Tra le denaturazioni standard dell’alcol etilico a cui si può far ricorso per pagare meno tasse, se non si ha intenzione di produrre bevande alcoliche, la legge ne prevede per esempio una a base di dietilftalato.

DIFFUSORI ELETTRICI E CANDELE – PEGGIORI

MARCHIO

PRODOTTO

INQUINANTI

Air Wick

Mobil’ Air “vanilla &Orchidea”

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Glade

Circul’Air Orient night

Formaldeide, dietlftalato, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Ambi pur

Harmony (Vanilla &giglio)

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Auchan

Profumo marino

Formaldeide, eteri di glicole, allergeni e sostanze sospette cancerogene

Air Wick

Magic candle

“Spice &cinnamon”

Irritanti, allergeni e sostanze sospette cancerogene

ANCHE DA NOI: BASTONCINI D’INCENSO I PIU’ TOSSICI

Tra i prodotti destinati alla profumazione degli ambienti interni, i bastoncini d’incenso sono risultati i più tossici di tutti. L’associazione di consumatori francesi “Que choisir” ne ha testato due confezioni che non sono in commercio in Italia, ma che assomigliano molto a quelle che troviamo in vendita anche nel nostro paese sulle bancarelle o sugli scaffali di negozietti e supermercati. Il risultato è preoccupante. I fumi esalati dalle stecche che bruciano contengono altissime concentrazioni di inquinanti. Ushuaia fleur de vanille, per esempio, su un’emissione di 1.725 mg/m3 di dietilftalato e 69 mog/m3 di formaldeide.

Oltre a subire le conseguenze dovute all’aumento del tasso di anidride carbonica e di polveri fini presenti nell’aria, a causa della combustione del bastoncino, chi utilizza l’incenso in questa forma paga lo scotto di non avere informazioni né garanzie

http://www.profumo.it/aromaterapia/veleni_profumati.htm

Sole e vitamina D

Un bell’articolo del dr. Filippo Ongaro.

“Negli ultimi anni molti studi hanno evidenziato una relazione tra livelli elevati di vitamina D e minor rischio di numerose forme di tumore. Questo sembra essere vero anche per i tumori sensibili ai raggi ultravioletti come il melanoma. Sembra dunque che la vitamina D, prodotta proprio tramite l’esposizione al sole, abbia un effetto protettivo importante verso le patologie causate dall’esposizione ai raggi UV. Per questo motivo è bene ricordare che l’uso di creme solari blocca completamente la produzione di vitamina D. Qual è dunque la soluzione? Esporsi al sole per 15-20 minuti al giorno senza crema solare nelle prime ore del mattino e nelle ultime del pomeriggio. Nelle altre ore evitare l’esposizione diretta oppure usare una crema solare ad alta protezione. In questo modo si ottengono i benefici del sole, incluso quello di attivare la produzione di vitamina D, evitandone invece i rischi.

Con il termine vitamina D si intende un gruppo di sostanze tra cui le forme con azione biologica più importante sono la D2 (ergocalciferol) e D3 (colecalciferolo). Quest’ultima è prodotta dal nostro organismo a partire dal colesterolo attraverso l’esposizione alla luce solare. L’ergocalciferolo invece è di origine vegetale.

A cosa serve la vitamina D

La vitamina D è in realtà un ormone derivato dal colesterolo e si forma nel nostro organismo grazie all’esposizione alla luce solare. Si tratta di una sostanza liposolubile, ossia che si scioglie nei grassi ed agisce tramite un recettore detto VDR (vitamin D receptor) che si trova in tutte le cellule del corpo. La vitamina D esercita varie funzioni:

  1. Ottimizza l’assorbimento di calcio a livello intestinale
  2. Regola i livelli di calcio e di fosforo nel sangue e nelle ossa
  3. Stimola il corretto funzionamento del sistema immunitario
  4. Regola il ciclo cellulare e quindi ha un’azione antitumorale
  5. Favorisce l’assorbimento della vitamina A

In quali alimenti si trova

La vitamina D viene prodotto nel nostro organismo grazie all’esposizione alla luce solare ma si trova anche in alcuni alimenti, in particolare quelli di origine animale come latte, burro, carne, fegato, uova, tonno, salmone, sgombri. Tuttavia, attraverso l’alimentazione è improbabile raggiungere il livello ottimale di vitamina D, necessario per sfruttare tutte le sue proprietà protettive. Se non ci si espone sufficientemente alla luce solare, o se non è controindicato per ragioni mediche, sarà utile pensare di integrare la vitamina D con prodotti specifici. Per questo è utile eseguire un esame del sangue che permette di capire il livello di vitamina e quindi anche il dosaggio da assumere. Sono particolarmente a rischio di carenza le persone che non assumono alimenti di origine animale e che non si espongono a sufficienza al sole.

Sintomi di bassa vitamina D

La carenza di vitamina D rimane silente sul piano sintomatologico molto a lungo. Solo quando i bassi livelli hanno avuto un impatto negativo sulle ossa, emergono veri e propri problemi clinici. Tuttavia, anche carenze non così gravi compromettono il funzionamento ottimale dell’organismo. Per questo è molto utile valutare il valore ematico di 25-OH vitamina Dper capire, al di là della presenza o meno di sintomi, se esiste una carenza o se i livelli sono ottimali. Comprendere il livello di carenza è anche fondamentale per essere più precisi nel dosaggio da usare nel protocollo di integrazione. Sempre con gli esami del sanguesi può comprendere il rapporto tra vitamina D e calcio e analizzare i valori di altri fattori che regolano il metabolismo del calcio come il paratormone. Probabilmente per via dell’azione regolatoria che ha sul sistema immunitario, la carenza di vitamina D è stata messa in relazione a maggior rischio di sclerosi multipla, tiroidite autoimmune, ansia, depressione, dermatiti e colon irritabile. I sintomi comprendono stanchezza, dolori muscolari e articolari, in particolare alle ossa, con una maggiore incidenza di fratture da stress.

Benefici dell’assunzione di vitamina D

Le ricerche confermano che i benefici di avere un livello ottimale di vitamina D sono molteplici anche se sul piano sintomatologico spesso silenti. Per esempio, l’azione di regolazione del sistema immunitario può risultare in una migliore protezione da agenti infettivi ma anche in una più efficace barriera nei confronti delle malattie tumorali. L’azione sulle ossa si traduce in una riduzione del rischio di osteoporosi in età avanzata. In generale si può ritenere la vitamina D come una sostanza fondamentale per fare prevenzione nei confronti di una lunga serie di patologie.

La vitamina D favorisce la perdita di peso. Uno studio dell’Università di Cambridge ha dimostrato un legame tra somministrazione di calcio / vitamina D e soppressione dell’appetito. I partecipanti all’esperimento che assumevano vitamina D e calcio quotidianamente erano in grado di perdere più peso. Nelle persone sovrappeso che assumono vitamina D cala il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari.”