A chi interessa l’ambiente in Italia? 

Sostenibilità non pervenuta nel discorso di fine anno del premier Gentiloni. Il resto del Paese cosa ne pensa? Risponde l’Annuario Istat

[30 dicembre 2016]

luca aterini

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Luca Aterini 

Per me le parole chiave sono lavoro, sud e giovani». Sono le tre (indiscutibili) priorità scelte dal neo-presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per la conferenza stampa di fine anno tenutasi ieri alla Camera: per quanti non fossero ancora chiare è l’edizione 2016 dell’Annuario statistico italiano a ricordare che «sommando ai disoccupati le forze di lavoro potenziali, ammontano a 6,5 milioni le persone che vorrebbero lavorare», oltre il 10% di tutti gli italiani – dagli infanti ai vegliardi. Sono già 4,6 milioni gli italiani poveri, mentre in 17,5 milioni (il 28,7% dei residenti) rischiano di diventarlo. Molti di loro sono giovani e donne, moltissimi al sud.

L’approccio del premier è propositivo, ma scoraggia notare che a rimanere fuori dal podio disegnato dall’ex-ambientalista militante – che appena due settimane fa sempre alla Camera aveva individuato nella green economy «la frontiera su cui rilanciare la nostra economia» – proprio la parola “ambiente”, che pure incrocerebbe in modo determinante le altre tre (indiscutibili) priorità per il Paese. A rimarcare l’importanza oggettiva che l’economia verde riveste già oggi in Italia è oggi il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci: «Nel 2016, come emerge dal rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere, la green economy produce 249 mila nuovi posti di lavoro tra assunzioni programmate di green jobs e di figure con competenze green, pari al 44,5% della domanda di lavoratori non stagionali, quota che sale fino al 66% nel settore ricerca e sviluppo. Un numero che si aggiunge ai 3 milioni di green jobs italiani. Il cui contributo al prodotto lordo del Paese viene stimato per il 2015 a  190,5 miliardi di euro, pari al 13% del totale complessivo».

L’economia verde corre dunque da sola. Quella della sostenibilità è una priorità o no per il governo? Sarà la qualità delle politiche portate concretamente avanti nei prossimi mesi a rispondere per l’esecutivo. Ma dato che con la fine dell’anno arriva per tutti il momento dei bilanci, è utile osservare cosa ne pensa, oltre al premier, anche il resto degli italiani. Al proposito è ancora il nuovo Annuario statistico italiano dell’Istat a offrire un utile compendio.

L’Istituto nazionale di statistica distingue tra portata locale e globale. «Nel 2016, i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: l’inquinamento (38%), il traffico (37,9%) la difficoltà di parcheggio (37,2%)». Problematiche che effettivamente non vengono adeguatamente affrontate nel nostro Paese, come da ultimo testimonia il rapporto sulla mobilità urbana diffuso da Legambiente: basti pensare che in tutta Italia sono ad oggi presenti appena 235,9 km di metropolitana, meno di quelli presenti nella sola città di Madrid (291,5 km) per non parlare di Londra (464 km). Per quanto riguarda invece «i problemi ambientali globali», a preoccupare maggiormente la popolazione italiana sono (dati 2015) l’inquinamento dell’aria (48,2%), i cambiamenti climatici (44,2%) e la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (43,4%)».

Per comprendere meglio questi dati, l’Istat offre anche un confronto con le opinioni raccolte negli anni passati. Si scopre così che, dal 2012 a oggi negli italiani sono aumentate soprattutto le preoccupazioni legate ai problemi ambientali locali, mentre sono diminuite quelle per i problemi ambientali globali. Così, negli ultimi tre anni secondo l’Istat sono calati gli italiani preoccupati per i cambiamenti climatici come per la produzione e gestione dei rifiuti, per l’inquinamento dell’aria come per il dissesto idrogeologico o la rovina del paesaggio. Come se non bastasse, emergono anche preoccupanti incongruenze tra le opinioni raccolte: se il 43,4% degli italiani si dice preoccupato per la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, appena il 19,6% lo è anche per l’esaurimento delle risorse naturali – che sta a monte della produzione di qualsiasi rifiuto e il cui efficiente contrasto è alla base di qualsiasi sensata politica che voglia favorire lo sviluppo dell’economia circolare.

