Dentifricio in polvere…

Molto spesso chi soffre di malattie considerate “ambientali”, ad esempio la Sensibilità Chimica Multipla, non può usare dentifrici di provenienza chimica di sintesi, cioè quelli che largamente  si trovano in commercio. Spesso si è costretti, ingegnandosi, a trovare valide alternative  home made.

Per fortuna in questi ultimi anni, alcuni produttori hanno posto l’attenzione, forse anche per moda, al “naturale” o alla “sostenibilità”, creando linee di prodotti in netto contrasto con il passato ma anche in contrasto con ciò che la pubblicità propina per omogeneizzare il pensiero comune.

Fra tante bufale, e ne ho viste tante, qualcosa di buono si trova..

Ieri passeggiando con Angela per un mercatino domenicale a Torino, abbiamo scoperto un dentifricio in polvere. Scoperto… perché è composto unicamente dalla silice e dall’elemento officinale. A differenza di molti altri prodotti (anche in polvere) dove di naturale vi è solo il nome. Spesso capita che leggi gli ingredienti e scopri che sono più i derivati dai petrolati che quelli dalla natura.

 

Per conoscenza su cos’é la silice: “ svolge un compito importante nella formazione delle strutture dei tessuti; è utile quindi in caso di problemi cutanei, ai capelli e alle unghie.La silice è una sostanza rinforzante del tessuto connettivo e delle ossa. Inoltre, mantiene la pelle tonica ed è un elemento indispensabile per la formazione di unghie e capelli”

La mia compagna, Angela, ha la Sensibilità Chimica Multipla da circa 3 anni, pertanto su alcune cose racconto a ragion veduta…….E non posto sicuramente scritti per pubblicizzare case produttrici o linee di prodotti, ma unicamente per informare chi ne è malato che esistono alternative valide. 

Angela ha provato questo dentifricio in polvere e si è trovata benissimo, non ha avuto reazioni…

Dimenticavo…non è un dentifricio unicamente per chi è malato!!!! Tutti possiamo usarlo…io lo uso.

MD7

Rooibos-tè rosso africano…

Il rooibos, noto anche con il nome di redbush o tè rosso africano, è un infuso ricavato dalle foglie dell’omonima pianta, appartenente alla famiglia delle leguminose. Il termine rooibos significa “arbusto rosso” e deriva dall’afrikans, una delle lingue ufficiali del Sudafrica. Questa specie vegetale cresce soltanto nella regione del Cederberg. I primi a preparare la bevanda e godere dei suoi benefici sono stati i nativi del luogo.

Le prime importazioni del rooibos in Europa avvennero grazie all’intervento di un colono sudafricano di origine russa che diede inizio alla sua produzione su larga scala. Da quel momento in poi il rooibos iniziò a diffondersi in tutta l’Africa e nel resto del mondo. È tuttora considerata come la bevanda nazionale del Sudafrica.

Ma cosa rende il tè rosso africano così speciale? Il rooibos è in apparenza molto simile ad un tè qualsiasi. La bevanda si ottiene mettendo in infusione in acqua bollente le foglie di rooibos, che sono state precedentemente essiccate e triturate. La preparazione tradizionale prevede la raccolta di foglie e ramoscelli, che vengono sminuzzati con pestelli di legno, e la loro successiva fermentazione. Dall’infusione si ottiene un liquido dal colore rosso ambrato e dal sapore naturalmente dolce. Per gustare a pieno il rooibos bisognerebbe berlo senza zucchero.

A differenza del tè nero e del tè verde, il rooibos è naturalmente privo di caffeina. Inoltre il suo contenuto di tannini è molto basso e ciò permette alla bevanda di mantenere il proprio sapore dolce anche se non la consumate immediatamente o se la dimenticate in infusione. Il rooibos si caratterizza per la presenza di sostanze naturali importanti per l’organismo, come vitamina Cmagnesio, fosforo, ferro, zinco e calcio.