Gli italiani possono dunque dirsi complessivamente meno preoccupati rispetto al passato riguardo alle problematiche dell’ambiente globalmente inteso, anche se in realtà i problemi rimangono ben lungi dall’essere risolti. Basti pensare al cambiamento climatico: come ricorda l’Istat, il 2015 «è stato un anno ancora più caldo del 2014, che già aveva registrato valori di temperatura record rispetto agli ultimi cinquant’anni», e il 2016 è a sua volta avviato a battere il record.

Nel mentre (forse non a caso) le emissioni di gas serra in Italia sono tornate a crescere, e se gli interventi a contrasto portati avanti dalle istituzioni scarseggiano parte della responsabilità non può che ricadere anche sull’elettorato, ovvero tutti noi. Com’è possibile invertire la rotta? «La diffusione delle preoccupazioni ambientali – spiega l’Istat – è correlata alla maggiore o minore presenza fisica sul territorio delle determinanti del rischio ambientale, o quanto meno di quei fattori che vengono percepiti come pericolosi e dannosi per la salute da parte della popolazione ivi residente». Spiegare che il mondo è tutto attaccato, e che non è possibile perseguire la sostenibilità soltanto all’interno del proprio piccolissimo giardino, è una necessità che sottolinea il cruciale quanto trascurato ruolo della comunicazione ambientale in Italia. Richiamando al contempo a maggiore responsabilità proprio chi della comunicazione ha fatto la propria professione. Chissà che il 2017 non ce la mandi buona.

Paesi dove si muore di più per inquinamento

La NASA ha fornito una risposta a questa domanda e l’Italia di certo non gode di una buona reputazione. Come un cancro che si espande su un polmone sano, così l’inquinamento si sta allargando via via su tutto il globo. L’immagine in alto è stata elaborata con i dati raccolti dalla NASA e mostra le regioni geografiche ad alto tasso di mortalità correlato a cause ambientali.

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I luoghi più industrializzati sono i peggiori: l’urbanizzazione selvaggia della Cina orientale miete molte vittime all’anno, questo avviene anche in India e Indonesia.

L’Europa ha un andamento a zone e l’Italia non è certo messa bene dato che i punti che tappezzano lo stivale sono più scuri del tabacco: annualmente si superano 1.000 morti per chilometro quadrato. In opposizione alle località più inquinate, vi sono le zone dipinte d’azzurro, delle autentiche perle rare disseminate a Sud degli Stati Uniti e al centro del Sud America.

Questa rappresentazione geografica dei danni sulla salute umana causata dall’inquinamento ambientale sono il risultato del lavoro di Jason West, scienziato dell’Università del North Caroline che sta conducendo degli studi sulle patologie mortali innescate dai danni ambientali.

Secondo gli studi di Jason West, ogni anno, i danni ambientali mietono un numero incredibile di vittime. Solo considerando l’inquinamento da polveri sottili (PM 2.5), si stimano annualmente 2,1 milioni di morti. La mappa della NASA fa riferimento proprio a questi dati, in particolare a quelli dell’inquinamento da polveri sottili.

Freeopinionist. Com
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La vernice che disintossica…fotosintesi clorofilliana dalle pareti di casa nostra

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L’eco-pittura (italiana) che combatte l’inquinamento sfruttando l’energia della luce

Si chiama Airlite la tecnologia realizzata dall’Italiano Massimo Bernardoni che cancella lo smog a colpi di pennello: «Ha l’effetto di un bosco». La sua vernice green, finanziata a Shark Tank, è capace di catturare gli inquinanti sfruttando l’energia della luce.

Spazzare via lo smog con un colpo di pennello. È questa l’idea che arriva da Bolzano: una pittura completamente naturale che sfrutta l’energia della luce per “assorbire” lo smog presente nell’aria. Frutto degli studi realizzati nei laboratori della startup Advanced Materials dal bolognese Massimo Bernardoni, promette di eliminare lo smog prodotto da milioni di auto. Vediamo come.

Airlite è proprio questo: una vernice che scompone gli agenti inquinanti facendoli diventare molecole di sale.

«L’idea è nata circa 14 anni fa», racconta Bernardoni. «É costata di fatto sette anni di lavoro intenso e di brevetti. Lungo periodo che mi ha visto impegnato insieme ad Antonio Cianci, a cui devo il merito di aver trasformato il sogno Airlite in business tangibile. Oggi è distribuita in tutto il mondo».

“Elimina batteri, virus e cattivi odori, semplicemente entrando in contatto con una fonte luminosa.”

Potente come la luce, facile come una pittura

É questo uno dei claim scelto per il lancio del prodotto. D‘altra parte, come detto, «Airlite utilizza l’energia della luce per produrre una ionizzazione dell’aria vicino alla superficie», spiega Cianci, Kauffman Fellow e co-fondatore della società. In pratica, il processo è simile alla fotosintesi clorofilliana: grazie alla luce infatti, la vernice libera le molecole ossidanti che attaccano gli agenti inquinanti trasformandoli in sali minerali, innocui e facilmente neutralizzabili.

Airlite è una pittura completamente naturale, priva di derivati dal petrolio e dunque non dannosa per la salute. Ma c’è di più. Questa tecnologia consente anche il totale abbattimento di muffe e batteri, spazzando via qualsiasi agente patogeno. Ecco perché «si applica anche all’interno di uffici e abitazioni – come ricorda ancora Cianci – dove permette di ridurre l’inquinamento allo stesso modo». Una sorta di depuratore naturale attivato dalla luce, per combattere sporco e odori – di cibo o di sigarette – rendendo gli ambienti più igienici e confortevoli.

Una pittura anti smog per la nostra salute

Guardando ai freddi numeri, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ricorda come più del 15% delle malattie croniche siano causate dalla cattiva qualità dell’aria. Ogni anno si contano oltre 400.000 morti premature nei paesi dell’Unione Europea per colpa dell‘inquinamento (Dati Agenzia Europea dell’ambiente).

Nel suo ultimo rapporto sull’inquinamento nelle città italiane (“Mal’aria di città”), Legambiente fotografa una situazione sempre più cronica, con ben 48 città italiane nel 2015 con livelli di Pm10 ampiamente (e costantemente) oltre la norma.

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Secondo Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, per uscire dalla morsa dell’inquinamento c‘è bisogno di interventi strutturali, «normative stringenti e vincolanti a livello europeo, mettere al centro le aree urbane e la mobilità sostenibile, abbandonando una volta per tutte le fonti fossili».

Airlite può dare il suo contributo. Secondo i test realizzati, questa eco-pittura è in grado di abbattere fino all’ 88,8% degli inquinanti presenti nell’aria. Se stesa su un palazzo di 7 piani (circa 1000mq), in sole dodici ore potrebbe eliminare lo smog prodotto da 92 autovetture con motore a benzina e di 72 autovetture a gasolio con motore euro 6.

Ripulire l’aria della provincia di Milano

In pratica, basterebbe dotare di questa tecnologia soltanto il 20% degli edifici dell’intera Provincia di Milano, per riuscire a eliminare ogni giorno i gas di scarico di tutte le vetture presenti in quell’area (ben 1,8 milioni di veicoli). Oltre a ridurre l’inquinamento in modo diretto poi, Airlite permette di ridurre il consumo di energia elettrica fino al 30% e l’emissione di CO2, in quanto riflette la componente calda della luce solare mantenendo freschi gli ambienti.