Studi scientifici condotti dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione hanno comprovato che il contenuto di sostanze antiossidanti del rooibos è pari a quello del tè nero e del tè verde. Ad un’ora dall’ingestione del rooibos si ha nel nostro organismo una crescita significativa delle sostanze atte ad agire contro la formazione dei radicali liberi. Ciò rende il rooibos un elisir di lunga vita completamente naturale, adatto anche a chi è sensibile agli effetti collaterali della caffeina.

Sono state inoltre recentemente scoperte le sue proprietà antivirali, che aiutano il sistema immunitario ad agire rapidamente per combattere le infezioni. Ciò lo rende adatto anche ai bambini, che possono beneficiare dell’assunzione della bevanda in caso di nausea e disturbi allo stomaco e all’intestino per via delle sue proprietà antispasmodiche e digestive. Il suo contenuto di calcioassicura la corretta formazione di denti ed ossa nei più piccoli. Lo zinco agisce invece rafforzando unghie e capelli.

Il rooibos non contiene acido ossalico, può essere quindi consumato anche da chi soffre di calcoli. Sono stati dimostrati i suoi effetti positivi contro l’ipertensione ed il suo contenuto calorico è pari a zero, qualità che lo rende adatto a anche a chi si trova a seguire un regime alimentare controllato. Il rooibos può essere bevuto freddo. In estate costituirà quindi un’ottima bevanda dissetante.

In commercio è possibile trovare rooibos puro o aromatizzato, sfuso o in bustine. Se lo acquistate sfuso, vi basterà mettere in infusione un cucchiaino di foglie per ogni tazza che desiderate preparare. Potete realizzare un rooibos aromatizzato fai-da-teaggiungendo al vostro infuso un pezzetto di cannella o delle scorze di agrumi. Ora che ne conoscete la storia e tutte le molteplici proprietà, non vi resta che assaggiarlo.

https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/5748-rooibos-te-rosso

MD7

Sensibilità chimica…

​https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1848441075373120&id=1686973604853202
Un documentario che affronta il tema della sensibilità chimica ed elettromagnetica. Il film segue la storia di tre gruppi di vittime. La prima, Susie, è una donna che ha lasciato San Francisco per l’Arizona dove vive da sola con il suo cane, Blackie. La seconda serie comprende Sam, Nathan e la madre, Karen, che passano il loro tempo in una piccola casa di cemento nelle zone rurali Arizona, sono tutti sensibili e cercano di diventare indipendenti dall’assistenza che gli viene offerta dalla madre di Karen, una donna anziana. La vittima finale è Joe, la cui sensibilità sta diventando un peso insopportabile per la sua famiglia e, anche per questo motivo si trasferirà in una speciale comunità di sicurezza per sensibili Texas. 

Dopo il nostro documentario tutto italiano “Sensibile” di Alessandro Quadretti, prodotto da Officinemedia, che presto verrà proiettato nelle sale italiane, un altro coraggioso regista affronta questa tematica ancora così poco esplorata. 

Alessandro, come Drew Xanthopoulos con il suo “The Sensitives”, si avventurano in un ambito difficile da rappresentare cinematograficamente e ci fanno dono della potenza dell’immagine per descrivere il dolore e l’isolamento nel quale si dibatte un numero sempre più crescente di persone.

MD7

Elisir per i neuroni…

 ….Una corsa nel parco aiuta a ragionare meglio. La ginnastica con i pesi serve invece ad allenare la memoria. Ma il primo premio, fra le forme di esercizio fisico che fanno bene al cervello dopo i 50 anni, va al tai chi. Coordinamento, precisione dei movimenti e relativa semplicità rendono questa disciplina vicina alle arti marziali un elisir di lunga vita per i neuroni. Se è vero infatti che ogni sport fa bene a ogni età, un gruppo di ricercatori dell’università di Canberra ha cercato di stilare una guida con le varie discipline e i relativi benefici per gli over 50: un’età critica, scrivono i medici australiani “per ridurre il rischio di demenza o altre malattie neurodegenerative”…

http://www.repubblica.it/salute/2017/04/26/news/corsa_e_tai_chi_elisir_per_gli_over_50_lunga_vita_a_neuroni_e_memoria-163904668/
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Pirodiserbo….alternativa ai diserbanti chimici