Sono proprio queste qualità che gli hanno consentito di vincere, lo scorso maggio, il programma televisivo Shark Tank. E di chiudere un’importante operazione di fund raising internazionale, raccogliendo in tutto oltre 2 milioni di euro. Ed ora il team di Airlite è pronto a lanciare una nuova sfida all’inquinamento: il progetto Bosco ImmobileObiettivo: trasformare i palazzi delle città in depuratori d’aria naturali grazie all’utilizzo di questa innovativa tecnologia. Si parte da Milano col sostegno di Retake Milano e Associazione Vivaio.

arlite.com, startupitalia.eu (antonio carnevale)

MD7

Nuova normativa italiana sul commercio equo e solidale.

Con la nuova legge sul comercio equo e solidale si aprono nuovi spazi.

Da: Fabio News.

Commercio equo e solidale, la Camera approvaCon 282 voti favorevoli e 4 contrari la Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, il cui iter era iniziato nel maggio del 2014.
Si tratta di un provvedimento importante che definisce in un corpo di diciassette articoli il fair trade e ne disciplina la presenza nell’ordinamento nazionale.
Per il ministro Franceschini sono tre gli aspetti principali della legge: “Il primo, è la definizione precisa di ciò che è commercio equo e solidale, con l’accento sul ruolo delle organizzazioni che lo promuovono. Il secondo aspetto è la tutela: nei confronti del movimento, nel contrasto agli abusi, nel rispetto del consumatore. Il terzo aspetto è la promozione: la legge mette infatti a disposizione risorse ingenti, fino un milione di euro per il primo anno, per sostenere a tutti i livelli il fair trade”.
(Fonte: Corriere.it)
                                                    Ch. Ange.

AgilMENTElavoro

In Italia si muovono i primi passi verso il lavoro in remoto ed il lavoro agile.  Ma ci sono settori, come il pubblico impiego,  che dovranno fare le corse per mettersi in pari con quanto previsto dalla “riforma Madia” che all’art. 14 si occupa di Conciliazione e Promozione della genitorialità attraverso  una nuova modalità di lavoro,  Telelavoro e Smartworking. E se alcuni enti locali come,  ad esempio,  il Comune di Torino e la Provincia autonoma di Trento si sono già dotati di questi strumenti,  in altri ambienti come il Ministero della Pubblica Istruzione non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando (così mi è stato risposto da un Provveditorato.. ). Uno dei miei obiettivi sarà parlargliene…  E magari arrivare a progettare un nuovo modo di lavorare in remoto proprio per i tanto bistrattati e dimenticati dipendenti delle scuole.  Il personale ATA,  in particolare gli amministrativi e i tecnici,  svolgono già mansioni perfettamente adattabili al telelavoro.  Il mio sogno,  legato al mondo del lavoro, è di popolare l’istruzione italiana di lavoratori agili e che diano il buon esempio.  Potremmo finalnente abbandonare il nostro ruolo di cenerentole ministeriali e fare la differenza!  In tal senso poi sta anche partendo il Piano Nazionale di Digitalizzazione della Scuola che ha portato a credere di poter fare a meno già quest’anno di più di 2000 unità di assistenti su tutto il territorio nazionale,  tanto sarà tutto digitale nelle segreterie scolastiche…  Ok.  Allora siamo pronti! Ci avrete digitali ma anche agili!  Quindi non si risparmierà solo sugli stipendi dei precari,  e non si punterà solo allo sfruttamento dei pochi rimasti in ruolo,  chiediamo di averne dei vantaggi anche come cittadini e genitori 😘(attuali e futuri) oltre che come lavoratori.  Conciliazione,  Smartworking e Ambiente sono tre grandi alleati, tre
ingredienti da dosare sapientemente per “sfornare” un vero cambiamento in questo Paese.

https://telelavoratricefelice.wordpress.com/2016/03/14/2016-remote-working-conference/

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Grazie a Laura Ribotta per il contributo di telelavoratricefelice.