Sono moltissime le piante infestanti che riescono ad adattarsi all’ambiente urbano, non solo nei parchi e nelle aiuole, ma anche sui marciapiedi, sugli asfalti stradali, ai bordi degli edifici, e in prossimità degli scoli di drenaggio. Studi recenti hanno censito in Italia 1.600 specie diverse, accomunate dalla capacità di crescere in ambienti poco ospitali. In centro ed in periferia le associazioni vegetali possono ostacolare la viabilità, la pulizia delle strade e la fruibilità dei cartelli stradali, occludere griglie e tombini e impedire la regimazione delle acque. Inoltre alcune infestanti cittadine sono capaci di scatenare fenomeni allergici. Combatterle non è facile, la legislazione che regola i trattamenti fitosanitari in area urbana è molto severa, per garantire la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente. 

L’impiego di mezzi fisici basati sull’uso di elevate temperature può costituire un’alternativa interessante. Se ne è parlato a San Piero a Grado (Pisa) lo scorso 9 febbraio, in una giornata di studio dal titolo ‘Contrasto con mezzi non-chimici alle piante infestanti in ambito urbano‘ (on line gli atti), organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-ambientali ‘Enrico Avanzi’ dell’Università di Pisa e dall’Arsia, in collaborazione con l’Associazione Direttori e Tecnici Pubblici Giardini.

L’argomento è stato oggetto di sette interessanti relazioni, tenute da docenti della Facoltà di Agraria e della Scuola Superiore Sant’Anna e da funzionari pubblici. Il convegno ha visto la partecipazione di oltre 80 tecnici, ricercatori, funzionari della pubblica amministrazione, rappresentanti del mondo imprenditoriale e studenti, interessati a diverso titolo alla gestione del verde pubblico.

 

Macchine per il pirodiserbo

La maggior parte degli interventi è stata dedicata al controllo fisico delle infestanti, in particolare alle macchine per il pirodiserbo progettate dalla Sezione Meccanica Agraria e Meccanizzazione Agricola del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell’Agroecosistema di Pisa. Il pirodiserbo non è una novità assoluta: i primi sistemi furono messi a punto in America nell’800, per contrastare il giacinto d’acqua, che al tempo sembrava insensibile a tutti i trattamenti. Solo il calore riuscì a indebolire il rizoma, permettendo il controllo di questa specie vigorosa.

Il sistema è fondamentalmente basato sull’utilizzo di particolari bruciatori alimentati a GPL. Durante il trattamento le aree investite dalla fiamma libera, prodotta dai bruciatori stessi, raggiungono temperature elevatissime, dai 1000 ai 2000 °C, per un tempo variabile da 0,1 a 0,7 secondi. In queste condizioni i tessuti vegetali subiscono un vero e proprio ‘shock termico’, consistente in una istantanea lessatura, anche se i risultati appaiono evidenti e ‘visibili’ qualche tempo dopo (in media 5-10 giorni). I consumi di GPL e l’impiego di manodopera sono proporzionali alla copertura e soprattutto alla biomassa delle specie spontanee presenti.

Il gruppo di lavoro coordinato dal professor Peruzzi ha messo a punto macchine operatrici di diverse dimensioni e capacità di lavoro: dalle attrezzature spalleggiate alle macchine semoventi(con operatore al seguito o a bordo) e portate, comunque adattate ai nostri ambienti. Il sistema ha una struttura modulare ad ampia flessibilità, ad esempio è possibile applicarlo anche ad un piccolo motocarro, tipo ‘Ape – Piaggio’. Al metodo è stato assegnato il premio Toscana ecoefficiente 2007-2008, per la capacità di coniugare sviluppo, innovazione e rispetto dell’ambiente. La sperimentazione, iniziata nel 2004, è stata portata avanti su differenti tipologie di pavimentazione e substrati in zone urbane e periurbane di Pisa e Livorno. Il pirodiserbo è stato confrontato con le tradizionali strategie di lotta: diserbo chimico, asportazione manuale e sfalcio.

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http://agronotizie.imagelinenetwork.com/articolo.cfm?idArt=7127

MD7